Dino Valle

Ci si accapiglia sull’omotransfobia, intanto il Paese va a rotoli

Non è più soltanto una proposta di legge contro l’omotransfobia ma una norma che punta a reprimere tutti gli atti di violenza e di discriminazione legati al sesso e al genere. Mentre il Paese, e soprattutto la sua economia, si leccano le ferite dovendo fare i conti con le conseguenze della “novantena” imposta dal Governo per circoscrivere e debellare il coronavirus, i nostri rappresentanti in Parlamento tornano ad accapigliarsi, Per l’approvazione, poi, di una legge quanto meno inutile, che anzi rischia di diventare dannosa per gli stessi, presunti beneficiari. Una legge che non serve a proteggere da violenze e discriminazioni le persone omosessuali e transessuali. Perché questa legge esiste già. È invece una legge che mira a impedire ogni dissenso sull’ideologia gender: potrà diventare reato sostenere che i bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma oppure definire matrimonio solo quello tra un uomo e una donna. Diventerà rischioso persino argomentare contro l’utero in affitto. Insomma, una legge che introduce il reato d’opinione, perché citare il Vangelo e il Catechismo potrà facilmente essere giudicato come atto d’odio e di discriminazione.

Ieri è approdato alla Camera, in commissione Giustizia, il testo base contro l’omotransfobia e la misoginia, che ha come relatore il deputato del Pd Alessandro Zan, a sua volta vittima recentemente di minacce omofobe. Una legge travagliata, il cui iter è cominciato circa nove mesi fa, a ottobre 2019, e che rappresenta una sintesi fra ben cinque testi presentati dai diversi partiti, fra cui anche Forza Italia. Amplia l’attuale “legge Mancino”, che già oggi punisce i reati di “odio” per ragioni razziali, etniche, religiose o legate alla nazionalità, anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Ora chi discriminerà persone gay e trans rischierà fino a quattro anni. “E’ un testo molto avanzato – afferma soddisfatto Zan – che interviene su un tema in cui l’Italia è molto indietro. Sarà una dura battaglia che avrà forti resistenze da parte di associazioni e movimenti integralisti. Ma è una legge di civiltà e questa volta, dopo cinque tentativi andati a vuoto, dobbiamo farcela Speriamo di approvarla prima della pausa estiva, tenendo conto che in Parlamento ci sono grossi provvedimenti economici da esaminare”.

Che cosa prevede la legge

Il testo depositato ieri alla Camera da Zan si riallaccia alla legge Mancino che contrasta i reati di razzismo e prevede il carcere da uno ai quattro anni per chi istiga alla violenza omofobica intervenendo sull’articolo 604 bis del codice penale. Questo punisce con “la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” nonché con “la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. Il testo di Zan aggiunge in entrambi i casi che la punibilità interviene anche negli identici atti “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”. Inoltre il testo base estende alle condotte motivate dalle medesime ragioni l’aggravante speciale prevista dall’articolo 604-ter del codice penale e finora riguardante i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso.

C’è poi una parte non repressiva ma che mira a diffondere una cultura della tolleranza. In particolare viene istituita una data italiana, il giorno 17 maggio, quale “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”. Inoltre il Dipartimento per le Pari opportunità “elabora con cadenza triennale una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere”. Ancora viene “istituito un programma per la realizzazione in tutto il territorio nazionale di centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere. I centri garantiscono adeguata assistenza legale, sanitaria, psicologica, di mediazione sociale e ove necessario adeguate condizioni di alloggio e di vitto alle vittime”.

La maggioranza ovviamente la difende

La maggioranza si stringe compatta in difesa della legge, in elaborazione da nove mesi e che finalmente ha trovato la sintesi in un testo unico, frutto di un compromesso fra cinque proposte di legge, di cui una firmata anche da Forza Italia. Alle accuse del centrodestra risponde su Facebook il deputato Pd Matteo Orfini: “È una legge che stabilisce un principio semplice e sacrosanto: discriminare e aggredire qualcuno solo per chi sceglie di amare è una cosa orribile e grave. E va punita duramente. Chi si oppone vuole solo impedire una norma di civiltà”. Sulla stessa linea anche il dem Maurizio Martina: “Dopo un’attesa durata 25 anni è venuto il tempo che anche l’Italia faccia questo passo”. Entusiasmo anche dal M5s, che rivendica il contributo determinante del Movimento al testo Zan: “Ce l’abbiamo fatta, 7 su 9 degli articoli vengono dal testo che come M5S presentammo nel 2019” afferma la senatrice Alessandra Maiorino, vice presidente vicaria cinquestelle al Senato.

Un passo avanti sebbene migliorabile

Soddisfatte anche le associazioni Lgbti+ che definiscono la legge “un passo avanti, sebbene migliorabile”, come afferma Fabrizio Marrazzo portavoce del Gay center, che sottolinea la necessità di aumentare il budget messo a disposizione per centri antiviolenza e case rifugio. “E’ del tutto assente nel testo anche il tema importantissimo delle teorie riparative, cioè dei percorsi a cui vengono sottoposte persone lgbti+, spesso minori, per correggere un orientamento o un genere ritenuto non conforme alle attese” sottolinea invece Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.

Una legge fortemente necessaria

Su Io Donna, il femminile del Corriere della Sera, la giornalista Valeria Rigoli sostiene che si tratta di una legge che “è fortemente necessaria se, secondo un rapporto pubblicato dell’Agenzia europea dei diritti fondamentali (Fra), l’Italia è fra i primi paesi con indice di discriminazione più alto, mentre si segnala l’assenza di una legge contro l’odio e la discriminazione, presente, fra l’altro, in tutti quasi tutti i paesi Ue. Il razzismo omofobico esiste ed è giusto combatterlo, per il relatore della legge Alessandro Zan del Pd e l’approvazione della legge, al di là delle sanzioni penali, può contribuire a creare una cultura diversa verso il mondo Lgbtq. Totalmente infondati, quindi i timori di chi parla di legge “liberticida”.

Le femministe sono critiche

Francesca Izzo, tra le fondatrici del movimento femminista “Se non ora quando”, afferma: “Abbiamo scritto una lettera ai firmatari delle varie proposte di legge, ora riunite in un testo unico, chiedendo loro una riflessione sulla terminologia utilizzata, che suscita ambiguità”. Qual è il termine sotto accusa? “È il gender, ovvero l’espressione ‘identità di genere’ che è una questione molto controversa. Le donne in tutto il loro processo di liberazione e di uscita da una condizione di oppressione sociale hanno messo in discussione il genere che veniva loro assegnato e che le poneva in condizione di subalternità. Con questa espressione si sostituisce l’identità basata sul sesso con un’identità basata sul genere dichiarato. Come scriviamo nella lettera, attraverso ‘l’identità di genere’ la realtà dei corpi – in particolare quella dei corpi femminili – viene dissolta. Il sesso non si cancella”.

Esistono già leggi che difendono la dignità umana

Contraria la Cei (Conferenza Episcopale Italiana): “Le discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale – costituiscono una violazione della dignità umana, che – in quanto tale – deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking… sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini”. Ma i vescovi ritengono che al riguardo, “un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio”.

Un progetto di legge violento e totalitario

Secondo Giacomo Rocchi, articolista de La Nuova Bussola Quotidiana; “Se il progetto di legge fosse approvato ogni tipo di differenza di trattamento diventerebbe reato: dalla scelta degli insegnanti della scuola cattolica agli educatori in parrocchia; perfino il divieto di ammissione ai seminari di persone con tendenze omosessuali sarebbe punito con il carcere. La vaghezza dei concetti apre la possibilità a denunce continue e di ogni tipo, ed è questo il progetto: un’aggressione continua basata sulla discriminazione e sui cosiddetti discorsi d’odio. Sono in pericolo i fondamenti della democrazia che conosciamo”.

Ddl anche peggio di quello che ci si poteva aspettare

Anche l’associazione Family Day leva gli scudi contro la proposta di legge: “Il testo definitivo del liberticida ddl Zan è anche peggio di quello che ci si poteva aspettare. Istituisce, ma non definisce, il reato di omotransfobia, lasciando alla magistratura amplissimi margini di interpretazione che rischiano di colpire la libera espressione del pensiero”. L’associazione lancia una manifestazione di piazza l’11 luglio, per un sabato di protesta in più di 100 città italiane. E riceve il sostegno dei leader della destra, a cominciare da Matteo Salvini che definisce “pericolosa” la legge Zan: “L’Italia è un Paese che non discrimina. Se viene picchiato o discriminato un omosessuale o un eterosessuale la via è la galera, non c’è differenza” sostiene il leader della Lega. E, provocatoriamente, chiede una legge “contro l’eterofobia”.

Fonte: la Repubblica

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