Dino Valle

In Senato il Governo scricchiola sempre più

Un numero sempre più basso di senatori vota la fiducia, tra cambi di gruppo e assenze strategiche, con un nuovo scostamento di bilancio all’orizzonte.

Due parametri in particolare possono aiutare a testare lo stato di salute di una maggioranza parlamentare: i cambi di gruppo e i voti di fiducia. Negli ultimi mesi, ma ancor più nelle ultime settimane, le banderuole son tornate a girare e, soprattutto, la fiducia è diventata un elemento irrinunciabile per l’approvazione delle leggi.

Fatti che stanno rendendo la situazione in Senato, già da tempo sotto osservazione, ancora più preoccupante. L’equilibrio su cui si regge la maggioranza è sempre più instabile. I bassi numeri con cui vengono approvate le leggi ne sono una prova, dando all’opposizione la possibilità di essere padrona delle sorti del Governo. Da monitorare quindi le votazioni in cui è necessaria la maggioranza assoluta (per esempio lo scostamento di bilancio), ultimamente raggiunta di rado.

Tra voti di fiducia e cambi di gruppo

Da inizio anno i voltagabbana in Parlamento sono stati 26, portando il totale da inizio legislatura a quota 116. Dopo i 3 cambi di gruppo ad aprile, i 4 di maggio, a giugno ci sono stati altri 3 “salti della quaglia” tutti al femminile. In Senato Alessandra Riccardi ed Elena Testor sono passate, rispettivamente dal Movimento 5 stelle e da Forza Italia, al gruppo della Lega, mentre alla Camera Alessandra Ermellino dal Movimento 5 stelle è passata al Gruppo Misto.

Ben 26 cambi di casacca al mese da inizio anno

I cambi di gruppo del nuovo anno stanno soprattutto riguardando il Movimento 5 Stelle. Il partito infatti sta subendo una costante emorragia di deputati e senatori. Elemento che rende i numeri della maggioranza al Senato ancora più risicati. Motivo per cui, per l’approvazione finale dei provvedimenti principali, il Governo, soprattutto a Palazzo Madama, sta facendo un forte affidamento sui voti di fiducia. Così al Senato, dove tutti i provvedimenti anti-Covid19 sono stati approvati con la fiducia. Da febbraio il Governo ha posto 13 volte la fiducia sui provvedimenti in discussione, di cui 8 volte solo a Palazzo Madama.

Al Senato emerge la debolezza del Governo

Analizzando i voti di fiducia proprio al Senato emergono tutte le debolezze dell’attuale maggioranza di governo. Da quando è stato dichiarato lo stato d’emergenza (31 gennaio) si è fatto ricorso ben 8 volte al voto di fiducia a Palazzo Madama. Considerando i 6 senatori a vita, l’attuale maggioranza assoluta è di 161 voti. Soglia che nelle 8 votazioni il Governo non ha mai raggiunto. In attesa che venga votato il decreto Rilancio, il provvedimento più corposo discusso in Parlamento è stato senza dubbio il Cura Italia. Il testo, che prevede uno scostamento di bilancio da oltre 20 miliardi di euro, ha ottenuto la fiducia con soli 142 senatori favorevoli. Anche il decreto Scuola, tra i più controversi, ha ottenuto un numero molto basso di consensi: 148 sì.

Maggioranza sempre più assottigliata e frammentata

Non è una novità che il Governo approvi i provvedimenti con un numero basso di voti favorevoli. Una dinamica che aveva caratterizzato anche la scorsa legislatura, dove soprattutto il governo Gentiloni (Pd-Ncd) aveva un margine sulla soglia di maggioranza molto esiguo. 154 senatori, è la consistenza dei gruppi parlamentari al governo (M5s, Pd, Iv, Leu e Maie). A questi poi bisogna aggiungere sostegni più o meno stabili: dai rappresentanti delle autonomie ai senatori a vita.

Il fatto che però avvenga in maniera così sistematica e ricorrente deve iniziare a destare preoccupazione. Questo soprattutto perché i numeri della maggioranza sono costantemente in calo. Il giorno dell’insediamento il governo Conte II ottenne 169 voti favorevoli, risultato mai più raggiunto. In sole 3 altre occasioni l’esecutivo ha poi ottenuto la fiducia con più di 161 voti: decreto Crisi aziendali (168 voti, 23 ottobre 2019), legge di Bilancio 2020 (166 voti, 12 dicembre 2019) e decreto Fiscale (166 voti favorevoli, 17 dicembre 2019). Successivamente la soglia non è più stata più superata.

Oltre ai numeri della maggioranza che si stanno assottigliando, c’è un altro elemento da considerare: la frammentazione della compagine. All’insediamento i gruppi a sostegno del governo erano 3: Movimento 5 stelle, Partito democratico e Liberi e uguali. Quest’ultimo come componente del gruppo Misto. A questi schieramenti poi si dovevano aggiungere alcuni membri di Per le autonomie, ed alcuni dei senatori a vita.

I 5 stelle espulsi continueranno a sostenere il governo?

Ora, oltre ai vari parlamentari che sono passati all’opposizione, la maggioranza deve affrontare una frammentazione delle forze a sostegno. Da una scissione interna al Partito democratico è nata Italia Viva, che può contare anche su dei membri del governo. In aggiunta molti parlamentari eletti con i 5Stelle sono stati espulsi dal Movimento, e fanno ora parte del Misto. La maggior parte continua a sostenere il governo, ma ufficialmente possono essere considerati dei “battitori liberi”. Risultato? Una frammentazione della maggioranza in più gruppi, rende le sorti dell’esecutivo più incerte.

Alcuni dei parlamentari che il Movimento 5 stelle ha perso per strada

Da non sottovalutare anche il fatto che 12 senatori sono anche membri del Governo (3 ministri e 9 tra sottosegretari e vice ministri). Un doppio incarico permesso dal nostro assetto costituzionale, ma che chiaramente non permetterà a tutti i senatori in questione di partecipare assiduamente ai lavori dell’aula. Questo potenzialmente abbassa ulteriormente i numeri della maggioranza.

Le assenze strategiche che possono mettere in crisi

Il voto di fiducia sul decreto Elezioni 2020 è stato particolarmente travagliato. Svoltosi in prima battuta il 18 giugno, dopo successivi controlli è emerso che mancava il numero legale. Il Senato è stato così convocato anche il giorno successivo, per una nuova votazione. L’evento ha naturalmente lasciato il segno sul dibattito nell’aula, e ha dimostrato la fragilità del governo a Palazzo Madama. Con numeri così bassi, l’opposizione può infatti decidere di alzare o abbassare la soglia del numero legale. Assenze strategiche che quindi possono mettere il governo in difficoltà sui provvedimenti più spinosi. Questo soprattutto per quei provvedimenti che necessitano della maggioranza assoluta.

Il Dl Crescita diventa legge, il Governo incassa la fiducia al Senato

Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. (art. 81 regolamento del Senato. È il caso per esempio dello scostamento di bilancio, circostanza in cui il ricorso all’indebitamento necessità di un sostegno parlamentare ampio (art. 81 regolamento di Palazzo Madama). Situazione che si è già venuta a ripetere 2 volte dall’inizio della pandemia, prima per la discussione del Cura Italia, e poi per il decreto Rilancio.

Nuovo scostamento di bilancio, come andrà il voto?

Come annunciato dal ministro dell’economia Roberto Gualtieri alla commissione Bilancio della Camera, il governo farà un ulteriore ricorso all’indebitamento con un decreto legge verso la metà di luglio. Visto quanto già successo sul decreto Elezioni 2020, e gli ultimi cambi di gruppo, il voto al Senato sullo scostamento di bilancio sarà certamente non privo di rischi per la maggioranza: potrebbe infatti rappresentare una nuova occasione per l’opposizione di mettere in forte difficoltà il Governo.

Fonte: Openpolis

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