Pandemia: ne usciremo migliori? Anche no!

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Io non sono convinto che in questi mesi gli italiani abbiano dimostrato “responsabilità”, “disciplina”, “senso civico”. Si sono invece fatti prendere dal panico, si sono lasciati convincere da un’informazione (soprattutto televisiva) sensazionalista, parziale, ispirata al ‘pensiero unico” del male assoluto. E hanno dovuto sopportarne le conseguenze: isolamento patologico, egoismo esasperato, isteria singola ma più frequentemente collettiva, fino ad arrivare a vere e proprie forme di depressione ed esaurimento nervoso, soprattutto fra gli anziani. Da chi ne constata quotidianamente i danni, un sentito “grazie” ai “catastrofisti”, endemici o indotti che siano.

“Ne usciremo migliori” sosteneva a suo tempo il premier Giuseppe Conte. Ma anche no. Ne usciremo solo meno liberi e più spaventati, più poveri e meno tolleranti, insomma più arrabbiati. Steve Jobs: “Stay foolish, stay angry” (siate affamati, siate folli): caro Steve Jobs, ti abbiamo preso in parola!

Ecco un articolo, a firma Claudio Romiti su L’Opinione del 10 giugno scorso, che ritengo piuttosto calzante.

Il terrorismo dei numeri inventati

https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=YsK50NQ7OCs
Giorgio Palù, Direttore del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova

Voglio essere molto sintetico in questo mio sfogo di cittadino indignato. Non bastava la balla spaziale propalata dal Governo, sulla scorta di una stima lunare del Comitato tecnico-scientifico, delle 151mila terapie intensive impegnate ai primi di giugno. Ora arriva il calcolo dei morti presunti da Covid-19 senza il nostro ridicolo e autodistruttivo lockdown all’amatriciana: 600mila. Avete letto bene.

Il viceministro della Salute, il grillino Pierpaolo Sileri, ha citato un recente studio secondo cui se avessimo permesso al virus di circolare liberamente, così come ha fatto ad esempio la Svezia, un italiano su cento avrebbe perso la vita, sebbene la stessa Svezia registri una mortalità per milione di abitanti più bassa della nostra; 433 contro 555 dell’Italia.

Attualmente, a titolo di cronaca, anziché gli oltre 100mila decessi che il surreale studio di Sileri stimerebbe per il Paese scandinavo in rapporto alla popolazione, nella stessa Svezia si registrano ad oggi 4.717 morti.

Ebbene, io mi domando, il popolo italiano, che continua a bersi la favoletta di un virus bloccato da una assurda carcerazione in casa, quando le riaperture di maggio hanno ampiamente dimostrato sul campo che non c’è stato alcuna paventata recrudescenza, quando inizierà a svegliarsi dal sonno della ragione in cui lo ha fatto precipitare il folle bombardamento terroristico e terrorizzante che ancora sta subendo passivamente?

Quando ci si accorgerà che in Italia si muore di molte altre patologie, colpevolmente ancora trascurate, oltre al Covid-19, il quale alcuni studi italiani ed esteri sembrano dimostrare che stia rapidamente evolvendo verso una forma assolutamente benigna?

Infine, quando usciremo da questa incredibile fase di una emergenza sanitaria che tale non è più, ma che viene artatamente tenuta in vita da una insana convergenza di interessi, politici, professionali ed economici, che ha creato un consorzio della paura che ci sta letteralmente trascinando a fondo?

Dopo questa drammatica esperienza non vorrei essere costretto a dare ragione al mio grande e compianto amico Giulio Savelli, il quale spesso mi ripeteva che siamo nati nel Paese sbagliato.

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