Un uomo troppo probo alla mercé di gente senza scrupoli

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L’ 8 luglio 1949 muore ad Alcamo (TP), ucciso da Cosa Nostra, Leonardo Renda (43 anni), contadino, segretario della DC e assessore comunale.

Fra i tanti episodi di violenza verificatasi nel secondo dopoguerra, l’omicidio di Leonardo Renda fu quello che destò più scalpore tra gli alcamesi del tempo, per modalità di esecuzione e per la stima di cui godeva fra la gente.

Leonardo Renda era un contadino colto rispetto alla media e con doti politiche innate; era nato nel 1902 e dopo aver compiuto sei anni di scuola elementare – un record per quei tempi – aveva trascorso le sue giornate tra lavoro nei campi e attivismo politico. Renda era stato anche un uomo fortunato: data la profonda amicizia con Bernardo Mattarella, conosciuto in età giovanile quando quest’ultimo si era trasferito da Castellammare del Golfo ad Alcamo per motivi di studio, era riuscito a stabilire dei forti legami con i maggiori esponenti locali della Democrazia Cristiana.

Per inciso, Bernardo Mattarella è stato un politico italiano, più volte Ministro della Repubblica. Ha avuto quattro figli dalla moglie Maria Buccellato, tra cui Piersanti, presidente della Regione Siciliana assassinato da Cosa nostra il 6 gennaio 1980, e Sergio, dodicesimo Presidente della Repubblica Italiana.

Renda poté esprimere le sue qualità e le sue doti anche politiche nei dieci anni di presidenza dell’Azione Cattolica alcamese e, dopo la caduta di Mussolini e del fascismo, tramite le sue cariche di segretario DC e di assessore comunale. Purtroppo per Renda, all’epoca i legami tra mafia e DC non erano ancora molto chiari e saldi e la sera dell’8 luglio 1949 fu ucciso in circostanze ancora oggi misteriose.

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Dopo una dura giornata di lavoro nei campi, quattro uomini identificatisi come carabinieri pregarono Renda di seguirli in una caserma vicina per alcune comunicazioni che lo riguardavano. Purtroppo, questi uomini non erano affatto carabinieri, ma “picciotti” mafiosi e, verso le undici di sera, si udirono dei colpi di mitragliatrice.

Il cadavere di Renda fu rinvenuto l’indomani da una pattuglia, questa volta composta da veri carabinieri, del nucleo mobile di Partinico. L’uomo era stato ucciso senza alcuna pietà: cinque pugnalate, una sassata alla nuca e svariati colpi di mitra avevano ucciso una delle personalità di spicco di Alcamo. Sul corpo senza vita di Renda gli assassini avevano posto la carta d’identità in bella vista.

Leonardo Renda era un contadino colto rispetto alla media e con doti politiche innate: dopo aver compiuto sei anni di scuola elementare, un record per quei tempi, aveva trascorso le sue giornate tra lavoro nei campi e attivismo politico. Giunto ad Alcamo per motivi di studio, era riuscito a stabilire dei forti legami  con i maggiori esponenti locali della Democrazia Cristiana.

Probabilmente pagò con la sua vita le prime connessioni tra mafia e  politica del tempo. Il giorno del funerale si vide una partecipazione enorme della popolazione alcamese e ci fu una seduta straordinaria del consiglio comunale.

All’epoca fu ritenuto dagli investigatori che la causa dell’omicidio fosse stata una vendetta da parte di vicini proprietari terrieri. Questi sarebbero stati desiderosi di estendere i propri possedimenti annettendo il terreno di Renda, di cui però il politico alcamese era soltanto un modesto affittuario e non il proprietario.

Chiaramente la magistratura proscioglierà presto tutti gli imputati, data l’assurdità del movente ipotizzato, ad eccezione di Giuseppe Cucinella (l’esecutore materiale dell’omicidio). Purtroppo non si indagò mai sui legami, all’epoca nascenti, tra DC e mafia o sulle relazioni politiche tra banditismo e politica. Infatti lo storico siciliano Giuseppe Casarrubea avanzò l’ipotesi nei suoi scritti che Renda pagò con la sua vita la mancanza del rispetto di accordi politico-economici presi da altri a sua insaputa. Come dire: un uomo troppo probo alla mercè di gente senza scrupoli.

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I resti di Leonardo Renda riposano nel cimitero di Alcamo.

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