Pedopornografia, raddoppiano profitti e minori schiavizzati

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Un numero inquantificabile di fotografie e video di bambini abusati. Malgrado tutto, la pedopornografia online continua a prosperare indisturbata, con profitti in costante crescita. Il “Report Meter 2019” è il bilancio di un crimine mondiale che dovrebbe essere letto, approfondito, assimilato, compreso e non sottaciuto. Perché dietro i numeri del Rapporto ci sono milioni di minori schiavizzati, torturati e resi oggetti erotici e sessuali.

Il Rapporto è stato presentato da don Fortunato Di Noto, fondatore dell’Associazione “Meter”, da più di 30 anni in prima fila nella lotta contro la pedofilia e nella tutela dell’infanzia in Italia e nel mondo.

Don Fortunato Di Noto

Don Fortunato, quali sono i numeri del Report Metter che riguarda l’anno 2019?

Le cifre del Rapporto sono da anni impietose: quasi 7 milioni e 100 mila le foto segnalate, il doppio dell’anno scorso, i video 992.300, in aumento le chat: 323 contro 234 del 2018.

Ma voi lavorate da anni allora avete un quadro molto più lungo del fenomeno…

Abbiamo voluto riassumere i dati del periodo 2002-2019 grazie al nostro OS.MO.CO.P. (Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia, ufficio altamente specializzato nella ricerca dati su Internet e nell’elaborazione dei flussi di traffico per il contrasto della pedofilia e pedopornografia): in 17 anni abbiamo inviato 61.525 protocolli, con 174.731 link segnalati. Il quadro dell’orrore si è fatto ancora più preciso dal 2014: grazie alla nostra piattaforma per il monitoraggio della Rete abbiamo potuto potenziare la ricerca. Questo si è tradotto in 16 milioni (!) foto denunciate, 3.469.196 video denunciati, 12.610 mega archivi e 1.022 chat pedofile denunciate.

Ma c’è anche il problema del deep web che voi segnalate…

Il Deep web è la faccia oscura della Rete. In 7 anni, dal 2012 a oggi, le segnalazioni sono state 47.421. Si tratta di una cifra impressionante e in aumento perché, molto semplicemente, permette una libertà di movimento che la Rete – diciamo così – “pubblica” non offre. È una giungla nella quale si opera e agisce nella massima libertà al punto che anche per le forze dell’Ordine non è facile intervenire e operare. E spesso si opera tardivamente rispetto alle tecnologie usate dai cyber-pedofili. Un esempio? Un link a tempo: la collezione di foto o video con gli abusi si trova su un determinato indirizzo e sarà attivo solo 24 ore. Ci preme dire che il Deep web è lo spazio libero in cui le associazioni a delinquere di tutto il mondo espandono i loro loschi affari. Il fenomeno si è spostato in modo esponenziale in questa free zone incontrollabile che rende difficile l’intervento immediato delle polizie di tutto il mondo.

Dove sono collocati i siti pornografici?

La classifica dei domini (le “targhe” dei siti internet) è la seguente: al primo posto l’isola di Haiti con 640 link (dominio .ht); al secondo posto la Francia, con 484 link (dominio .fr); al terzo posto, con 410 link, la Nuova Zelanda (dominio .nz). Si comprende che il fenomeno è su scala mondiale, nessun continente risulta immune, 30 sono le nazioni coinvolte. Molto spesso dai link analizzati risulta che l’estensione – seppur appartenente geograficamente ad una nazione – contiene servizi forniti da server allocati in altre parti del mondo (di solito in America o in Europa). I grafici della geolocalizzazione dei server evidenziano che l’Europa e l’America sono la culla della maggior parte delle aziende che gestiscono i server che permettono il funzionamento di molti siti o piattaforme in cui si divulga materiale pedopornografico. Il problema è che un utente che risiede in un continente può̀ registrare un dominio appartenente geograficamente ad uno Stato collocato in un altro continente. Risulta evidente la complessità̀ del mondo del web e la totale libertà di azione degli utenti, che su Internet non hanno nessun vincolo geografico.

In che modo i pedofili usano la Rete?

Per i pedofili i siti pedopornografici rappresentano un modo virtuale per soddisfare i propri desideri, anche quelli rimasti sopiti. Ma internet rappresenta anche un’occasione di adescamento dei minori nelle chat rooms: permette loro, senza esporsi, di attuare forme “soft” di molestia di tipo verbale o primi approcci per favorire un incontro reale con il bambino. I pericoli che la rete riserva ai più piccoli, accanto naturalmente alle meravigliose opportunità di crescita e di scoperta del mondo che li circonda, necessitano di un’attenzione particolare da parte dei genitori. È necessario che questi ultimi stiano vicini ai loro figli, che li guidino nel loro percorso all’interno della rete e che imparino a parlare il loro linguaggio, per comprendere meglio i loro interessi e il loro mondo.

Da tanti anni voi come Associazione Meter segnalate il grande e vergognoso business della pedoporgografia ma non si vedono le reazioni da parte del mondo politico…

Il lavoro di monitoraggio del fenomeno della pedofilia online rimane sempre argomento sottovalutato anche dalle forze politiche che non hanno interesse a mettere in agenda ed in prima linea questa importante lotta alla criminalità pedofila. Tutto ciò che non si riesce a fare è sicuramente a discapito delle piccole vittime. Aspettiamo che quanti hanno responsabilità̀ di vigilanza e di giustizia si attivino affinché́ non rimanga il silenzio su ciò̀ che accade giornalmente sul web (e non solo). E la stessa sensibilità ci aspettiamo dai comuni cittadini, perché i bambini sono il futuro di tutti.

Chi è colpevole del diffondersi della pedofilia?

Io grido da più di 30 anni contro chi giustifica la pedofilia. In certi ambienti “culturali” la pedofilia, l’abuso sessuale, la pedopornografia non è reato. Purtroppo, i movimenti pro-pedofilia sono molto influenti, pervasivi e numerosi. Sono loro che vogliono far passare come norma i rapporti con i minori con il consenso del minore.

Chi ancora?

Nel caso della pedopornografia, i giganti della rete.  Il problema è che gli abusatori di bambini agiscono su scala globale e soprattutto attraverso Internet. Purtroppo, rimangono impuniti perché mai individuati. E questa è la responsabilità dei giganti del web, che si appellano alla tutela della privacy dei loro clienti. La loro mancata collaborazione alimenta tali nefandezze e crimini.

E i media?

Denunciando i giganti del Web non bisogna scordarsi del ruolo ipocrita e fazioso dei media che da un lato si occupano della pedofilia soltanto quando riguarda il clero (basta citare il caso vergognoso del cardinale Pell) e ignorano tale fenomeno fuori dall’ambiente ecclesiale. Come se il problema non riguardasse milioni di piccoli esseri umani, feriti, annientati dopo uno stupro, ridotti al silenzio e anche uccisi. Del resto, come possono i neonati abusati parlare o denunciare? Eppure, ci sono foto e video a testimoniare questa barbarie.

Fonte ACI Stampa

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