Il grande ritorno del complotto sull’educazione gender a scuola

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A volte ricicciano. E ogni estate c’è sempre qualche boccalone che finisce preso all’amo.

Come se non fossero passati sei anni da quando Stefania Giannini è stata nominata ministra dell’Istruzione, su Whatsapp e su Facebook torna a circolare il messaggio sull’educazione gender a scuola che andava di moda nel 2015.

Il messaggio inoltrato, salvo qualche leggera modifica, è sempre lo stesso ormai da quasi cinque anni e l’italiano con cui è scritto fa pensare che l’estensore e gli inoltranti dovrebbero in effetti tornare almeno a fare un ripasso alle elementari: “In Senato è passato il DDL sulla scuola con obbligatoria l’educazione gender. Manca ancora però il passaggio alla camera. Passa parola. Manda mail alla ministra Giannini: “Sono contraria al DDL sulla scuola in quanto contiene l’educazione gender obbligatoria e ne chiedo il ritiro immediato”.

educazione gender scuola

Com’è stato ripetutamente e ovunque spiegato, e come ha ribadito la ministra dell’Istruzione, all’epoca, all’interno della riforma della scuola, non esisteva alcun riferimento alla cosiddetta educazione gender. Semmai il DDL ha recepito una parte di quanto contenuto nel DDL Fedeli riguardo la lotta alle discriminazioni.

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Repetita iuvant. Speriamo!

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