Omofobia, via alla gogna: offese al don, ma La Chiesa tace

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È stato definito sui social “pericoloso“, “delirante“, “schifoso“. Poi è stato preso di mira dai siti gay e segnalato al suo vescovo di Palermo come “mentitore spudorato“. Infine è stato messo alla gogna sui giornali per la sua omelia contro il ddl Zan in cui ha denunciato i gruppi omosessualisti. Ma nessuno dei cosiddetti difensori dei diritti, né tantomeno la Chiesa in questo caso nella persona del primate di Sicilia Corrado Lorefice, ha difeso don Calogero D’Ugo dagli attacchi, questi sì d’odio. Ecco un assaggio della legge bavaglio che si prepara in Parlamento: chi non si allinea sarà messo alla berlina, in attesa che scatti la galera.

Alla faccia della clausola salva idee: la legge sull’omofobia sta lentamente mietendo le sue vittime anche senza essere approvata. Il carcere ancora non c’è, ma la gogna è già garantita. E se riguarda un prete c’è più gusto a prenderlo di mira. Don Calogero D’Ugo, per tutti don Lillo, è un vulcanico e preparato sacerdote della diocesi di Palermo. Domenica ha pronunciato una vibrata omelia commentando il Vangelo della zizzania nel campo. “Zizzania sociale” che alimenta anche il ddl Zan-Scalfarotto sul quale “il demonio sta lavorando molto” ha esordito nel passaggio don Lillo per poi denunciare la legge bavaglio secondo la quale io se “esprimo un parere contrario ai gruppi omosessualisti potrei andare in galera”.

Don Lillo ha denunciato il pesante clima di intimidazione che in tanti si trovano a vivere per il solo fatto di contestare le “politiche Lgbt friendly” e ha concluso che «anche questa predica» potrebbe essere passibile di denuncia.

E l’omelia non poteva passare inosservata. Appena pubblicata sul profilo Facebook della parrocchia, si sono scatenati i gruppi Lgbt che hanno segnalato il sacerdote, come Gayburg che accusa don Calogero di usare l’omelia per un comizio a sostegno dei crimini d’odio.

A Gayburg è seguita la segnalazione direttamente all’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice dell’omelia di don Calogero da parte della Federazione Giovani Socialisti di Palermo – Libertà Obbligatoria, che ha accusato il sacerdote di “aver spudoratamente mentito all’uditorio distorcendo ideologicamente e propagandisticamente la realtà dei fatti e dei contenuti del disegno di legge”.

Dai social la notizia è rimbalzata sulla stampa e da lì è stato tutto un profluvio di condivisioni “democratiche”: “Perfetto stile cazzaro“, “questa gente è pericolosa“, “uno schifo“, “un prete delirante“, i commenti più teneri.

Subito dopo è la volta dei Giovani democratici di Palermo: “Assistere a veri e propri comizi di uomini di chiesa che si pongono dalla parte dell’oppressore piuttosto che dell’oppresso, fa rabbrividire“.

Insomma, in poche ore per don Lillo il clima si è fatto infuocato. La situazione dunque è questa: appena si parla della legge Zan in termini critici e mettendo l’accento sul rischio di perdita di libertà, ecco che il sistema mediatico è già pronto a diffondere con il solito stile canzonatorio tutte le volte che si parla del demonio. La notizia circola, i commenti si sprecano e il nome del malcapitato è sulla bocca di tutti, esposto al rischio dell’accusa di omofobia. Nessuno – politici, giornali, influencer, a parte tante persone comuni – si è precipitato a difenderlo dalle manifestazioni d’odio di cui è bersaglio e a difendere la sua sacrosanta libertà di denunciare quello che secondo Dottrina è il male. 

Non sarà una clausola salva-idee a preservare sacerdoti, giornalisti, insegnanti e genitori cattolici dalle accuse che pioveranno e stanno già piovendo su chi manifesta contro questa legge liberticida. Le parole dell’attivista Lgbt Massimo Battaglio sulle veglie e le preghiere come quella di Lizzano suonano come una minaccia dichiarata: “Fateli pure i vostri Rosari blasfemi: saranno gli ultimi“.

Don Calogero l’ha capito e non ha avuto paura di esporsi, ma la gogna alla quale saranno esposti in tanti d’ora in avanti è ormai sotto gli occhi di tutti. Che cosa diranno i vescovi quando, come già in questa occasione, vedranno i loro sacerdoti esposti al pubblico ludibrio per le parole di verità pronunciate?

Ci saremmo aspettati una reazione del vescovo di Palermo in sua difesa, ma finora l’alto prelato tace. Vogliamo sperare per non soffiare sul fuoco, alimentando ulteriori polemiche. Ma il silenzio “ponziopilatesco” che ha fin qui distinto le guide della Chiesa nelle prevaricazioni pandemiche dello Stato, fa un rumore assordante, creando smarrimento se non proprio sconcerto tra i fedeli.

Don Corrado Lorefice, arcivescovo metropolita di Palermo e primate di Sicilia

L’unico a prendere la parola è ancora lui, don Lillo. E lo fa con una lettera aperta fedele al suo stile, dal tono chiaro e senza giri di parole: “Carissimi, come già sapete l’omelia di domenica sera ha avuto una larga risonanza che non immaginavo. Moltissimi si sono sentiti edificati e hanno espresso compiacimento. Gruppi, Associazioni, famiglie e singoli si sono espressi in positivo. Perfino mons. Bonivento, un vescovo italiano che è missionario in India! Ma accanto a questi, alcuni mi hanno attaccato con gravi offese degni di querela. Io ho attaccato una cosa: la legge. Questi la mia persona e l’intero Paese. È la prova dell’odio che alcuni nutrono contro chi la pensa diversamente e parla con chiarezza. Immaginate cosa farebbe con la legge di cui parliamo! Perdoniamo di cuore. Io sono abbastanza sereno e se questo è il prezzo per svegliare qualche coscienza, sono pronto a pagarlo. State sereni anche voi! Preghiamo per tutti e per tutto. Fate girare questo messaggio. Vi abbraccio. Don Lillo”.

Don Calogero D’Ugo, parroco Parrocchia del Santissimo Crocifisso di Belmonte Mezzagno

Avercene degli uomini di Chiesa così!

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

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