Stragi di mafia, ergastolo per Graviano e Filippone

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“…Pronto centrale? Volevamo segnalarvi che una macchina, sull’autostrada, ci sta seguendo. Proviamo a richiamarvi più tardi”. La voce che avverte i colleghi di quell’auto sospetta alle costole della pattuglia è quella di Vincenzo Garofalo, 31 anni, un appuntato dei carabinieri di Scicli, in provincia di Ragusa, in servizio a Reggio Calabria. Con lui in macchina c’era il collega Antonino Fava, 36 anni di Taurianova (Reggio Calabria). Era il 18 gennaio del 1994, alla centrale non arrivarono più notizie, i due militari furono crivellati di colpi e lasciati cadaveri a sulla Salerno – Reggio Calabria, nei pressi dello svincolo per Scilla. Quel duplice omicidio è avvenuto nell’ambito delle stragi di mafia commesse nei primi anni ’90 e che poi portarono alle trattative con lo Stato.

Gli appuntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo

A distanza di 26 anni dall’omicidio dei due carabinieri, la Corte d’Assise di Reggio Calabria ha condannato all’ergastolo il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e il mammasantissima di MelicuccoRocco Filippone, individuati come i mandanti di tre attentati calabresi avvenuti tra il 1993 e il 1994.

Per anni si era pensato che la ‘ndrangheta non avesse mai avuto a che fare con quella stagione di sangue e terrore. Ventisei anni dopo si arriva ad una nuova verità e la Corte d’Assise afferma che “Cosa nostra” ha avuto il sostegno delle ‘ndrine. “…Attorno alle stragi – ha detto il pm nel corso della sua requisitoria – ruotano le grandi componenti mafiose, ad un livello riservato e segreto. Fatti emersi nel processo con svariati collaboratori che hanno parlato di questo livello a cui spettavano le decisioni straordinarie come quelle assunte nel momento in cui si decise di portare avanti la strategia stragista e che passava da tutta una serie di interessi convergenti legati al crollo di una stagione politica specifica…”

La radiomobile crivellata di colpi.

Fondamentale, per la condanna di Graviano e Filippone, è stata la testimonianza del collaboratore di giustizia Consolato Villani che nel corso del processo sulla trattativa Stato-mafia, ha confermato di aver partecipato alle spedizioni messe in atto per uccidere i carabinieri. La sentenza della Corte d’Assise aggiunge un altro pezzo ad un puzzle, quello della trattativa, ancora tutto da costruire.

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