ACCADDE OGGI / Si uccide a 17 anni la testimone di giustizia Rita Atria

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Rita Atria è stata una testimone di giustizia italiana. Si uccise a 17 anni il 26 luglio 1992, una settimana dopo la strage di via D’Amelio, perché, proprio per la fiducia che riponeva nel magistrato italiano Paolo Borsellino si era decisa a collaborare con gli inquirenti.

Nata a Partanna il 4 settembre 1974, è figlia di Vito Atria (1939-1985) e di Giovanna Canova (1939-2012). Nel 1985, all’età di undici anni, Rita Atria perde il padre, pastore affiliato a Cosa nostra, ucciso in un agguato. Alla morte del padre Rita si lega ancora di più al fratello Nicola ed alla cognata diciottenne Piera Aiello, che si era sposata nove giorni prima dell’omicidio del suocero. Da Nicola, anch’egli mafioso, Rita raccoglie le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna. Nel giugno 1991 Nicola Atria viene ucciso e sua moglie Piera Aiello, che era presente all’omicidio del marito, denuncia i due assassini e collabora con la polizia.

Rita Atria, a soli 17 anni, nel novembre 1991, decide di seguire le orme della cognata, cercando nella magistratura giustizia per quegli omicidi. Il primo a raccogliere le sue rivelazioni è il giudice Paolo Borsellino (all’epoca procuratore di Marsala), al quale si lega come ad un padre. Le deposizioni di Rita e di Piera, unitamente ad altre testimonianze, permettono di arrestare numerosi mafiosi di Partanna, Sciacca e Marsala e di avviare un’indagine sull’onorevole democristiano Vincenzino Culicchia, per trent’anni sindaco di Partanna.

Una settimana dopo la strage di via D’Amelio, in cui perde la vita il giudice Borsellino, Rita Atria si uccide a Roma, dove vive in segreto, lanciandosi dal settimo piano di un palazzo di viale Amelia, 23. Sua sorella Anna se ne andrà in seguito a vivere a Roma.

Rita Atria per molti rappresenta un’eroina, per la sua capacità di rinunciare a tutto, finanche agli affetti della madre (che la ripudiò e che dopo la sua morte distrusse la lapide a martellate), per inseguire un ideale di giustizia attraverso un percorso di crescita interiore che la porterà dal desiderio di vendetta al desiderio di una vera giustizia. Rita (così come Piera Aiello) non era una pentita di mafia: non aveva infatti mai commesso alcun reato di cui pentirsi. Correttamente ci si riferisce a lei come testimone di giustizia, figura questa che è stata legislativamente riconosciuta con la legge 45 del 13 febbraio 2001.

A lei è intitolato il capannone confiscato di Calendasco, in provincia di Piacenza, inaugurato il 12 maggio 2018 con la presenza di Don Luigi CIotti.

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