Roma, il ristoratore che mette alla porta i politici

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Valerio Laino, 30 anni, calabrese di nascita ma romano di adozione, dal 2008 è lo chef e il titolare del rinomato ristorante “Il Peperoncino d’oro” in via del Boschetto 36/A, nel cuore del rione Monti. Come molti suoi colleghi, titolari di esercizi commerciali, è “in trincea dall’inizio del lockdown per difendere la mia, la nostra categoria di autonomi, partite Iva, ristoratori e liberi professionisti – si sfoga -, letteralmente abbandonati come se nulla fosse, messi in ginocchio e costretti a continuare ad affrontare spese insostenibili da mesi, con incassi ridotti dell 80%”.

Valerio Laino, chef e titolare del ristorante “Il Peperoncino d’oro”

L’unico plauso che va a mio parere al governo è quello di averci aiutato ad indebitarci con l’accesso al credito grazie alla garanzia dello Stato, salvo poi imporci la chiusura. Così facendo, è stato deciso il nostro fallimento, ormai quasi consolidato – tuona Laino – In questi giorni si parla della proroga dello stato di emergenza, situazione a mio avviso drammatica, ancor più per noi ristoratori. Così facendo verrà agevolato il lavoro in smart working da casa e la mancata presenza di lavoratori pubblici, che ormai da anni sostengono la nostra categoria tra pause pranzo e cene di lavoro, metterà sempre di più in ginocchio il centro della capitale”.

Nonostante il suo locale sia proprio in pieno centro, a due passi dal Quirinale e da numerosi altri palazzi del potere romano, dopo il lockdown era stato tentato di non riaprire affatto e di tornarsene in Calabria: “Pago 4 mila euro al mese solo di affitto ma le spese effettive ammontano a 10 mila. Sopravvivo a fatica“. Ad aggravare la situazione del ristoratore le ridotte dimensioni del locale: appena 25 metri quadri: “Garantire la distanza di sicurezza di almeno un metro tra un tavolo e l’altro e il passaggio dei camerieri in uno spazio piccolo come il mio significa lavorare con sei coperti al giorno anziché 20, con tre tavoli al posto di 10”, spiega Laino.

Invece alla fine ha deciso di rimanere, di tenere turo, anche per sfida. E da ieri sulla porta del suo ristorante campeggia un cartello a dir poco eloquente: “In questo locale non è gradita la presenza di politici!!!”. “E’ uno sfogo che mi porterà ad una ulteriore perdita del 30% dei miei clienti, ma ho voluto esprimere tutto il mio disprezzo, la mia rabbia, la mia delusione nei confronti della classe politica“. Uno sfogo che ha un’origine ben precisa: “Ho visto una marea di applausi per il nostro presidente Conte, ma allo stesso tempo anche le lacrime del proprietario di una nota attività storica in centro, padre di famiglia, disperato perché ormai esposto per migliaia di euro e senza aver potuto accedere a nessun sussidio né aiuto da parte del governo – conclude amaramente – Penso che ciliegina sulla torta sia stato il mancato rinvio delle tasse da luglio a settembre. Per noi ristoratori del centro di Roma le speranze di salvarci sono sempre di meno. Ahimè il grande patto d’Europa, viste le condizioni e l’erogazione posticipata dei soldi, di sicuro, per noi partite Iva, altro non sarà che l’ennesima beffa”.

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