Dal flop delle museruole a quello delle sedie a rotelle: chi è Domenico Arcuri?

Tempo stimato di lettura: 6 minuti

Chi era costui?

Cominciamo dal fondo, dal lato B, quello più nobile. Di origine calabrese, dopo aver frequentato la scuola militare Nunziatella a Napoli, Arcuri si laurea nel 1986 alla Luiss in Economia. Inizia a lavorare all’IRI, dove ricopre ruoli gestionali in varie società appartenenti al gruppo operanti nei settori dell’informatica, delle telecomunicazioni e della radiotelevisione. In seguito passa a lavorare alla Arthur Andersen dove guida il settore “Telco, Media e Technology”. Nel 2004 viene nominato amministratore delegato della Deloitte Consulting. Nel 2007 viene nominato amministratore delegato di Invitalia, occupandosi della reindustrializzazione di aree industriali dismesse in crisi economica, tra cui la bonifica dell’area di Bagnoli e di Termini Imerese. Di recente aveva stretto buoni rapporti con il Movimento 5 Stelle, cosa che gli aveva garantito la riconferma ad Invitalia. Ma Arcuri era e resta un amico del ministro del Tesoro e del suo mentore politico, Massimo D’Alema. Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, Invitalia si è occupata di approvvigionamenti di apparecchiature e materiale sanitario. Il 16 marzo 2020, dopo l’annuncio di qualche giorno prima, viene nominato dal premier Giuseppe Conte Commissario per il potenziamento delle infrastrutture ospedaliere necessarie a far fronte all’emergenza Coronavirus, operando in coordinamento con Angelo Borrelli e con il Dipartimento della protezione civile e avvalendosi di Invitalia. Il 16 luglio, secondo una norma contenuta nel decreto Semplificazioni è stato nominato Commissario anche per la ripartenza scuole in sicurezza. Arcuri dovrà occuparsi della fornitura di gel, mascherine e “ogni necessario bene strumentale, compresi gli arredi scolastici, utile a garantire l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020-2021, nonché a contenere e contrastare l’eventuale emergenza nelle istituzioni scolastiche statali”.

Una nomina che mette tutti d’accordo

Matteo Salvini

Il primo a impallinare la decisione era stato Matteo Salvini: “Ha fallito sulle mascherine e per premio il governo lo manda a occuparsi delle scuole dei nostri figli: ma basta!”. Non è stato l’unico. Da +Europa è arrivato un commento al vetriolo: “L’uomo dei grandi flop, dalle mascherine a 50 centesimi ai ventilatori consegnati a fine emergenza, che tutti i giorni in conferenza stampa parlava e straparlava ben oltre il suo incarico (“ho dovuto decidere dove regalare la vita e dove far rischiare la morte”). Un degno compagno di banco della ministra Azzolina e un ottimo esempio per i nostri studenti, che così vedranno come non si deve fare. Premiamo il demerito!”. Anche l’eurodeputato Carlo Calenda non si è fatto sfuggire l’occasione: “Dream team: Azzolina e Arcuri. Secondo me è un’idea di Casalino. Prova tipo Grande Fratello per la Scuola italiana. Vediamo se sopravvive anche a questo”. Il senatore di Fratelli d’Italia Antonio Iannone non è da meno e definisce la nomina “un pessimo segnale”: “Se la performance di Arcuri sarà simile a quella delle mascherine – dichiara il capogruppo in Commissione Istruzione – il risultato sarà di aggiungere nuova incertezza all’anno scolastico. Un brutto segnale per la scuola italiana massacrata da questo governo”.

Mission: Impossible

E così, tanto per non smentirsi, o peggio deludere i suoi detrattori, Domenico Arcuri, il Super Commissario alla qualunque il cui compenso rimane un segreto di Stato, ha combinato un nuovo disastro. Dopo aver garantito nel pieno dell’emergenza che le mascherine fossero introvabili ma a prezzo di Stato. Dopo aver ordinato cinque milioni di tamponi dimenticandosi di ordinare anche i reagenti. Dopo aver garantito il clamoroso flop della mitica app Immuni, che il 90% degli italiani si rifiuta di scaricare.

Dopo questi travolgenti successi – da lui stesso commentati con un umile “Siamo stati straordinari, tutti dovrebbero riconoscerlo” – il buon Giuseppi gli ha consegnato una nuova missione spaziale: garantire la riapertura delle scuole il 14 settembre, rispettando il mandato imperativo della nuova burocrazia sanitaria dell’onnipotente Comitato tecnico-scientifico. Le scuole si potranno riaprire solo garantendo almeno un metro di distanza fra le “rime buccali” degli alunni.

D’intesa con l’altro genio che fa il ministro dell’Istruzione, il duo Arcuri-Azzolina ha partorito la soluzione: occorrono subito tre milioni di nuovi banchi. E così, alle ore 19:05:23 del 20 giugno, Capitan Arcuri ha indetto una “Gara in procedura aperta semplificata e di massima urgenza” per l’acquisto di 1,5 milioni di banchi monoposto tradizionali e 1,5 milioni di sedute attrezzate di tipo innovativo con sei ruote.

La scadenza per la presentazione delle offerte è fissata per il 30 luglio. La sottoscrizione dei contratti avverrà entro il 7 agosto e le imprese che si aggiudicheranno la gara dovranno garantire l’imballaggio, il trasporto, la consegna e il montaggio dei prodotti entro il 31 agosto 2020. Letto il bando e i suoi cinque allegati, i titolari delle aziende italiane del settore si sono sganasciati dalle risate, poi, una volta ricompostisi, hanno fatto sapere che non sta né in cielo né in terra e “andrà sicuramente deserto”, perché “in pratica significa che dal 7 al 31 agosto, cioè in 23 giorni compresi tutti i festivi, dovrebbe essere concentrata la produzione di 5 anni”.

“Non è il momento di fare polemiche”, ha replicato ancora una volta, come un disco rotto, Capitan Arcuri, quello che a fine aprile aveva attaccato i “liberisti che emettono sentenze quotidiane da un divano con un cocktail in mano”. E ora che hanno intenzione di fare l’ineffabile Azzolina, il sempiterno Arcuri, buono per tutte le stagioni, e il suo mecenate Giuseppi? Il 14 settembre terranno ancora le scuole chiuse e gli studenti a casa per settimane in attesa dei banchi monoposto spaziali con sei ruote? O a casa, con tutte le polemiche del caso, non è forse ora che ci vadano finalmente loro, con le loro “rime buccali” e i loro bandi demenziali, finendo di infliggere danni al paese?

E il gruzzoletto dove lo metto?

Una sfilza di redditi da leccarsi i baffi, anno dopo anno, con buona pace dei tentativi del Governo di mettere un freno alle retribuzioni d’oro dei manager pubblici. Protagonista, un boiardo divenuto negli ultimi mesi purtroppo familiare agli italiani: Domenico Arcuri.

Se il suo operato come commissario straordinario è sotto gli occhi di tutti, celate nei meandri di vecchi e sconosciuti documenti ci sono le performance e le retribuzioni che il manager ha incassato nella sua vita precedente, e che hanno sollevato più di un interrogativo da parte della Corte dei conti. Che, sotto forma di relazioni, ha inviato al Governo e al Parlamento analizzando i bilanci di Invitalia, l’Agenzia per lo sviluppo, di cui Arcuri è amministratore delegato da ormai tredici anni consecutivi. Un posto prestigioso, mantenuto da Arcuri sotto sette governi e cinque maggioranze.

Oltre che prestigiosa, la carica è ben retribuita. La Corte dei conti nella sua relazione sul bilancio 2014 indica come compensi percepiti da Arcuri 789mila euro nel 2012 e 760mila l’anno successivo. Nel 2013, il governo Monti vara la prima norma che mette un tetto agli stipendi dei manager pubblici, indicando come parametro quello del presidente della Cassazione: ebbene, nel 2014 la busta paga di Arcuri si alleggerisce un po’, ma si assesta a quota 599mila, ben al di sopra del tetto indicato dal governo. E molto di più anche di quanto lo stesso Arcuri dichiara il 26 marzo 2014 di guadagnare in una intervista a Repubblica: “Prendo 300mila euro all’anno, tutto compreso“. Ben al di sopra si rimane anche negli anni successivi: 396mila euro, più 23mila di rimborsi spese (voce apparentemente fissa, visto che rimane costante negli anni) sia nel 2015 che nel 2016. Viene smentito anche quanto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan aveva comunicato nell’aprile 2015 al Parlamento, indicando il taglio a 300mila euro dello stipendio di Arcuri come esempio dei sacrifici imposti ai boiardi di Stato.

Nella sua relazione sul 2014 la Corte dei Conti non manca di sottolinearlo ripetutamente: “Permangono i profili di criticità già evidenziati nella scorsa relazione relativi all’adempimento alle prescrizioni di legge in materia di compensi all’amministratore delegato e al presidente”, si legge. Oltretutto, l’assemblea dei soci (ovvero il Ministero dell’economia, che controlla Invitalia al 100%) “ha invitato il Consiglio di amministrazione a ricondurre i trattamenti economici ai limiti di legge“, riporta la relazione sul bilancio 2014. L’invito del ministero evidentemente non viene accolto, perché anche nel 2015 e nel 2016 Arcuri e i suoi consiglieri vengono richiamati al rispetto della legge. Ma non accade nulla.

Solo l’anno successivo, Invitalia e i suoi manager cambiano status, perché l’Agenzia inizia a emettere obbligazioni quotate e viene pertanto svincolata dal rispetto dei tetti, introducendo una parte legata ai risultati: e a quel punto, curiosamente, lo stipendio di Domenico Arcuri scende di colpo. Ma intanto il futuro mister Mascherine ha incassato i suoi super stipendi fuori quota.

La verità secondo Arcuri

La reazione del commissario all’emergenza Covid non si è fatta attendere ed è stata affidata a una breve nota stampa. “Desidero innanzitutto precisare che, ad oggi, non vi è alcuna indagine, ma solo l’invio di un avviso volto ad interrompere eventuali termini prescrizionali. I fatti riguardano il controllo della Corte dei Conti relativo al 2015 e agli anni precedenti ma che è stato trasmesso ora. Quanto al merito della vicenda, ho già dato istruzioni di offrire la massima collaborazione alla Corte dei Conti in modo da chiarire l’assenza di qualunque errore da parte mia o di Invitalia“. Come avrò modo di spiegare – si legge ancora nella nota di Arcuri – la disciplina relativa ai tetti di trattamento economico non trova applicazione per contratti che, come il mio, risalgono ad una data antecedente al 2007″.

Nel frattempo attendiamo con estrema curiosità che la Presidenza del Consiglio si decida a rendere noto quanto costerà a noi tutti la sua sfilza d’insuccessi.

Questo post ti è piaciuto? Condividilo:

Lascia un commento