Bonus: è caccia ai parlamentari che hanno intascato i 600 euro

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La caccia è aperta e tutta concentrata sulla “preda”, cioè sui parlamentari che hanno ricevuto il bonus. Così impazza la polemica sugli “onorevoli” di Montecitorio coinvolti, mentre si allunga la lista dei nomi dei consiglieri locali che hanno fatto richiesta del bonus di 600 euro destinato dal decreto “Cura Italia” alle partite Iva durante l’emergenza Covid-19. Non c’è privacy nel caso dei “furbetti del bonus” perché l’assegnazione di soldi pubblici a persone con redditi alti non è compresa fra i dati tutelati. Ad affermarlo ufficialmente è il nuovo garante dei dati personali, Pasquale Stanzione, che in tal modo ha aperto ufficialmente il “tiro al piattello“. L’atmosfera è da tribunale dell’inquisizione ed ogni partito prende le distanze dai beneficiari del benefit strappato alle casse pubbliche, per non farsi coinvolgere politicamente. Come se bastasse questo. Anche per Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, vengono sollecitate le dimissioni.

Certo l’aria che tira è quella del “si salvi chi può“. Così la Lega sospende sia Elena Murelli sia Andrea Dara, che però, pur non avendo commesso alcun reato, hanno percepito i 600 euro per le loro partite Iva. Il M5S dichiara la propria sorpresa per ciò che è avvenuto, anche se facendo parte della giostra del potere, non intende coprire alcuno. In ogni caso non è un problema di “casacca” ma di dignità ed equilibrio. Il resto è strumentalizzazione politica. La privacy ad intermittenza ne è una prova. Il problema, comunque, non è di legalità ma solo di buon senso. Infatti, le motivazioni che hanno sorretto l’impalcatura dei provvedimenti che hanno stabilito l’erogazione di un contributo, sono stati fatti perché, a causa del periodo di restrizione, i guadagni si sono contratti o azzerati.

Poi una cosa è essere nella vita solo un professionista, altra cosa è essere, anche, un parlamentare con tanto di indennità mensile di tutto rispetto. Qui sta il fattaccio di cui si parla. Attenzione, però, non è stato consumato alcun reato, è vero, ma è stata violata la Costituzione. La sentenza, morale, di condanna per le persone che hanno sbagliato, è già stata emessa. Tanto che i nomi sono diventati di dominio pubblico. Condannati all’ignominia per avere toppato di brutto. E perché la notizia è trapelata, sennò: “…Non è facile, ma essere sempre pronti a salvare l’affermazione del prossimo anziché condannarlo potrebbe essere un buon punto di partenza…”. Disse il saggio.

Non è moralismo ma solo responsabilità. Infatti proprio l’art. 54 della Costituzione, rivolto a chi ricopre un ruolo pubblico, cosi recita: “…Adempiere alle proprie funzioni con disciplina ed onore…” Termini che oggi appaiono anacronistici e forse desueti. In pratica un richiamo implicito ad adottare comportamenti compatibili con il ruolo pubblico che si ricopre. Il vero “danno” fatto dai parlamentari, infatti, è stato di delegittimare tutti. Insomma si è avuta una “deregulation etica” di un’intera classe di uomini pubblici. La verità, dunque, è che questi modi di fare hanno provocato reazioni a cui da tempo ci siamo assuefatti. È superfluo sottolineare che non c’è stata alcuna frode e che la norma sul bonus non prevedeva tetti di reddito. Non dovrebbe essercene bisogno.

Qualcuno ha tirato fuori l’esempio di altri liberi professionisti da 150 mila euro l’anno che avrebbero presentato la medesima richiesta. È possibile, forse addirittura probabile, comunque altrettanto indecente. Ma non è un illecito, in questo caso. Così nel pieno di questa torrida estate, per di più pandemica, bisogna parlare di controllo e decoro. Ecco cosa ci aspettiamo dai nostri rappresentanti pubblici, esattamente ciò che richiede la carta costituzionale. È però sconveniente e forse dannoso prendere spunto da questa vicenda per alimentare ulteriormente il populismo, il giustizialismo e il senso di anti-politica, che non sono affatto la soluzione al problema dell’inadeguatezza di buona parte dell’attuale classe politica ma ne rappresentano una delle cause. E diciamolo. Certo, per eventuali consiglieri o addirittura presidenti regionali valgono le stesse considerazioni fatte per i deputati. Ma un consigliere comunale, soprattutto in un piccolo centro, non vive sicuramente della sua attività di amministratore e può aver avuto bisogno di un aiuto nel periodo più critico. Come sempre, insomma, servirebbe misura.

Per esempio c’è chi sospetta che la storia dei furbastri del bonus sia stata fatta uscire ad arte per dare il “colpo di grazia” al fronte del “No” al referendum sul taglio del numero dei parlamentari che si terrà il 20 e il 21 settembre, in concomitanza con diverse importanti elezioni regionali e amministrativeInsomma altra benzina sul fuoco dell’anti-parlamentarismo. Non si hanno elementi per avvalorare questa tesi. Ma il dubbio è lecito e, forse, necessario. Almeno per riuscire a pensare autonomamente. Ognuno con la propria testa. Per poi trarne le dovute conclusioni.

Fonte: Il Giornale Popolare

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