«Gli ha spaccato la testa!» e ride filmando l’amico che distrugge un Crocifisso

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L’ennesimo, vergognoso episodio di cristianofobia e intolleranza religiosa nell’articolo di Annalisa Teggi su Aleteia.

È successo nella notte tra venerdì e sabato scorsi in un piccolo comune dell’Appennino bolognese, a Lizzano in Belvedere. Si tratta di un luogo scelto per una villeggiatura tranquilla dagli emiliani. Un gruppo di sei ragazzi tra i 16 e i 19 anni ha trascorso la serata compiendo un atto di vandalismo blasfemo: hanno preso a colpi di mazza da baseball una statua di Gesù Crocifisso sulla strada tra Vidiciatico e Monte Pizzo. Uno di loro ha postato su Instagram il video del loro delirio, 46 secondi in tutto.

Il branco è composto da almeno sei vandali: i carabinieri sanno chi sono, ma mentre tre – un minorenne, un diciottenne e un diciannovenne – sono già stati denunciati per danneggiamenti, per gli altri, tra cui altri minori, manca l’identificazione formale. Sono tutti turisti emiliani, anche di Bologna; nessuno ha precedenti. (da Il Resto del Carlino)

Il video

È buio e il Crocifisso è già decapitato quando la telecamera del cellulare comincia la ripresa. C’è un ragazzo con la testa di Cristo in mano, la solleva e la butta via. Fuori campo la voce alticcia del ragazzo che riprende col telefono, un susseguirsi di frasi sconnesse, risate e bestemmie. Le storie di Instagram scompaiono in fretta, forse pensava che non ne sarebbe rimasta traccia o forse non pensava affatto. Postare è un verbo istintivo, che non passa per il cervello. Ma in questo caso il salto a pié pari su un minimo di coscienza era già stato fatto ben prima di filmare l’atto.

E c’è modo di conservare questi video fugaci, per cui si può vedere qui ciò che è stato commesso.

L’unico punto luminoso delle immagini è il legno chiaro del Crocifisso, fermo, inerte e distrutto. Tacendo sulle bestemmie, la voce narrante sputa frasi mezzo scommesse:

Gli ha spaccato la testa, gli ha spaccato la testa e un braccio … è impazzito … impazzito completamente.

Comincia anche a recitare l’Ave Maria, ma non sa le parole e allora aggiunge:

Ho fatto la scuola di suore … [parolaccia o bestemmia] … e non me la ricordo più. Sono vecchio.

Un altro ragazzo prende a calci la statua, che si stacca quasi completamente dalla Croce e allora cominciano altre risate perché Gesù sembra una bandiera che vola. C’è ancora un po’ di tempo per altri colpi con la mazza, finché il corpo cade del tutto e viene lanciato lontano. Al centro della scena resta la Croce, vuota.

I Carabinieri di Vergato sono intervenuti riuscendo a identificare facilmente i ragazzi. Solo uno di loro, per adesso, ha chiesto scusa.

Uno dei giovani coinvolti, la mattina dopo (il fatto è avvenuto venerdì notte), su consiglio dei genitoriha inviato una lettera di scuse al parroco di Vidiciatico, rendendosi disponibile a pagare la riparazione della statua. Il gruppetto si è giustificato dicendo di avere voluto fare una bravata, sotto i fumi dell’alcol, senza intenti davvero offensivi o blasfemi. (Ibid)

Non voi avete spaccato, Lui si è spezzato per voi

Erano ubriachi, non avevano intenti davvero blasfemi; questa è la giustificazione che si legge. Ma anche chi volesse guardare quelle immagini senza l’occhio della fede vedrebbe quello che c’è da vedere: la violenza che si sfoga senza freno su un uomo inerte. Tra i tanti oggetti che l’ebrezza ubriaca di quei giovani poteva colpire – alberi, muri, panchine – non è un caso che sia stato preso di mira il Crocifisso. Nel buio della notte, cioè senza l’ipotesi di una misericordia incarnata e amica, l’uomo cade nell’incubo del homo homini lupus; la sopraffazione sul debole non è la legge del più forte, è la resa più vile di un’umanità sbandata.

Non sono piena di rabbia verso quei ragazzi, perché è il loro essere persi lontani mille miglia da una dimensione umana che mi addolora. Sono loro le vittime. E hanno di fronte una vittima che non sanno più riconoscere come amico. Guardando un Crocifisso, l’uomo di oggi non sa più riconoscere un alleato della sua fatica, un compagno di sconfitte che indica la via d’uscita dal peso dei propri fallimenti. C’è qualcosa che provoca me come adulta, e cristiana, se mi rendo conto che chi vive attorno a me guarda un Crocifisso, ma non vede ciò che è o meglio, vede qualcosa da deridere e schiacciare, senza sapere davvero Chi è il soggetto.

Sarebbe dunque spontaneo e molto facile sprecare parole di accusa contro i giovani sballati dall’alcool che diventano vandali blasfemi. Ma così facendo, non aggiungerei una virgola a ciò che già quel video mostra. Perché nonostante le parole scomposte e gridate, l’unico che parla – a chi voglia ascoltare davvero – in quelle immagini è il silenzio del Cristo. Che fu già il silenzio di fronte ai suoi aguzzini, un modo radicale e rivoluzionario di essere nuda presenza che disinnesca il fumo nero della violenza. Ed è quella presenza che, pur essendo ancora tra noi, non viene più riconosciuta. Per questo, di quel video, non mi colpisce tanto l’apparenza ingombrante della violenza quanto la sostanza di questa evidenza: l’unico punto chiaro della scena, il Crocifisso, è ciò che gli occhi dei protagonisti trascurano e vogliono far sparire. In un cielo pieno di nuvole ci si dà da fare per cancellare il sole.

Chi è colpevole? O meglio, su cosa occorre rimboccarsi le maniche? Bisogna aiutare gli occhi a vedere. Nessuno di noi, che ci riconosciamo cristiani, ha capito Cristo da solo con un clic. Per ognuno di noi c’è stato un incontro che ha svelato ciò che era già sotto i nostri occhi, un Dio che si fa amico fino al dolore più grande.

A quei ragazzi, che non sono affatto un’eccezione, vorrei dire: non avete spaccato proprio niente, ma siete di fronte a Lui che si è spezzato per voi. La sfida di oggi è questa, decidere se fare ogni giorno un passo oltre i nostri steccati e immischiarci col passo claudicante dell’umanità che non si rende conto di aver perso per strada il suo migliore Amico.

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