ACCADDE OGGI / L’eruzione del Vesuvio

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La data dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. viene comunemente riferita a quella indicata da una lettera di Plinio il giovane a Tacito, in cui si legge nonum kal. septembres cioè nove giorni prima delle Calende di settembre, data che corrisponde al 24 agosto. Tale data era la variante tradizionalmente ritenuta la più attendibile, tuttavia alcune recenti evidenze archeologiche lasciano supporre che l’evento si sia verificato in autunno, probabilmente il 24 ottobre di quell’anno. Tali evidenze sono: i segni della conclusione della vendemmia, una moneta ritrovata nella Casa del Bracciale d’Oro (che riferisce della quindicesima acclamazione di Tito a imperatore, avvenuta dopo l’8 settembre del 79), nonché un’iscrizione a carboncino rinvenuta nella cosiddetta Casa con Giardino che riporta il sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre (verosimilmente dell’anno dell’eruzione, perché la scritta non avrebbe potuto conservarsi più a lungo).

Gli scavi archeologici di Pompei hanno restituito i resti della città di Pompei antica, presso la collina di Civita, alle porte della moderna Pompei, seppellita sotto una coltre di ceneri e lapilli durante l’eruzione del Vesuvio del 79, insieme ad ErcolanoStabia ed Oplonti. I ritrovamenti a seguito degli scavi, iniziati per volere di Carlo III di Borbone, sono una delle migliori testimonianze della vita romana, nonché la città meglio conservata di quell’epoca. La maggior parte dei reperti recuperati (oltre a semplici suppellettili di uso quotidiano anche affreschimosaici e statue) è conservata al museo archeologico nazionale di Napoli, ed in piccola quantità anche nell’Antiquarium di Pompei; proprio la notevole quantità di reperti è stata utile per far comprendere gli usi, i costumi, le abitudini alimentari e l’arte della vita di oltre due millenni fa. Il sito di Pompei, nel 2016, ha superato i tre milioni di visitatori, per la precisione 3.209.089, risultando il terzo sito museale statale più visitato in Italia dopo il Pantheon e il circuito archeologico del ColosseoForo Romano e Palatino. Nel 1997, per preservarne l’integrità, le rovine, gestite dal Parco Archeologico di Pompei, insieme a quelle di Ercolano ed Oplonti, sono entrate a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Nello scavo dell’area vesuviana, sigillati dai lapilli, sono stati ritrovati (carbonizzati o tramite indagini archeobotaniche) resti di frutta secca (come fichi secchi, datterisusine), frutta tipicamente autunnale (come ad esempio melograni rinvenuti a Oplontiscastagneuvanoci), si era completata la raccolta della canapa da semina (raccolta che si effettuava solitamente a settembre), la vendemmia (effettuata solitamente nel periodo di settembre e ottobre) era da tempo terminata e il mosto era stato sigillato nelle anfore (i doleadogli o vasi a forma tondeggiante nei quale i romani conservavano derrate liquide, come olio e vino, o secche, come grano e legumi) e interrato, come riscontrato a Villa Regina (Boscoreale), oltre ad essere posti in uso nelle case oggetti tipicamente autunnali come bracieri nella Casa di Menandro. Tali anfore venivano chiuse soltanto dopo un periodo di fermentazione all’aria aperta della durata di una decina di giorni: dunque l’eruzione avvenne, se si considera attendibile questo elemento d’indagine, in un periodo successivo. Anche nel caso di una vendemmia anticipata, i giorni intercorsi tra la raccolta, la pigiatura e la prima fermentazione consentono di spostare la data avanti con una certa sicurezza. Rosini propendeva, diversamente, per la data riportata da Cassio Dione Cocceianonon. kal. dec., cioè nove giorni dalle calende di dicembre, ovvero il 23 novembre, che meglio si accordava con i dati archeologici. Tale ipotesi fu però respinta, all’epoca, e si continuò a considerare come esatta la data del 24 agosto.

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