ACCADDE OGGI / Il capo apache Geronimo si arrende al generale Nelson Miles

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Il 4 settembre 1886 a Skeleton Canyon, in Arizona, il capo apache Geronimo, dopo quasi 30 anni di lotte (vedi Guerre indiane), si arrende assieme al suo ultimo gruppo di guerrieri al Generale Nelson Miles.

Geronimo (vero nome Goyaałé, spesso deformato in Goyathlay o Goyathle; Arizpe, 16 giugno 1829 – Fort Sill, 17 febbraio 1909) è stato un condottiero nativo americano. Fu uno dei più famosi capi degli Apache e per oltre venticinque anni guerreggiò contro gli Stati Uniti d’America e la loro espansione a occidente. Scrisse molti libri: uno dei più importanti fu la sua autobiografia, “My life”.

Geronimo nacque nei pressi del fiume Gila, all’epoca territorio messicano (oggi è parte del New Mexico che insieme all’Arizona costituiva il Nuevo Mexico/Nuovo Messico prima dell’acquisizione dell’intero territorio da parte degli U.S.A.), di fatto occupato dagli Apache Bedonkohe (talvolta chiamati Mogollones), sottodivisione degli Ndehndahe, mentre gli Apache Nednhi Ndehndahe erano stanziati più a sud, nelle zone di Carrizal (Carrizaleños) e di Janos (Janeros), nell’attuale Chihuahua.

Geronimo era, appunto, un Bedonkohe Ndehndahe Apache, nipote di Mahko (capo supremo degli Ndehndahe) e figlio del figlio di costui, Taklishim, ma, per la sua successiva associazione coi Chiricahua Apache (specialmente dopo la morte di Cochise), è spesso considerato, invece, un Chiricahua. Crebbe divenendo un rispettato sciamano e un esperto guerriero che combatté frequentemente contro le truppe messicane, dapprima al seguito di Luis – all’epoca capo della banda Bedonkohe Ndehndahe (avendo assunto il ruolo altrimenti naturalmente spettante proprio a Taklishim) – e del grande Mangas Coloradas, e poi in associazione con Juh e con Victorio e, dopo la morte di quest’ultimo, con NanaMangus (figlio minore di Mangas Coloradas) e Naiche (figlio minore di Cochise, subentrato al comando dei Chiricahuas dopo la morte del fratello maggiore Tahzay grazie al sostegno di Nahilzay, fidato luogotenente del padre). Fu soprannominato dal proprio popolo “il Sognatore” perché asseriva di essere in grado di vedere il futuro; effettivamente, Geronimo fu, insieme al Cibecue Coyotero Nakai-doklini (o Nokai-delklinne), il di-yin più considerato nella seconda metà del secolo XIX. I suoi avversari messicani gli diedero invece il soprannome di “Geronimo”, la versione in lingua spagnola del nome Girolamo.

Dopo il massacro di Kasyeh compiuto dai messicani nel 1851, nel quale perdette la moglie, i tre figli e la madre, divenne implacabile nemico dei messicani e combatté contro un sempre maggior numero di truppe messicane e statunitensi; divenne famoso per il suo coraggio e per essere sfuggito numerose volte alla cattura, ma anche per un carattere estremamente sospettoso e per un’astuzia al limite della doppiezza, tanto più rimarcata a fronte della brutale lealtà del suo contemporaneo Victorio

Geronimo, guerriero indubbiamente coraggioso e abile, divenne un capo di primo piano soltanto dopo la morte dei grandi capi delle precedenti generazioni (quali Mangas ColoradasCuchillo Negro e il più giovane, rispetto ai precedenti, Cochise) e dei propri coetanei Victorio e Juh, associandosi in particolare con Nana, del quale sposò una figlia, PionsenayMangusNaiche.

Le forze di Geronimo divennero l’ultimo grande gruppo di combattimento di pellerossa che si rifiutò di riconoscere come padrone il governo degli Stati Uniti nel West. Questa lotta giunse a termine il 4 settembre 1886, quando Geronimo si arrese al tenente Charles B. Gatewood (che aveva conquistato il suo rispetto anni prima); successivamente fu consegnato al generale Nelson Miles dell’esercito statunitense a Skeleton CanyonArizona. In realtà, però, l’ultimo capo ad arrendersi non fu Geronimo ma Mangus, figlio minore di Mangas Coloradas, nel frattempo divenuto tutore anche della famiglia di Juh, con i suoi 11 seguaci (tre guerrieri, cinque donne – o due donne e tre bambini – e tre ragazzi – oltre al figlio dello stesso Mangus, il figlio superstite di Victorio e il figlio superstite di Juh -), che si arrese soltanto il 19 ottobre 1886.

Geronimo venne mandato in prigione a Fort Pickens (Florida). Nel 1894 venne trasferito a Fort Sill (Oklahoma). In età avanzata divenne una specie di celebrità, comparendo alle fiere e vendendo sue fotografie e altri oggetti personali (particolarmente ironico fu il sistema escogitato dall’ormai anziano di-yin per la vendita dei “suoi” cappelli, che vendeva alle fiere comprandone quando la scorta era esaurita), ma non gli fu permesso di fare ritorno alla sua terra natia. Cavalcò durante la parata inaugurale del presidente Theodore Roosevelt, nel 1905; il lungo periodo trascorso in prigionia e nel confino della riserva di Fort Sill, con ripetuti incontri con giornalisti e fotografi, fu comunque utile al consolidamento del suo mito, permettendogli di raggiungere livelli di considerazione come leader della resistenza Apache che i suoi contemporanei Apache non gli avrebbero accreditato, senza togliere alcunché alle sue indubbie doti di coraggio, astuzia e capacità nell’esercizio della guerriglia.

Caduto da cavallo, rimase all’addiaccio e fu trovato solo il giorno seguente. Due giorni dopo morì di polmonite a Fort Sill il 17 febbraio 1909. Le sue ultime parole furono riferite a suo nipote: “Non avrei mai dovuto arrendermi, avrei dovuto combattere fino a quando non fossi l’ultimo uomo vivo”.

Secondo una convinzione diffusa, le spoglie del guerriero nativo americano sarebbero state trafugate nel 1918 da un gruppo di studenti universitari di Yale facenti parte della setta segreta «Skull and Bones»; tra questi figurerebbe Prescott Bush, rispettivamente padre e nonno di due presidenti degli Stati Uniti, George H. W. Bush (1989-1993) e George W. Bush (2001-2009). Il teschio sarebbe stato conservato in una teca di vetro e utilizzato durante il rito di iniziazione.

Oggi Geronimo riposa nel Beef Creek Apache Cemetery a LawtonOklahoma.

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