Recovery fund: tra i progetti da finanziare c’è la Torino-Lione, non lo Stretto di Messina

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Sono 557 i progetti candidati ad entrare nel piano che a gennaio il governo dovrà presentare a Bruxelles per usufruire del Recovery Fund, il piano europei di aiuti dell’era Covid. Il tutto ammonta a 677 miliardi di euro, più del triplo rispetto ai circa 209 miliardi cui l’Italia ha diritto. Bisognerà quindi darsi delle priorità e del resto la lista è ancora provvisoria. Fra le tante voci, spiccano due assenze: il collegamento sullo Stretto di Messina, sia nella versione ponte sia in quella tunnel, e la proroga del super-ecobonus al 110% per le ristrutturazioni edilizie green, al momento previsto fino alla fine del 2021.

La procedura prevista da Bruxelles indica la scadenza del 15 ottobre per la presentazione di una prima bozza di programma da precisare a gennaio 2021 per consentire alla Commissione europea di formulare le sue osservazioni e successivamente al Consiglio di approvare i progetti.

Il 9 settembre il Consiglio dei ministri ha adottato le linee-guida che intende seguire nella scelta e nelle priorità dei futuri progetti: orientamenti che hanno necessariamente tenuto conto del quadro delle priorità già annunciate dalla Commissione europea e in parte già comunicate nella procedura del “semestre europeo” che chiedeva all’Italia una particolare attenzione al rafforzamento della crescita, alla finanza pubblica e al sistema sanitario, a lavoro e formazione, a liquidità e investimenti per le imprese e al miglioramento dell’efficienza della sistema giudiziario e della Pubblica Amministrazione. Al richiamo a queste priorità si accompagnava l’invito a  “anticipare investimenti pubblici maturi, promuovere investimenti privati, concentrare gli investimenti sulla transizione verde e digitale”. Non sfugge a nessuno, si spera, l’insistenza di Bruxelles sulla leva degli “investimenti” perché non si destinino queste risorse né a spesa corrente né a riduzioni fiscali, ma si guardi al futuro con priorità di intervento in favore delle nuove generazioni.

Ad oggi i filoni prioritari individuati sono quelli della scuola, con la “trasformazione digitale” di 368 mila aule e la creazione di 2.700 laboratori. La sanità, con un massiccio investimento negli ospedali, 34,4 miliardi di euro, praticamente la stessa cifra che potremmo avere dal Mes, quel fondo salva Stati di cui però il Movimento 5 Stelle non vuol sentir parlare. Un voucher per consentire di acquistare un computer alle famiglie: sono 7 milioni e mezzo che ancora non ce l’hanno. E poi nuove assunzioni nella pubblica amministrazione, incentivi per il lavoro, per i pagamenti elettronici, tante misure per lo smart working e la digitalizzazione. Ma anche un corposo capitolo di varie ed eventuali che va dall’ammodernamento degli impianti di molitura delle olive al rafforzamento del servizio meteo, dal voto elettronico per gli italiani all’estero alla «giustizia predittiva» per l’Avvocatura dello Stato, che aiuta a scrivere pareri e memorie sulla base dei precedenti, fino a una «costellazione di piccoli satelliti per il monitoraggio dello spazio extra atmosferico».

Sta tutto qui, nero su bianco, in 28 pagina di tabella, stilata ieri, che guarda caso salta fuori a nemmeno una settimana dall’election day. E che, in base ai risultati, verrà sicuramente modificata, se non proprio stravolta. Ma facciamo finta di credere al caso. Così crediamo anche che Vincenzo Amendola, ministro per le Politiche europee e coordinatore del Comitato interministeriale Affari europei, si sia realmente infuriato per la fuga di notizie. Tanto che che ha annunciato in mattinata di aver sporto denuncia nel tentativo di individuare la “fonte anonima” che ha fatto arrivare sulle scrivanie di alcuni quotidiani italiani un primo, provvisorio documento con la lista dei 557 progetti presi in esame prima di essere presentati a Bruxelles per accedere ai fondi del Recovery Fund: “Questa mattina alcuni giornali e siti riportano un’elencazione di progetti per la definizione del Recovery plan italiano – ha dichiarato – Si tratta di schede ricevute da fonte anonima con l’unico intento di creare confusione e disinformazione“.

Questo, spiega, perché “i file pubblicati sono risalenti a uno stadio iniziale dei lavori con ipotesi e proposte già ampiamente superate. La presentazione ufficiale del progetto avverrà a gennaio 2021 e sarà a cura della Presidenza del Consiglio dei ministri”. Una precisazione che, comunque, si può ritrovare anche negli articoli delle testate che hanno deciso di diffondere la lista con i 557 progetti, per un valore totale di 677 miliardi di euro, più del triplo rispetto allo stanziamento deciso in sede di Consiglio Ue che consiste in 209 miliardi di euro. Si tratta infatti dei progetti presentati dai ministeri che dovranno passare dalla scrematura e dal confronto con la task force della Commissione Ue.

Nel frattempo dalle polizie europee riunite a convegno arriva l’allarme: “L’incremento delle infiltrazioni è il motivo per il quale Europol ha chiesto di monitorare con attenzione i finanziamenti” connessi al Recovery Fund poiché i “fondi costituiti dagli Stati membri sono già presi di mira dalle organizzazioni criminali e prevediamo lo saranno ancora di più”.

Lo ha detto il direttore esecutivo di Europol,  Catherine De Bolle a Roma per l’incontro tra i capi delle polizie europee per fare il punto sulle minacce criminali collegate alla pandemia, sottolineando come si sta già registrando a livello europeo un “incremento delle infiltrazioni nell’economia” da parte delle organizzazioni criminali e per questo è fondamentale che i paesi Ue comprendano che le mafie hanno puntato i fondi stanziati per superare la crisi prodotta dal Covid 19.

“I prodotti altamente richiesti – come disinfettanti, mascherine, termometri, ventilatori meccanici e fantomatiche cure per il coronavirus – continuano a essere oggetto di truffe di vasta portata anche online. Un modus operandi più sofisticato vede i criminali sequestrare l’identità di imprese e offrire alle vittime la vendita di prodotti legati alla pandemia, per poi sparire nel nulla. Ci sono state autorità sanitarie di stati membri e aziende private tra le vittime”.

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