Scoglio: Il virus non è mai stato isolato!

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“Il virus non è mai stato isolato! Lo confermano sia la Commissione Eu che il Cdc americano!” E’ il titolo del post pubblicato qualche giorno fa su Facebook dal ricercatore scientifico e direttore del Centro di Ricerche Nutriterapiche di Urbino, Stefano Scoglio. Di seguito il testo completo.

Grazie anche all’intervista su ByoBlu, che è ormai giunta a oltre 225.000 visualizzazioni, la mia teoria per cui il virus non è mai stato isolato, e che dunque i tamponi non possono funzionare perché privi di standard affidabile, è circolata parecchio. Il risultato è stato molta gente convinta, ma anche molti insulti, da quelli che mi danno del pazzo o del bugiardo, fino ad arrivare al Burioni che mi da del babbeo.

Interessante come nessuno di costoro si prenda la briga, o voglia rischiare, di entrare nel merito delle mie affermazioni, ma anzi, come terrorizzati dal dover discutere argomenti che sanno di non poter confutare, cercano di esorcizzare la verità con gli insulti e la cancellazione, per quanto virtuale, dell’avversario.

Io ho sostenuto, tra le altre cose, che il virus non si può considerare isolato: viene chiamato “isolato” una matrice complessa, costituita dal liquido faringeo o bronco-alveolare più o meno centrifugato, in cui, secondo i miei calcoli ci sono circa 30 miliardi di particelle simil virali (acidi nucleici umani e di batteri, esosomi, etc.), e questa matrice complessa, senza che si sappia se ci sia e quanto ce ne sia del virus, è definita il “virus isolato”.

Ma ora, ho finalmente trovato la prova ufficiale che quanto affermo è la verità, il virus non è mai stato veramente isolato! Lo riconoscono inequivocabilmente, sia la Commissione Europea che il CDC USA, l’organismo sanitario nazionale più importante del mondo.

Partiamo dalla Commissione Europea, che nel suo documento del 16 Aprile scorso scrive:

“Since no virus isolates with a quantified amount of the SARS-CoV-2 are currently available…” (European Commission, Working Document of Commission Services, Current performance of COVID-19 test methods and devices and proposed performance criteria, April 16 2020, p.19).

“Poiché non è disponibile nessun isolato del virus con una quantità data del SARS-Cov2…”.

Prima di analizzare nel dettaglio questa affermazione, che comunque mi pare self-evident (evidente di per sé), vediamo cosa scrive il CDC:

“Since no quantified virus isolates of the 2019-nCoV are currently available…” (Center for Disease Control and Prevention, Division of Viral Diseases, CDC 2019-Novel Coronavirus (2019-nCoV) Real-Time RT-PCR Diagnostic Panel, 13/07/2020, p.39).

“Dato che non è disponibile nessun isolato quantificato del virus 2019-nCoV…”

Insomma, sia l’Europa che gli USA dicono la stessa cosa: chiamano “virus isolato” un materiale in cui il virus non è stato quantificato. Ma se non è stato quantificato, come fa ad essere un virus isolato? In qualsiasi lingua, isolato significa separato da qualsiasi altra sostanza, e dunque costituente l’isolato al 100%. Quando si fa un estratto, ad esempio di ficocianine, ci si accontenta dell’80% per dire che si tratta di ficocianina pura: non è veramente così, ma la si accetta come convenzione perché ci si accontenta dell’80%. La ficocianina la si conosce nei dettagli, è stata pienamente identificata a caratterizzata, e dunque si può quantificare. Ma qui, non si sa neppure quanto sarebbe il virus!

Questo intanto prova che ciò che viene chiamato “virus isolato” è, come ho sempre sostenuto, una matrice complessa di cui il virus costituirebbe solo una percentuale. Ma che percentuale: l’1%, il 5%, il 50%? Boh, non si sa, potrebbe essere costituito al 99% di altro, ma lo continuiamo a chiamare “isolato”!

E c’è di più: se io conoscessi il virus, se lo avessi identificato adeguatamente, lo saprei riconoscere all’interno della matrice complessa, e dunque lo potrei quantificare. Il fatto che nessuno lo abbia quantificato, come ammettono sia la Commissione EU che il CDC, significa che il virus, oltre a non essere mai stato veramente isolato, non è mai stato neppure identificato, descritto e caratterizzato nella sua costituzione naturale, perché altrimenti lo si sarebbe potuto quantificare all’interno della matrice complessa. Ciò implica che tutte le sequenze geniche che ci vengono presentate come il “virus isolato”, non sono che costruzioni ipotetiche elaborate al computer, meri artifici!

Da ultimo, se non abbiamo mai né isolato né identificato il virus, cosa c’è nei tamponi? Cosa c’è nei vaccini in preparazione? E soprattutto come si fa a dire che questo presunto virus, che allo stato attuale della conoscenza è completamente sconosciuto, sia responsabile di quale che sia patologia?

Sono domande a cui la scienza dei burionidi dovrebbe rispondere, ma che semplicemente farà in modo di ignorare e deridere perché non se ne parli…

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