Covid-19, Consulta Pastorale: Conseguenze su salute mentale possono essere pesanti

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“Il Covid-19 ha causato e causerà ancora purtroppo tanta sofferenza, ma ugualmente questo deve essere periodo fecondo per la Chiesa, per riflettere sulla nostra Pastorale ed agire con creatività, speranza, prossimità, anche riconsiderando, per migliorare, attività e metodi che magari si ritengono ormai consolidati”. È quanto scrive la Consulta regionale per la Pastorale della salute della Conferenza episcopale di Piemonte e Valle d’Aosta nel messaggio diffuso in occasione della Giornata mondiale della salute mentale.

“L’esperienza della pandemia da Covid-19 ci costringe ad affrontare situazioni del tutto inedite ed ha acuito molte delle criticità già presenti”, si legge nel testo firmato da monsignor Marco Brunetti, vescovo di Alba e delegato della Cep per la Pastorale della salute, e da dall’incaricato regionale, don Domenico Bertorello. “Abbiamo vissuto mesi di ridotta mobilità, riduzione ed informatizzazione delle relazioni sociali, sospensione delle attività che da sempre occupano il nostro tempo. A ciò – proseguono – si aggiunge il timore per il futuro, ulteriormente intensificato da questa nuova emergenza, spesso associato ad una forte sensazione di precarietà e disorientamento economico, relazionale, spirituale”.

“Le conseguenze sulla salute mentale possono essere pesanti, sia nelle persone che già presentano disturbi mentali, con tutte le difficoltà ad ottenere assistenza e supporto in periodo di chiusure generalizzate, sia in coloro che reggono a fatica questa nuova realtà”. Considerate “le storie di chi si isola e si ritira dal contesto sociale” e “le situazioni di solitudine, aggravate dal distanziamento sociale imposto dal Covid-19” è auspicabile che “le Istituzioni pubbliche preposte alla presa in carico delle persone con sofferenza psichica, dopo i comprensibili momenti di difficoltà, riprendano appieno il loro servizio”.

Come comunità ecclesiale, viene sottolineato nel messaggio, “dobbiamo migliorare e rinnovare la nostra capacità di ‘farci vicini’ ai sofferenti: è una urgenza anche per la testimonianza ‘generativa’ che la nostra Chiesa può offrire all’umanità dolente”. “La ripresa – concludono –, per quanto faticosa e lunga, dovrà essere pensata e concretizzata insieme”.

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