ACCADDE OGGI / Inizia il proibizionismo

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Il 28 ottobre 1919, negli Stati Uniti d’America: inizia il proibizionismo.

Il proibizionismo nacque negli Stati Uniti d’America su forte pressione delle cosiddette Società per la Sobrietà, gruppi religiosi e gruppi politici caratterizzati in genere da un forte moralismo e fondamentalismo rispetto alle posizioni sostenute: alcuni di questi erano il Woman’s Christian Temperance Union, l’Anti-Saloon League, l’American Temperance Society, la Daughters of Temperance, il Prohibition Party, lo Scientific Temperance Federation e la New York Society for the Suppression of Vice.

Quest’ultima società inoltre, tramite il fondatore Anthony Comstock, dopo anni di pressioni sul Congresso degli Stati Uniti, riuscì a far promulgare una legge che proibiva la spedizione a mezzo posta di stampe erotiche di ogni tipo (libri, riviste, foto, giornali, perfino pubblicazioni riguardo al controllo delle nascite e testi di biologia che mostrassero rappresentazioni accurate del corpo umano) e addirittura di corrispondenza epistolare privata con accenni o riferimenti di natura sessuale; vi fu persino un tentativo di vietare nei musei le statue e i quadri di nudo.

La prima Società per la Sobrietà sorse nel 1789 presso una comune agricola; il fenomeno prese piede quando, dal 1808 in poi, alcuni di questi movimenti riuscirono a trasformarsi in organizzazioni nazionali, capaci d’influenzare fortemente, tramite i loro voti, la politica di Washington. L’American Temperance Society ad esempio, fondata nel 1826, godette del rinnovato interesse del periodo per la religione e la moralità: dopo 12 anni dalla fondazione contava più di 8.000 gruppi locali e oltre un milione e mezzo di affiliati. Nel 1839 erano stampati diciotto differenti giornali pro sobrietà e, nel medesimo tempo, molte chiese protestanti iniziarono a promuovere la “Sobrietà”. Fra i numerosi scopi “religiosi” di queste società vi erano in primo piano il bando di ogni bevanda alcolica e del gioco d’azzardo, oltre a una forte castità dei costumi, che contemplava temi spazianti dal sesso a pagamento alla lunghezza delle gonne (a Norphelt, nell’Arkansas, furono proibiti i rapporti sessuali “sconvenienti e lascivi” perfino tra coppie sposate, oltre al sesso pre-matrimoniale).

Va detto che l’alcol era soggetto, specie in quel periodo, a un eccesso di consumo che aveva delle conseguenze spesso devastanti a livello sociale, in particolar modo quando unito alla povertà e alla criminalità. Si trova infatti causa prima del forte ascendente che le Società per la Sobrietà avevano soprattutto nei confronti delle donne, nel fatto che molte di loro erano costrette a subire maltrattamenti e violenze a causa di mariti o padri in stato di ubriachezza, ormai completamente dipendenti dalla sostanza; è accertato infatti che in alcuni soggetti l’assunzione di grossi quantitativi di alcol può aumentare l’aggressività, cosa su cui le Leghe fecero molto conto, riuscendo a fare proselitismi anche al di fuori dell’ambito religioso, a causa dell’esperienza diretta negativa che i futuri affiliati avevano avuto con la sostanza.

All’inizio del Novecento e dell’era industriale s’insinuò inoltre la percezione che l’uso di alcol portasse a carenze sul lavoro, all’assenteismo, allo spendere i soldi in bevande alcoliche piuttosto che in beni generati dal sistema produttivo: fra i nomi eccellenti che in questo periodo si dichiararono favorevoli alla proibizione totale ci sono John D. RockefellerHenry Ford ed Henry Joy, i quali aderirono all’Anti-Saloon League apportando enormi quantità di denaro.

Con tali fondi a disposizione la Anti-Saloon League fra tutte ottenne in questo periodo una grande visibilità e un potere in grado di esercitare forti pressioni sulla politica nazionale. Le campagne per il regime “dry” (asciutto) iniziarono ad essere incentrate sui numeri: “I liquori sono responsabili del 25% della miseria, del 37% del depauperamento, del 45,8% della nascita di bambini deformi, del 25% delle malattie mentali, del 19,5% dei divorzi e del 50% dei crimini commessi nel nostro Paese”, citano le statistiche del Congresso fornite dalla Anti-Saloon League nel 1914.

Nello stesso clima di moralismo inviso a ogni tipo di uso, anche moderato, di qualsiasi sostanza alterante in cui venne bandito tramite l’Harrison Narcotics Act del 1914 l’uso dell’oppio, venne sancito il bando sull’alcol tramite il Volstead Act del 1919 e il XVIII emendamento degli Stati Uniti, entrato in vigore il 16 gennaio 1920. La sera del 15 gennaio in tutti gli Stati Uniti decine di migliaia di persone si riversarono nei negozi per fare rifornimento delle ultime bottiglie legalmente in vendita. Il senatore Andrew Volstead, che promosse la legge, dichiarò all’indomani dell’entrata in vigore: “I quartieri umili presto apparterranno al passato. Le prigioni e i riformatori resteranno vuoti. Tutti gli uomini cammineranno di nuovo eretti, tutte le donne sorrideranno e tutti i bambini rideranno. Le porte dell’inferno si sono chiuse per sempre. Dal giorno successivo il prezzo dell’alcol schizzò alle stelle, facendo nascere il conseguente mercato nero.

Già a mezzanotte e tre quarti del 15 gennaio, a Chicago, una banda armata assaltò un treno e rapinò un carico di whisky del valore di 100.000 dollari, dando così ufficialmente i natali al contrabbando e al mercato nero sugli alcolici; le prime conseguenze logiche della proibizione, di qualunque sostanza, sono infatti la sua comparsa (spesso in forma adulterata, impura e realmente pericolosa in quanto non soggetta a controlli sanitari e qualitativi) sul mercato nero relazionato al traffico criminale, oltre al suo aumento esponenziale di valore in quanto la proibizione sancisce un’apparente rarità del prodotto che i narcotrafficanti, istituiti in cartelli, mantengono in piedi così come i prezzi standardizzati.

Dopo l’istituzione del proibizionismo, infatti, milioni di americani vollero continuare a bere ed erano disposti a pagare quanto richiesto dal mercato nero per farlo; il prezzo degli alcolici aumentava di dieci volte dopo l’acquisto all’ingrosso in paesi dov’era ancora legale, come il Canada o il Messico, e il conseguente contrabbando in territorio statunitense. Sovente gli alcolici arrivavano con barche via mare, altre volte (fenomeno questo che, a un certo punto, divenne molto diffuso) venivano direttamente istituiti laboratori clandestini, perfino nei boschi, dove si realizzavano birra o surrogati del whisky e di altri superalcolici, chiamati generalmente “Moonshine“, adulterati con vari coloranti e liquidi da taglio.

All’inizio le bottiglie venivano vendute in negozi di generi comuni, che tenevano una modesta quantità da parte a fronte dell’elevato margine di guadagno comparato al rischio; in seguito iniziarono a fiorire in tutti gli Stati Uniti i cosiddetti Speakeasy, sorte di club con ingresso tramite parola d’ordine dove si poteva bere tranquillamente. Nel 1920, anno dell’entrata in vigore del proibizionismo, nella sola New York erano presenti 32.000 Speak-easy, contro i soli 15.000 bar legittimi di prima della proibizione.

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