Covid, vincerà il virus o la solitudine?

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Chi ritiene che la soluzione della diffusione del virus Covid-19 stia nel lockdown, finirà con il ritenere che il problema vero sia l’essere umano in quanto tale. I “lockdownisti” credono che la soluzione principe per debellare l’epidemia sia eliminare i contatti tra le persone. Il Covid, il pericolo invisibile, diventa la persona visibile, il mio prossimo. Il pericolo è l’altro, che può trasmettermi la malattia. Sembra di sentire Sartre: “l’inferno sono gli altri“. E così l’altro diventa un nemico, se non proprio da schiacciare, quanto meno da evitare, meglio da ignorare: occhio non vede, polmone non duole.

Un’idea riciclata da un epidemiologo che predica bene e razzola male

L’idea del lockdown non è affatto nuova, ma la scienza contemporanea l’ha rivestita di modernità attraverso un modello matematico elaborato dall’epidemiologo Neil Ferguson, specializzato in “schemi di diffusione delle malattie infettive”, dell’Imperial College di Londra. Gli è servito un lungo e accademico giro di studi e ricerche per approdare ad un “rimedio” vecchio come il mondo, con cui sono state affrontate le epidemie degli ultimi trenta secoli, “l’isolamento“.

Ferguson è un sostenitore della necessità del lockdown e della separazione, tanto da far cambiare idea a Johnson, Trump e Macron e a imporre il lockdown dei loro Paesi. Ironia della sorte, l’epidemiologo, proprio durante l’ultimo lockdown, è stato colto colto in “flagranza di reato” perché ruppe l’isolamento per correre fra le braccia dell’amante. A inizio maggio, infatti, Ferguson, 51 anni, si è dimesso dal comitato scientifico del governo britannico “Sage” dopo che il Telegraph ha scoperto i suoi incontri con una donna sposata – in un “matrimonio aperto”, secondo il quotidiano – con un altro accademico trentenne, impiegato alla università Soas di Londra (studi orientali e africani). Per la serie: predicare bene e razzolare male.

Il lockdown non offre certezze scientifiche sulla limitazione del contagio

E’ stato ampiamente rilevato e scientificamente provato che la rottura dei lockdown non comporta automaticamente la risalita dei contagi. Quindi il lockdown in sé non offre alcuna certezza scientifica di incidere in maniera decisiva sulla diffusione del virus. Al contrario, il distanziamento e l’isolamento, sul piano della cultura sociale e politica, trasferiscono il centro dell’attenzione dal virus alle persone, che diventano così il pericolo epidemico numero uno: la persona è il problema, è il vero nemico, più della malattia stessa. Al punto che la collaboratrice del presidente Conte, l’economista Marianna Mazzucato, parla della necessità di un lockdown climatico, per ridurre la Co2 e salvare l’ecosistema, teoria ampiamente diffusa dal quotidiano Avvenire. L’essere umano trasformato in nemico dell’altro, e, come se non bastasse, pure in nemico della natura, fino ad affermare propagandisticamente e massonicamente che occorre “fare meno figli per il bene dei nipoti“. Se non ci fosse da piangere…

L’infodemia che manda in tilt anche il governo: è questa la modernità?

La vera modernità non può passare per i lockdown pubblicizzati sulle prime pagine dei quotidiani. Una sequela di ipotesi e intuizioni per lo meno astruse, che sarebbero al vaglio del governo per contenere la crescita di positivi al Covid, basate su chiusure e limitazioni: non si sa se fare uscire solo chi va al lavoro o chi va a scuola, oppure chiudere questa o quella attività economica. Dagli spostamenti tra Regioni ai bar, ai ristoranti e alle palestre, strette di fronte all’aumento dei contagi e ad un aumento di richieste nelle terapie intensive.

Solitudine e depressione rischiano di cambiare la nostra idea dell’uomo

Tutti hanno bisogno di un ambiente che supporti una condizione di normalità, benessere, equilibrio di tipo psicologico ed emotivo. Se tale supporto non risulta essere idoneo o viene a mancare, chiunque può diventare un utente dei servizi per la salute mentale. Se ci chiuderemo di nuovo in casa forse scamperemo al contagio, ma moriremo lo stesso. Di solitudine, di mancate relazioni e di fallimenti, soprattutto economici.

Secondo gli scienziati, la solitudine è universalmente riconosciuta come la principale causa di depressione e finirà per essere più letale del virus! Mentre la colpevolizzazione di essere gli “untori” di manzoniana memoria già ci fa guardare gli altri con sospetto, strusciando il muro con la schiena per distanziarci dal passante che incrociamo, persino dai parenti se non addirittura dai familiari, con la nient’affatto rosea prospettiva, alla lunga, di cambiare la nostra antropologia, la nostra idea dell’uomo. È forse giunto il tempo del pianeta delle scimmie?

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