Je suis Charlie, ma anche no

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Il diritto di critica è assolutamente da difendere. E con lui la satira. Ma il diritto di critica può essere esercitato anche nei confronti di Charlie Hebdo. La vicinanza dimostrata loro per il tragico attentato terroristico del 2015 alla sede del settimanale francese, il rispetto delle vittime dell’assurda e atroce scia di sangue lasciata dall’estremismo islamico per le vignette su Maometto, e infine la necessità di tutelare la libertà di espressione, non significa però che tutto quello che fa e pubblica Charlie Hebdo vada bene. È un po’ triste che facciano parlare di loro soprattutto con vignette ‘religiose’ e spesso anche di dubbio gusto. Nuove idee? Altri obiettivi della satira? In Francia non ne mancano. Ci sono politici e fatti su cui fare riflettere, con un sorriso magari amaro. E allora ‘Je suis Charlie’. Ma a volte anche no.

All’inizio di settembre a Parigi si è aperto il processo per l’attentato a Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, che fece 12 morti. In occasione del processo i superstiti hanno deciso di ripubblicare le vignette su Maometto all’origine di quel massacro, per riaffermare il diritto alla libertà espressione e alla blasfemia, garantito dalla legge francese.

La nuova attenzione su Charlie Hebdo ha portato all’attentato commesso da un immigrato pakistano, che ha ferito con una mannaia due ragazzi davanti ai vecchi locali della redazione, e poi all’orrore di Conflans Sainte Honorine: il 16 ottobre un 18enne rifugiato ceceno in contatto con jihadisti siriani ha aspettato all’uscita dalla scuola media Samuel Paty, professore di Storia e Geografia, e lo ha decapitato. Il terrorista islamico ha voluto punirlo perché l’insegnante aveva fatto una lezione sulla libertà di espressione, come previsto dai programmi, mostrando alcune vignette su Charlie Hebdo

Il 21 ottobre, nel corso di un omaggio solenne alla Sorbona, Macron ha promesso al professore ucciso che la Francia avrebbe continuato la sua opera, senza rinunciare alla libertà di espressione e alle caricature.

Il presidente turco, impegnato in una serie di comizi, vuole essere il leader della protesta del mondo musulmano contro la Francia che difende la laicità. Invece di condannare la decapitazione del professore, Erdogan condanna Macron che rende omaggio all’insegnante.

Ma ci sono molte altre ragioni alla base della crisi tra Francia e Turchia: dagli interventi turchi in Siria e in Libia alle parole di Macron sulla Nato «in stato di morte cerebrale», dall’incidente nel Mediterraneo orientale con le navi francesi schierate in difesa della Grecia fino al sostegno della Turchia all’Azerbaigian contro l’Armenia, vicina a Parigi.

Ci sono poi le difficoltà interne di Erdogan, indebolito dalla crisi economica e da una «rivoluzione culturale» verso l’islam politico che non decolla. Il leader turco si pone allora come difensore della «umma», la comunità dei credenti musulmani di ogni Paese. Infine, il dissidio forse meno visibile ma non meno importante, quello sulle moschee francesi controllate da Ankara.

Dopo rinvii ed esitazioni nella prima parte del suo mandato, il presidente francese ha deciso di affrontare la questione del separatismo islamista, ovvero il tentativo dei musulmani radicali di imporre i propri valori, quelli del Corano, sopra i principi della Repubblica. Un progetto di legge, che dovrebbe essere presentato all’inizio di dicembre, punta a garantire un ruolo centrale alla scuola, che sarà obbligatoria per tutti a partire da 3 anni, senza la possibilità di essere educati a casa o in scuole coraniche.

E un altro punto importante è la fine di quello che Macron chiama «l’islam consolare», ovvero il fatto che molte moschee francese siano finanziate e controllate da potenze straniere: 151 imam sono oggi pagati dalla Turchia (in gran parte funzionari turchi), 120 dall’Algeria e 20 dal Marocco. Macron vuole un Islam nazionale sottratto all’influenza straniera. Erdogan non lo tollera, e per questo scatena una guerra verbale contro il presidente francese.

In questo contesto, arrivano le minacce di Al Qaeda, che due giorni fa ha rinnovato gli inviti ai fedeli musulmani a colpire «i miscredenti» francesi e in particolare i luoghi di culto. A Nizza nella basilica di Notre-Dame sono stati uccisi tre cristiani, perché cristiani.

In Francia, oramai, si è arrivati allo scontro frontale con i terroristi islamici. Ma sei il foglietto satirico parigino non gettasse benzina sul fuoco con le sue vignette di dileggio verso il mondo musulmano e non solo…

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