Covid, anche il Friuli mette il bavaglio ai medici

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Già un mese fa il governatore della Campania, lo sceriffo Vincenzo De Luca, aveva adottato un provvedimento che vietava a tutti i medici e dirigenti della sanità pubblica regionale di parlare con i giornalisti. “Per evitare la diffusione di notizie distorte e spesso non rispondenti alla realtà, l’Unità di Crisi è a disposizione con un proprio referente per fornire tutte le informazioni richieste”. Così si era giustificata l’Unità di crisi della Regione Campania per l’emergenza coronavirus.

Ora è il vicepresidente Riccardo Riccardi, politico di lungo corso (AN, PDL e adesso Forza Italia) ad imbavagliare i medici in Friuli Venezia Giulia. Nella regione autonoma eventuali richieste di interviste sull’andamento del contagio, sulle cure messe in campo, sulla situazione sanitaria di ospedali e pronto soccorsi, in genere tutto quello che ruota intorno all’epidemia e agli studi sul virus, d’ora in avanti vanno indirizzate alla Direzione Salute regionale, che le convoglierà sul vicepresidente con delega alla Salute, Riccardo Riccardi appunto.

Una nota in tal senso è partita all’indirizzo dei direttori generali delle varie aziende sanitarie, ospedaliere e universitarie, friulane. La solfa è sempre la stessa. Per spiegare il cambio di passo e l’accentramento dei rapporti con la stampa sull’organo politico della regione, nella fattispecie il vicepresidente nonché assessore alla Salute e delegato alla Protezione civile, nella circolare la Direzione Salute sostiene che “si è reso necessario adottare una linea univoca nella comunicazione in considerazione del delicato momento legato all’emergenza“. L’obiettivo del vicepresidente – laurea in architettura – sarebbe quello di evitare “facili strumentalizzazioni“.

Nei fatti si delinea una procedura di controllo su quanto arriverà poi alla stampa, procedura per la quale il medico interpellato dai media sottopone la richiesta al proprio direttore che la inoltrerà alla segreteria della direzione regionale, «al fine di avviare la condivisone di eventuali richieste – recita la nota – da proporre al vicepresidente Riccardi per il suo successivo rapporto con la stampa».

Dire che il fatto stupisce sarebbe una menzogna, dato che anche in tempi passati – e nemmeno troppo lontani – la propensione a cercare di imbavagliare il personale sanitario, e di conseguenza la stampa, con diffide e minacce di querele da parte di certi personaggi non sono mancate. Siamo ritornati alla censura preventiva, e per di più utilizzando strutture pubbliche. Fine delle trasmissioni e sotto a chi tocca.

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