Il “mail voting” è stato il grande protagonista di USA 2020. Protagonista da tutti i punti di vista: sia perché mai si erano toccati picchi così alti di preferenza per il voto per corrispondenza – causa Covid-19, ma anche perché, sostengono gli osservatori, i democratici hanno raccolto l’invito del loro candidato, Joe Biden di votare per posta, e perché le abitudini di voto in USA stanno cambiando -, sia per il dibattito che attorno al tema è sorto causa la feroce campagna contro questa modalità di voto messa in campo dal Presidente uscente Donald Trump.
Una modalità di voto che resterà al centro delle attenzioni nei prossimi giorni, quando il risultato delle elezioni tarderà venire causa i tempi lunghi che il conteggio proprio del voto per posta richiederà, e causa le probabili molte contestazioni che scatenerà.

Donald Trump per mesi ha sostenuto che il voto postale comporta un alto rischio di brogli a vantaggio dei Democratici e per questo ha avvertito che non riconoscerebbe una eventuale sconfitta nelle elezioni del 3 novembre, paventando che le contestazioni che i suoi legali solleveranno potrebbero finire davanti alla Corte Suprema federale (che da dopo la nomina di Amy Coney Barrett è saldamente in mano repubblicana).

L’attacco di Trump è stato ripetutamente respinto dagli esperti americani di sistemi elettorali. Secondo la gran parte degli studiosi il voto per posta – possibile in 43 Stati e nel Distretto di Columbia – è sicuro. Il perché è insito nelle modalità di espressione e nei controlli al momento dello spoglio.

Insomma: non le frodi paventate da Trump a suo danno, bensì gli errori e l’eccessivo annullamento di schede dovrebbero preoccupare. Così, indirettamente, il voto per posta potrebbe anche aiutare i repubblicani e danneggiare i democratici.

In passato l’uso del voto postale era limitato ad alcune categorie (per esempio gli over 65, persone malate o cittadini che erano fuori dal loro Stato di residenza). Ma recentemente è stato esteso, tanto che nelle presidenziali Usa del 2016 se ne è avvalso circa un quarto degli elettori. Adesso, circa la metà dei 50 Stati Usa consente il “mail voting” per tutti gli elettori che ne facciano richiesta, indipendentemente dal sussistere di condizioni specifiche come appunto l’età. In particolare, in questa tornata del 2020 si stima che alla fine avranno usato il voto per posta più del doppio rispetto al 2016, visto che molti Stati l’hanno incoraggiato per evitare assembramenti nei seggi in piena pandemia di Covid-19. Addirittura nove Stati, più Washington D.C., terranno delle cosiddette “all mail elections”, cioè faranno votare soltanto via posta: Utah, Hawaii, Colorado, Oregon, Washington, California, Nevada, New Jersey e Vermont.