Adolescenti e isolamento da Coronavirus

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C’è una categoria di grandi assenti fra le misure, varate nei vari DPCM, DPGR e via legiferando, per la gestione dell’ormai eterna emergenza Covid. Si tratta degli adolescenti. Si parla giustamente di scuola – paventando addirittura improbabili, anzi assurdi recuperi nei fine settimana -, delle modalità alternative e spesso irragionevoli per dare e avere una formazione adeguata, di come sopperire in qualche modo all’assenza di servizi per l’infanzia, per i bambini. Ma non si parla, proprio mai, di come poter consentire ai ragazzi un po’ più grandi di uscire e svagarsi, senza dover necessariamente praticare attività motoria. Si tratta oltretutto di una fascia d’età particolare, che ha dato prova fino ad ora di grande maturità ma che, anche per questo, necessita delle giuste attenzioni e di sensibilità di cui al momento non v’è traccia. Rappresentano il futuro, anche il nostro. Non possiamo dimenticarci di loro. Sono proprio loro a chiedercelo. Un esempio?

Che voglia di normalità

Che voglia di quella banale e scontata monotonia di cui erano colme le nostre giornate.

Che voglia di svegliarsi, bere un caffè di fretta e correre verso la fermata dell’autobus in ritardo, salirci per un pelo e trovare un angolino tra le decine di persone.

Che voglia di un pomeriggio al bar a degustare il secondo caffè della giornata con un’amica, a parlare del più e del meno, senza preoccuparsi del resto.

Che voglia di tornare a casa per pranzo, mangiarsi un piatto di pasta con il sottofondo del telegiornale, che non dice mai nulla di interessante, e che voglia di parlarci sopra con la propria famiglia, raccontando la solita giornata a chi ti conosce da sempre.

Che voglia di starnutire e dire salute e grazie, senza aver paura di generare il panico.

Che voglia di viaggiare, di scoprire posti nuovi, di conoscere persone.

Che voglia di andare ad un concerto, sì, di quelli con migliaia di persone provenienti da tutta Italia Già i concerti, in cui non ci sono distinzioni di genere, colore della pelle, credenze, ma solo tante anime che cantano sotto uno stesso cielo, dimenticandosi per una sera di tutto il resto.

Che voglia di dare abbracci, che sapevano aggiustarti il cuore anche nei momenti più difficili.

Che voglia di vederli quei sorrisi, che anche se fatti da uno sconosciuto miglioravano la giornata.

Che voglia di svegliarsi e tornare alla stupida, banale normalità.

Ele, 16 anni

E’ chiedere troppo?

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