Gli abbracci che curano

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Quanto ci è mancata in questi ultimi mesi la libertà di abbracciare le persone a cui vogliamo bene? Baciare e toccare una persona che magari non vediamo da tempo, esser vicini ai nostri parenti in ospedale, isolati, senza poter dare il nostro conforto.

Al Centro Servizi alla Persona Domenico Sartor, di Catelfranco Veneto, hanno deciso di interrompere, almeno parzialmente, questa problematica. È stata creata infatti una speciale “stanza degli abbracci”, per consentire a degenti e parenti di potersi abbracciare in piena sicurezza. Sono state infatti create delle postazioni con materiale plastico morbido, ed ovviamente anallergico, per non consentire il filtraggio di “goccioline”, che potrebbero passare il contagio.

Emozioni senza confini

Non è tutto però, per consentire a tutti di non dover rinunciare a far sentire la propria vicinanza agli ospiti ricoverati, è stata creata una ulteriore struttura, all’interno del Salone delle Rose, dove sono state allestite 12 postazioni, con separatori in vetro, che consentono di toccarsi con guanti morbidi, e poter tranquillamente conversare grazie all’installazione di cuffie e microfoni.

Cubo Sensoriale Interattivo

Infine, al centro della sala c’è un Cubo Sensoriale Interattivo (led-wall) che proietta immagini rilassanti di natura, arte e ambienti familiari. I parenti degli ospiti possono inoltre registrare video ed inviarli al centro, per portare un conforto anche virtuale.

Insomma, distanti si, ma se si riescono a trovare soluzioni sicure, toccarsi non è più così impossibile.

L’articolo Gli abbracci che curano proviene da Fondazione Health Italia.

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