Dino Valle

ACCADDE OGGI / Palermo, guerra tra mafiosi dietro la strage di viale Lazio

Il 10 dicembre 1969 Cosa Nostra uccide il boss Michele Cavataio all’interno della sede della ditta di costruzioni Girolamo Moncada; l’episodio è noto come Strage di viale Lazio.

La strage di viale Lazio, avvenuta a Palermo il 10 dicembre 1969, fu uno dei più cruenti regolamenti di conti della storia di Cosa Nostra.

Un commando di killer composto da uomini reclutati da varie famiglie — Salvatore Riina a dirigere le operazioni a bordo di un’automobile, Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella della cosca di CorleoneEmanuele D’Agostino e Gaetano Grado della cosca di Santa Maria di Gesù, e Damiano Caruso della cosca di Riesi — irruppero, con addosso uniformi da agenti di polizia, negli uffici del costruttore Girolamo Moncada in viale Lazio, a Palermo, covo del boss Michele Cavataio detto Il Cobra, capo della famiglia dell’Acquasanta ritenuto colpevole di avere scatenato la guerra fra le famiglie mafiose.

Secondo una versione dei fatti, fu Caruso, il più giovane, colto da paura, ad aprire il fuoco per primo su due impiegati disarmati. Secondo la versione di Grado, poi divenuto pentito, a sparare sugli impiegati fu invece Provenzano. Secondo quest’ultima ricostruzione, i killer, armati di pistolelupara e Beretta MAB 38, aprirono il fuoco sui presenti; Cavataio provò a reagire con la sua Colt Cobra, ma venne colpito più volte e cadde a terra. Provenzano, per controllare se questi fosse morto o meno, gli diede un calcio ai piedi: ancora vivo, Cavataio esplose all’improvviso un colpo di pistola al petto di Bagarella, mirando poi al viso di Provenzano, ma la sua arma non aveva più munizioni. Provenzano a sua volta cercò di sparargli una raffica di mitra, ma l’arma si inceppò e allora gli fracassò il cranio con il calcio della sua Beretta, prima di finirlo definitivamente con un colpo di pistola alla testa.

Oltre a Calogero Bagarella e al boss Michele Cavataio, morirono tre uomini dipendenti dell’impresa: Francesco Tumminello, pregiudicato, socio-custode-guardaspalle del vecchio Girolamo Moncada, il manovale Salvatore Bevilacqua e il custode del cantiere, Giovanni Domè, completamente estranei ai fatti. Rimasero feriti Angelo e Filippo Moncada, figli del costruttore Girolamo, detto Mommo.

Il 28 aprile 2009, per questi omicidi, vengono condannati all’ergastolo Salvatore Riina e Bernardo Provenzano.

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