Dino Valle

La terra dei cachi

“Italia sì, Italia no… Puoi dir di sì, puoi dir di no… Infetto sì, infetto no…” Così cantavano, quasi profeticamente, Elio e le Storie Tese al Festival di Sanremo. Era il 1996, “anno bisesto, anno funesto” come il 2020, ma allora l’applicazione della terapia Haart (Highly Active Anti-Retroviral Therapy) aveva fatto segnare per la prima volta, dall’inizio dell’epidemia di AIDS, un decremento significativo nei decessi.

Non si può dire altrettanto ai giorni nostri quando, in piena pandemia da Coronavirus, nel giro di pochi mesi spuntano i primi vaccini anti-Covid, attesissima panacea di tutti i mali. E la loro somministrazione senza troppe remore, se non già iniziata, è perlomeno prossima.

Il vaccino anti-Covid sarà obbligatorio? In un primo momento forse no, ma non è detto che non lo diventi. In ogni caso sarà molto probabilmente necessario per tutti coloro che vorranno avere accesso a quelle attività che fino alla primavera scorsa erano considerate normali.

Senza, si rischierà l’esclusione sociale, dagli aerei ai bar, dai cinema ai ristoranti. Perché, se si andrà avanti sulla strada del certificato vaccinale, solo a chi è al sicuro (?) dal Covid potrebbe essere consentito di muoversi liberamente.

L’OMS Europa guarda alla possibilità di “lavorare con gli Stati membri per ottenere qualcosa come un certificato elettronico di vaccinazione, annunciano gli esperti dell’organizzazione. “Stiamo esaminando molto da vicino l’uso della tecnologia nella risposta al Covid” annuncia Siddhartha Datta, esperto di vaccini dell’Oms Europa.

Facile a dirsi, meno a farsi: per poter introdurre un certificato di questo genere, infatti, bisognerebbe garantire un metodo armonizzato con tutte le legislazioni nazionali. Un procedimento complesso, tanto più che l’identificazione e il controllo delle persone vaccinate potrebbe costituire una violazione della privacy in molti sistemi giuridici. Inoltre, l’Oms ha sottolineato che il certificato non costituirebbe un passaporto di immunità in grado di assicurare che il possessore è protetto dal virus, dato che si sono verificati casi di reinfezione.

Nel Regno Unito, che è partito per primo nella campagna vaccinale con 800.000 dosi del prototipo, la questione è urgente. Ristoranti, bar e cinema potrebbero allontanare i clienti se non si sono sottoposti al vaccino”, ha annunciato il sottosegretario alla Salute, Nadhim Zahawi. Precisando che, sebbene la profilassi sia volontaria, “alcuni luoghi – compresi i campi sportivi – potrebbero richiederla come requisito per autorizzare l’ingresso. Sarebbe un messaggio forte a favore del vaccino per le famiglie, la comunità e il Paese”.

Le compagnie aeree potrebbero seguire a ruota. Per andare in Australia, nei prossimi mesi, sarà richiesto un documento d’identità sanitario, anticipa il CEO di Qantas, Alan Joyce: “Una volta che il vaccino sarà disponibile al pubblico cambieremo le nostre condizioni generali di trasporto. Ai passeggeri stranieri chiederemo di aver fatto il vaccino prima di salire sui nostri aerei. Pensiamo sia una decisione necessaria e credo sarà un argomento di discussione con gli altri colleghi in giro per il mondo”.

Il governo Conte intanto spera che tutti gli italiani, o almeno la maggior parte, ne facciano richiesta. Se così non fosse, se alla campagna di vaccinazione dovesse aderire meno del 30-40% della popolazione, allora potrebbe scattare l’obbligo per tutti. Lo ha annunciato il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri. Il braccio destro di Roberto Speranza lo spiega senza mezzi termini: “Non possiamo permetterci che il virus continui a circolare. Se oggi c’è qualche no-vax secondo il quale il vaccino non serve dopo 60-70 mila morti, e a mio avviso saranno ancora di più fino a quando si arriverà a una protezione di gregge, mi dispiace per lui“.

Ma una percentuale del genere non basterà. Secondo i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la soglia di popolazione vaccinata necessaria per ottenere l’immunità di gregge varia da virus a virus. Per il morbillo è del 95%, per la poliomielite basta l’80%. Sopra queste quote si riesce a garantire l’arresto della circolazione di un agente patogeno. Sotto è un terno al lotto.

Secondo Sileri, la diffidenza mostrata dagli italiani nei sondaggi si dovrebbe al fatto che “Se ne parla male. Se se ne parla con i dubbi, se non vengono usate le parole giuste come quando si dice che è stato fatto in fretta, questo può far pensare che sia stato fatto male. Bisogna spiegare invece perché è stato fatto in maniera veloce. In questo modo, la percentuale dei diffidenti si ridurrà”. E non certo per l’eloquio del viceministro.

Un appello alla vaccinazione dei medici è arrivato dal loro presidente, Filippo Anelli.Colleghi medici, immunizzatevi: è un dovere“, ha detto il numero uno della Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri in una recente intervista al Corriere della Sera. “Il vaccino è uno strumento potentissimo di difesa dei cittadini e della nostra professione, che durante la pandemia ha subito troppe perdite – ha esortato Anelli – Non dobbiamo sottrarci, la deontologia ce lo impone“.

Se il governo italiano sta valutando una patente di immunità, la Danimarca è già avanti e annuncia di lavorare a un “passaporto vaccinale Covid-19”. Ma sul piano etico e sociale la questione solleva più di un dubbio, perfino tra gli scienziati. “Questa non è coercizione vera e propria ma rappresenta comunque una forma di forzatura, pressione o limitazione, se dici alla gente che perderà privilegi nella società come individuo se non rispetterà determinate indicazioni”, afferma Anders Beich, presidente dell’ordine dei medici danesi.

Piuttosto scettici anche i giuristi. Secondo Giovanni Maria Flick, magistrato, ex ministro della Giustizia ed ex presidente della Corte Costituzionale, la legge da cui partire per affrontare questo tema è l’articolo 32 della Costituzione italiana. Un articolo che guarda soprattutto alla autodeterminazione e alla libertà:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Esistono due sentenze della Corte Costituzionale sui vaccini: una del 2017 e una del 2018. Quella del 2017 riguarda l’indennizzo in caso di effetti collaterali:

La vaccinazione viene eseguita per un interesse sociale e collettivo. Il ristoro della persona che ha avuto conseguenze dal vaccino deve quindi essere fatto dallo Stato. Questo vale sia per le vaccinazioni obbligatorie sia per quelle raccomandate che quindi, sostanzialmente, vengono equiparate alle prime.

La seconda sentenza, quella del 2018, serve invece per dare il sigillo di costituzionalità al decreto legge introdotto dal governo Gentiloni:

Le competenze fondamentali sul tema delle vaccinazioni sono solo quelle dello Stato, non ci possono essere deleghe alle Regioni. Di fronte alla salute pubblica, per la pluralità di interessi in considerazione, la responsabilità di fondo deve essere unitaria e perciò dello Stato.

I paletti fissati da queste sentenze, tutto sommato recenti, varranno anche per il prossimo vaccino. Sarà solo una l’istituzione che dovrà decidere le sorti del vaccino: una decisione di questo genere dovrà essere presa dal governo, ma sotto una legge ed il controllo del Parlamento, come prescrive la Costituzione. Non con uno dei tanti DPCM cui ci siamo ormai abituati con la pandemia.

Insomma, la vaccinazione contro il Covid-19 può essere imposta obbligatoriamente. Ancora Flick: “Nella stesura di questo articolo ci si era concentrati su un tema: la salute come diritto fondamentale, un diritto che può arrivare anche a rifiutare la cura. Sullo stesso piano, però, ci sono anche il diritto fondamentale degli altri alla salute e l’interesse della collettività: nella tutela della possibilità di rifiutare le cure ci deve essere anche spazio per il tema della solidarietà“. La salute è un bene non solo individuale, ma sociale: ciascuno può valutare cos’è meglio per sé, ma non è libero di nuocere alla salute altrui.

Ci sono però da considerare anche alcuni aspetti di ordine pratico. Prima di imporre l’obbligo del vaccino va valutata, da un lato, la difficoltà di reperire mezzi e risorse per assicurarlo a tutti, somministrarlo forzosamente e irrogare le sanzioni; dall’altro lato, il rischio di alimentare sospetti, conflittualità e atteggiamenti anti-vaccinali. Anche la raccomandazione, accompagnata da una massiccia campagna persuasiva, potrebbe tradursi in un boomerang per il governo, se non fossero soddisfatte le richieste di tutti quelli che si siano persuasi a farsi vaccinare.

Considerazione finale: stanno per propinarci una vaccino così sicuro che devono minacciare la gente per costringerla a farselo fare. Per una malattia così rischiosamente mortale, poi, che bisogna sottoporsi a un test per sapere di averla contratta.

#iostoconcrisanti

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