Dino Valle

ANGELI E DEMONI 7 / Gli Angeli custodi: che ne pensano i teologi?

Prosegue il botta e risposta con Don Marcello Stanzione, il maggior “angelologo” italiano (europeo? mondiale?). 


Don Marcello, l’esistenza degli Angeli custodi è molto rassicurante per noi umani. Ma ha qualche fondamento teologico?

Una preghiera recita così: “O Santo Angelo, che Dio, per la bontà nei miei confronti, ha affidato la cura della mia condotta, donatemi oggi la luce, preservatemi dal male, guidatemi verso il bene e portatemi sul cammino della salvezza, amen!”. La teologia dell’Angelo custode, nella sua essenza, è integralmente compresa nel testo conciso di questa preghiera. Prima di tutto ne risulta che “abbiamo” un Angelo custode, poi che “non ci appartiene” ma ci è donato dal Creatore e che le sue funzioni sono quattro: è “insegnante” (ci chiarisce, apporta conoscenze), “protettore” (ci protegge dal male), “consigliere” (ci orienta verso le buone azioni e una giusta condotta), e “guida mistica” (ci mostra la via della salvezza). In una sola parola, il compito dell’Angelo è quello di “orientarci”.

Abbiamo già rilevato la presenza degli Angeli nelle Sacre Scritture, ma si parla anche di Angeli custodi?

Certo, nel Nuovo ma anche nel Vecchio Testamento, dove per esempio si legge nel salmo 91 al versetto 11: “Egli darà ordine ai suoi Angeli di custodirti in tutti i tuoi passi“, così come nel Salmo 34,8, nella Genesi 48,16, nell’Esodo 23,20, senza parlare del libro di Tobia. Nel Nuovo Testamento i passaggi di questo tipo sono più numerosi, e più precisi: “Non c’è uomo, per quanto ‘piccolo’ sia che non abbia nei cieli il suo Angelo, cogli occhi rivolti al volto del Padre”, dice Gesù (Matteo 18,10) e aggiunge: “Chi disprezza il più precario degli uomini, disprezza anche il suo Angelo, e offusca indirettamente il trono divino”.

E poi c’è l’episodio di San Pietro in prigione…

È il capitolo 12 degli Atti: l’apostolo Pietro viene tirato fuori dalla sua prigione da un Angelo, quindi scapa e bussa in piena notte alla porta dei suoi amici e questi, convinti che evadere sia impossibile, si convincono che la persona alla porta non può essere Pietro ma solo il suo Angelo: per questa comunità protocristiana è normale che non solamente Pietro abbia un Angelo, ma che allo stesso modo quest’Angelo e lui si somiglino come due gocce d’acqua.

In ogni caso l’idea dell’esistenza di Esseri celesti è presente fin dalla notte dei tempi, giusto?

La tendenza a popolare l’universo visibile di una folla di “spiriti” invisibili ma attivi, appartiene alla struttura originale dell’intelligenza umana e gli animismi del mondo intero ne sono la prova. Ma ci sono due proiezioni diverse: da una parte le antiche civiltà popolano il mondo di creature come gli gnomi, le silfidi, le salamandre, dall’altra introducono l’idea di gerarchie celesti in un ordine soprannaturale. Gli Angeli fanno andare avanti il mondo, ma soprattutto lo fanno avanzare verso la salvezza: sono un “campo energetico” rigorosamente organizzato e facente capo al Principe supremo; tutti guardano il volto del Padre e agiscono in Suo nome, intermediari tra Creatore e creazione, tra le esistenze particolari e l’unità dell’universale, tra il visibile e l’invisibile, garantendo che niente possa restare al di fuori dell’economia divina.

Ma i teologi che cosa ne pensano?

Ci sono alcune proposizioni “de fide” o “fidei proxima” ammissibili come articoli di fede: si ammette ad esempio che gli Angeli esistono, sono inviati da Dio per servire e proteggere gli uomini e che esistono Angeli custodi che si occupano dell’individuo lungo tutto l’arco della vita. Queste proposizioni non possono essere contestate, a rischio di cadere al di fuori della fede. Sempre solide, ben fondate dal punto di vista teologico, ma non tanto quanto le prime sono le proposizioni “saltem theologica certa”: una tra queste dice che solo i fedeli hanno il proprio Angelo custode.

Quindi l’esistenza di un Angelo custode è una verità di fede?

Sì, ma resta vivo il dibattito su questo nodo: “A ciascun uomo un Angelo custode” oppure “Solo il credente ha un Angelo custode“. La questione può essere formulata diversamente: “Tutti noi riceviamo alla nascita (o al concepimento) un Angelo delegato, semplicemente perché siamo uomini, o l’Angelo ci è attribuito al battesimo perché entriamo nella comunità dei fedeli?

Don Marcello, tu che cosa ne pensi?

Secondo me la dignità dell’uomo, creato a immagine di Dio, è un argomento sufficiente per rendere plausibile l’ipotesi dell’Angelo attribuito alla nascita: il battesimo dona alcuni privilegi (il mistero dell’Eucarestia, ad esempio) e intensifica incontestabilmente l’esercizio della protezione angelica ma il lattante non battezzato, la cui anima comincia già a essere ambita dagli spiriti malvagi, non ha meno bisogno di protezione e di aiuto di quello battezzato. Non è logico accettare l’esistenza di Angeli delle acque e del vento e negare questo privilegio a certi uomini non cristiani o non battezzati. L’Angelo, dunque, non sembra essere un regalo di battesimo, ma una grazia accordata all’uomo nell’istante del suo arrivo al mondo.

Un uomo, un Angelo allora?

Non è così semplice: alcuni teologi si sono domandati se per caso ci siano uomini con due o più Angeli. O meglio: se l’Angelo custode di un uomo possa o meno collaborare con altri Angeli, del suo rango o di grado più elevato.

Da quale gerarchia provengono gli Angeli custodi?

Dall’ultima (gli Angeli propriamente detti), dice la maggioranza. Non importa quale, dicono altri.

Anche Gesù ha un angelo custode?

No: vorrebbe dire che il “superiore” sarebbe protetto dall'”inferiore“.

La Santa Vergine ha un Angelo custode?

Sì, perché è di natura umana. Inoltre, ha un Angelo custode di rango elevato, nella sua qualità di madre del Signore.

Anche l’Anticristo ha un Angelo custode?

Sì, dice Tommaso d’Aquino: senza di lui farebbe ancora più male di quanto ne faccia.

L’Angelo è infastidito dall’obbligo di vegliare su di noi? E ancora: è triste quando commettiamo un peccato?

La teologia pura e dura dice di no. Compiendo la volontà di Dio, gli Angeli non sono sottomessi ai cambiamenti d’umore e si ritrovano al di sotto di tutte le forme di sentimentalismo.

Gli Angeli sono giudicati nel giudizio finale?

Tommaso d’Aquino dice di no. Di contro le Scritture in almeno due passaggi abbastanza misteriosi sembrano ammettere una risposta affermativa: 1 Co 6,3 (“Non sapete che giudicheremo gli Angeli?”) e 2 Pietro 2,4 (“Poiché se Dio non risparmiò gli Angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell’inferno, serbandoli per il giudizio…“).

Il feto ha già nel ventre materno il suo Angelo?

Sant’Anselmo crede di sì, altri pensano invece che il bambino venga preso in carico solo al momento della sua nascita.

Detto tutto questo, perché l’uomo moderno ha difficoltà a credere agli Angeli?

Sì, non perché sia razionale e ateo, ma perché non crede all’ordine o perché se ne fa un’immagine incoerente. Di contro, l’uomo tradizionale risolve con una stupefacente audacia il problema dell’inevidenza, dell’invisibile e dell’inclassificabile, preferendo forzare l’intelligenza, organizzando ciò che noi oggi riconduciamo in maniera primitiva alla “fortuna“.

Credere agli Angeli significa credere in un percorso?

Essere accompagnati dall’Angelo significa avanzare verso il modello che ci accompagna. Abbiamo un Angelo custode perché viviamo, sin dall’epoca dei primi padri, alla deriva, abbiamo bisogno di una guida, perché siamo per definizione viaggiatori, esseri di passaggio, spiriti itineranti. Abbiamo bisogno di un Angelo custode per rianimare l’istinto della libertà, per correggere il nostro discernimento in rovina.

È severo il nostro Angelo?

L’Angelo non è protettore in maniera severa, ma opera come maestro spirituale, confessore. Non si sostituisce a noi, ma ci dà la chiave dell’autonomia, ci arricchisce, ci preserva dall’ignoranza e da noi stessi, dall’immaturità persistente e da una sclerosi precoce. L’Angelo è per eccellenza l’istanza che ci mantiene vivi, mettendoci al riparo da tutte le malattie spirituali e fisiche.

È invadente?

L’Angelo è discreto, il discorso angelico si guarda bene dal rimproverare pesantemente, preferisce trasmettere in silenzio, in un soffio, piuttosto che fare sermoni. La lingua dell’Angelo è il silenzio.

Ma il termine “custode” spiega bene il compito del nostro Angelo?

La presenza dell’Angelo custode è una legge della nostra esistenza spirituale, come la gravità è una legge della nostra esistenza fisica. L’Angelo è una energia complementare della forza di gravità: fornisce un contrappeso costante al nostro orientamento naturale per mezzo dei sensi, della materia terrestre. L’Angelo “tira verso l’alto“, e senza il suo intervento ci ridurremmo allo stato minerale, così come in assenza di gravità ci perderemmo nel vuoto cosmico. Il termine “custode” è per questa ragione incompleto e forse anche un poco patetico.

All’Angelo custode sono stati attribuiti diversi nomi…

Moltissimi, cominciamo da “paidagogos” e “poimen”: “Ogni credente ha un Angelo a titolo di pedagogo o di pastore“, dice san Basilio. “Pedagogo” designa, in greco, uno schiavo che deve occuparsi dei bambini delle famiglie ricche, soprattutto quando questi si trovano fuori di casa: ad esempio ha il compito di condurli a scuola, portarli a giocare e ricondurli a casa. Il pedagogo è dunque responsabile della sicurezza dei bambini fino al loro ritorno a casa. Questo è il ruolo essenziale dell’Angelo custode: risponde del nostro ritorno a casa del Padre e della nostra protezione fin quando siamo ancora in cammino. Sorvegliante e amministratore, l’angelo compie la funzione che compie il pastore nei confronti del suo gregge. La missione implica anche una funzione liturgica, un servizio, un “accompagnamento” illuminato.

Compaiono, nelle Scritture, altri nomi?

Altri nomi, più o meno sinonimi sono: “phylax” (custode), “prostates” (protettore, avvocato), “epimeletes” (intendente), “ephoros” (sorvegliante), “boethos” (assistente, aiuto), “phruros” (guardiano), “nomeus” (pastore), “paidonomos” (responsabile dell’educazione), “didascalo”s (insegnante), “episcopo”s (osservatore, tutore). Tutti questi nomi hanno varianti latine molto significative: si parla di Angeli “custodes” o “tutelares”, differenti dagli Angeli “nuntii” (annunciatori), oppure di “assistentes”, attivi presso il trono supremo, e “administrantes”, inviati in missione nel mondo creato.

L’Angelo porta pace?

L’Angelo conforta, attenua il male, ricostruisce il nostro tono vitale. Sant’Ignazio di Loyola ritiene che dobbiamo all’Angelo tutti i nostri momenti di vigore interiore, di fede, di concentrazione offensiva, mentre i momenti di sconforto interiore, di scoraggiamento, l’indebolimento delle energie spirituali sono il segno di un’influenza preponderante delle “potenze di questo mondo“. Il risultato della terapia angelica è proprio la pace, l’equilibrio spirituale, il “pensiero positivo“.

L’Angelo perdona?

Sì, lo potremmo anche definire l’Angelo del pentimento, che paralizza l’azione malefica: l’Angelo del pentimento ci riconcilia a Dio, è nostro intercessore, così come il Demonio è il nostro infaticabile accusatore. Il perdono è, tra le altre cose, una manovra curativa. L’Angelo del perdono è quello della salute interiore ritrovata.

Don Marcello, il nostro Angelo ci manda dei segni?

Ogni volta che viviamo situazioni inspiegabili, ogni volta che ci sentiamo, senza cause osservabili, colti dall’entusiasmo o dal disgusto, ogni volta che non sappiamo perché abbiamo fatto, pensato o deciso una tale cosa, lasciamoci il tempo di riflettere su una eventuale “trasmissione” angelica. La “piccola psicologia” (i presentimenti, le indisposizioni minori, le inclinazioni oscure) così come quella “grande” (l’ispirazione creatrice, il sentimento della vocazione ecc.) possono costituire dei capitoli dell’angelologia.

Però c’è sempre una domanda che ritorna: perché abbiamo bisogno dell’assistenza dell’Angelo quando siamo comunque sotto l’amministrazione di Dio?

Ma gli Angeli non si sostituiscono a Lui, Lo servono: sono i suoi strumenti, i suoi inviati, le sue “istituzioni“. Gli Angeli non fanno i sostituti della Provvidenza, ma la realizzano, la eseguono. E poi l’Angelo custode non è mai un servitore solitario, è in contatto permanente con tutto il mondo delle gerarchie celesti, agisce in “rete” grazie a un “sistema di mediazioni benefiche” molto raffinato.

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