Dino Valle

Francesca Immacolata Chaouqui: chi è la mantide degli scandali

Francesca Immacolata Chaouqui, che nel suo curriculum si vanta quale “esperta di relazioni pubbliche”, in nemmeno 40 anni è già finita più volte al centro di tanto eclatanti quanto ambigui polveroni mediatici. Insomma, dove c’è della marmellata, lei invariabilmente ci ficca le mani e se le sporca.

La prima volta che il suo nome è finito alla ribalta era il 2013 e a Corigliano Calabro la sedicenne Fabiana Luzzi era stata accoltellata e poi bruciata viva dal suo fidanzatino di un anno più grande di lei. Francesca  Chaouqui, che l’8 dicembre 1981 è nata a San Sosti, paese della provincia di Cosenza a pochi chilometri dal luogo dell’omicidio, scrisse una lettera al Corriere della Sera descrivendo la Calabria come luogo arretrato e maschilista: “Fabiana è cresciuta come tutte noi, sentendosi dire cittu ca tu si fimmina“, cioè zitta tu che sei una donna. E le sue parole scatenarono un putiferio di reazioni indignate.

Dalla sua terra natia lei, figlia di una calabrese e di un marocchino, se l’era squagliata appena aveva potuto per iscriversi all’università. Si è laureata in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma ed è diventata consulente alla Ernst & Young Italia, dove ha conosciuto, per poi sposarlo, l’informatico Corrado Lanino, che vanta una lunga esperienza di lavoro proprio in Vaticano. Lavora per Ernst&Young Italia e per lo studio legale Orrick, Herrington & Sutcliffe Italia, ma soprattutto diventa molto amica di una nobildonna romana, la contessa Marisa Pinto Olori Del Poggio, che la introduce nei salotti buoni della Capitale. Entra anche in una think net legata alla famiglia di Gianni ed Enrico Letta. E poi arriva alla Ferpi, la Federazione relazioni pubbliche italiana.

La svolta per lei arriva quando Papa Francesco la chiama, nel luglio del 2013, a far parte della Cosea, la Commissione referente di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economiche e amministrative della Santa Sede, guidata dal monsignore spagnolo Lucio Angel Vallejo Balda. Tutti e due vengono arrestati in Vaticano per la fuga di notizie e la divulgazione di documenti riservati.

Nel mirino degli inquirenti d’Oltretevere c’erano due libri che stavano per essere dati alla stampa: uno del giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi, l’altro di Gianluigi Nuzzi, autore del volume “Sua Santità” che fu al centro del primo scandalo Vatileaks. E proprio a Nuzzi Chaouqui aveva manifestato la sua simpatia su Twitter, rispondendo ad un suo cinguettio del 2012, nel pieno della stagione dei corvi contro Benedetto XVI: “Hai fottutamente ragione“, gli scrisse commentando le polemiche legate alla fuga di notizie. E ancora, quando lui riferiva di una vecchia fonte che era tornata a farsi sentire, lei replicava: “Meno male che ci sei“. Sempre nel maggio di tre anni fa, citando Paolo Gabriele, il maggiordomo di Ratzinger arrestato e condannato per aver fatto uscire dall’appartamento pontificio la corrispondenza privata del Papa, Chaouqui aveva poi twittato testualmente: “Le lettere continueranno ad uscire e sacrificare Paolo nn sarà servito a niente“.

Nell’occasione erano tornati a galla altri suoi vecchi tweet. Anche quelli, che lei ha poi assicurato siano stati taroccati da qualcuno per infangarla, nei quali l’allora segretario di Stato Bertone veniva definito “corrotto” e l’ex ministro Giulio Tremonti veniva collegato a un conto Ior chiuso perché, era scritto nel cinguttio, in Vaticano avevano scoperto la sua omosessualità. Di un altro tweet, invece, Chaouqui ha ammesso la responsabilità: era quello che, sempre nel 2012, accreditava l’ipotesi secondo la quale Benedetto XVI avrebbe avuto la leucemia. Una malattia oncologica, come quella che le fonti anonime riprese dal Quotidiano Nazionale attribuiscono ora a papa Francesco.

Il 7 luglio 2016 il processo Vatileaks 2 si è concluso con il proscioglimento dei giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, le condanne per monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda e per Francesca Immacolata Chaouqui rispettivamente a 18 e 10 mesi di reclusione. Con pena sospesa per la Chaouqui, che aveva collaborato alle indagini, mentre il 20 dicembre 2016, papa Francesco ha concesso la libertà condizionale a monsignor Balda.

Un secondo “caso Chaouqui”, che fece ancora più clamore in Vaticano, perché il Papa ne fu profondamente irritato, ebbe a che vedere con l’organizzazione di un “party” sulla terrazza della Prefettura degli Affari economici in via della Conciliazione organizzato per offrire a personalità politiche e del jet set italiano ed estero la possibilità di assistere da una postazione privilegiata alle canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II in piazza San Pietro il 15 aprile 2014. Su quella terrazza Chaouqui faceva gli onori di casa e monsignor Vallejo Balda distribuiva ai presenti la comunione in un bicchiere di cristallo. Un particolare che non piacque per nulla a Papa Francesco, alieno da comportamenti del genere, e che fecero cadere gli ultimi dubbi sull’opportunità di procedere allo scioglimento della Cosea il 22 maggio 2014.

Cosi, sfruttando la sua (in)dubbia notorietà, per la Sperling & Kupfer scrive e pubblica il libro “Nel nome di Pietro”. Nel vari capitoli, per la prima volta, questa storia viene raccontata per intero, con corrispondenze e documenti esclusivi mai usciti prima. E non è solo una storia di sprechi, ricchezza, affari e intrighi: è soprattutto un duro j’accuse alle lobby internazionali che all’interno del Vaticano vogliono compromettere la missione di rinnovamento di papa Francesco.

Dopo quattro anni di (quasi) silenzio, Francesca Immacolata Chaouqui, torna a far parlare di sé. La sua società, la View Point Strategy srl, fondata proprio nel 2016 insieme al marito Corrado Lanino, si è aggiudicata una consulenza esterna di un anno da 38mila euro più Iva per la gestione del “servizio di informazione, comunicazione e marketing” della Asl Roma 4, competente per il territorio del litorale a nord di Roma (Civitavecchia, Santa Marinella, Cerveteri e Ladispoli). A firmare la delibera il direttore generale dell’azienda sanitaria, Giuseppe Quintavalle, lo stesso dirigente che poche settimane fa il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, ha nominato ad interim anche a capo della vicina Asl Roma 3, competente per i territori di Ostia e Fiumicino.

Infine è del 4 dicembre la notizia che Chaouqui risulta tra le quattro persone indagate dalla Procura di Roma in un’indagine su “provvigioni” da 72 milioni di euro per l’acquisto di 801 milioni di mascherine dalla Cina durante la prima ondata della pandemia. I reati ipotizzati, a seconda delle posizioni, sono di traffico di influenze illecite e ricettazione. Per quest’ultima fattispecie è indagata Francesca Immacolata Chaouqui. Gli altri indagati sono l’ingegnere Andrea Vincenzo Tommasi, a capo di una società al centro dell’indagine, Mario Benotti, giornalista Rai in aspettativa, e Antonella Appulo.

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