Dino Valle

#iostoconmiamamma

Twitter è una macchina infernale. Offre possibilità e libertà di parola a chiunque, anche a chi non ne è degno. Ma permette anche alle persone di coinvolgersi, ritrovarsi unite intorno a un ideale. 

Twitter ha anche il merito di far conoscere le opinioni, “tastare” il polso delle persone senza dover ricorrere a pomposi sondaggi ufficiali, spesso teleguidati in modo da porgere una certa domanda per ottenere una determinata risposta. Offre dati reali, che vengono della pancia della gente, di chi non ha paura di esporsi e gridare in faccia a chiunque ciò che pensa.

Scorrendo i vari tweet mi sono imbattuto in uno di questi esempi di pensiero e buonsenso comune, che – non fatico ad ammetterlo – mi ha profondamente commosso: sarà che vorrei farlo ancora anch’io ma ormai non posso più. Vero o artefatto che sia non importa, spero sia giunto dritto fino alle orecchie dal presidente del consiglio Conte, perché interpreta con toni lucidamente addolorati, tutta la rabbia e lo scoramento di milioni di italiani abbandonati, lasciati al margine, cui non sta più bene per nulla il modo con cui Giuseppi si erge a Padreterno per decidere della vita e della morte dei suoi mai stati elettori, oggi sudditi.

Un borioso professorino di seconda scelta che con i suoi DPCM ha condannato a morte solitaria decine di migliaia di persone, che non hanno potuto ricevere l’ultimo abbraccio. Che non hanno avuto l’umano conforto di un addio con un bacio, la mano stretta nella mano di chi con loro magari aveva combattuto e condiviso anni di vita difficili, costruito una famiglia, cresciuto dei figli. Persone abbandonate in un letto, che hanno chiesto l’umana pietà di un gesto d’affetto e hanno invece ricevuto il freddo bacio della morte tra i bip impersonali di una altrettanto freddo marchingegno. Per poi essere cremati da soli, magari rispediti in una busta da chissà quale ospedale al cimitero di casa, persino dopo parecchi giorni. Senza l’estremo saluto. Tutto per un DPCM. Non esistono parole per commentare una simile crudeltà.

E adesso Conte ci vieta il Natale in famiglia. Ci vieta di vedere i nostri cari. Ci vieta gli incontri. Nel periodo delle feste più sentite. E non solo per la parte religiosa, ma anche per la voglia di stare insieme, raccontarsi, ritrovarsi più uniti, stretti intorno a un panettone. È proprio questo che fa paura. L’unione, un ideale comune, un amore che varca il tempo. 

E quindi riporto con onore, integralmente, il tweet in cui mi sono imbattuto, perché ne rispetto a pieno il pensiero e il coraggioso gesto. Un atto e una dichiarazione d’amore per la vita vera, per gli affetti sinceri, che nessun DPCM, di un ominicchio che senza senso del ridicolo si è autoparagonato a Churchill, potrà mai portarci via. 

Grazie a chi l’ha scritto. Grazie a chi lo metterà in pratica.

Caro presidente mia mamma il giorno di Natale non la lascio a Milano da sola… Non so quanti Natali abbiamo ancora davanti, sa io combatto con il cancro da due anni e mia mamma ha 83 anni. Il giorno di Natale prenderò la mia auto e andrò a pranzo da lei, viaggiando per tre regioni e non so quanti comuni! Potete inseguirmi, lanciare droni e squadre speciali, ma Natale sarò con la mia mamma. Lavoro 12 ore al giorno sei giorni alla settimana pagando i vostri vergognosi stipendi, pagando il bonus monopattini elettrici che regalate per girare gratis a chi magari già riceve un vergognoso reddito di cittadinanza. Ma no, non permetto a voi privilegiati politici di rovinare l’unico giorno in cui dovresti sparire dallo schermo e lasciare gli italiani nell’intimità dei propri affetti. Ci sono anziani che aspettano il giorno di Natale come unico scopo della loro vita per giocare con nipoti e abbracciare figli lontani e senza il Natale in famiglia preferirebbero morire.

Auguri!

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