Dino Valle

Lettera aperta di un carabiniere: “Costretti a perseguire i cittadini invece dei criminali”

Navigando qua e là per il Web, mi sono imbattuto nella lettera che segue e che ho deciso di riportare per intero. Mi sono sempre domandato: ma che cosa ne penseranno di tutti questi DPCM i tutori dell’ordine, ridotti a far rispettare i capricci di un manipolo di pazzoidi, capitanati da Giuseppi, che stravolgono a piacer loro la Costituzione, negando agli italiani i diritti fondamentali? Beh, ho trovato la risposta, direi anche piuttosto eloquente.

Egregio Presidente Professor Conte,
Le scrivo questa mia per esternarLe da Carabiniere il mio disagio per la situazione e le mansioni cui io ed i miei Colleghi delle Forze dell’ordine siamo stati chiamati in epoca di Covid 19.

In questo atipico 2020 di pandemia e soprattutto in queste Feste natalizie, che seguono di poco la Festa della Virgo Fidelis, nostra patrona dell’Arma, ci sentiamo ogni giorno di più lontani dai cittadini.
Da quasi un anno ormai, le mansioni cui dobbiamo attendere sono quelle non più solo di controllo del territorio e prevenzione del crimine, cui le nostre prerogative di ufficiali di polizia giudiziaria ci richiamano, ma ormai di odiosa repressione dell’espressione di diritti costituzionali dei comuni cittadini italiani.
Diritti di libertà, di circolazione, di socialità.

Lo facciamo per il bene primario della salute? Sì, ma la deterrenza è, a mio modestissimo avviso, sbagliata.
L’eroe Salvo D’Acquisto si accusò di ciò che non aveva fatto per salvare i propri concittadini.

Perse la vita, la sua vita, per gli altri.

Questo è l’esempio che abbiamo sempre davanti agli occhi.

E noi? Cosa chiedete a noi?

Signor Presidente del Consiglio, Lei con decreti che ci hanno insegnato di mera valenza amministrativa e non di legge, obbliga noi, operatori di sicurezza, a perseguire i cittadini invece dei criminali, a vigilare sulla loro privazione di libertà, a multarli  perché si recano magari senza giustificazione a trovare un parente anziano o la propria compagna. Ad essere inflessibili se qualcuno prende un caffè al banco del bar o senza mascherina, ovviamente. E a voltarci dall’altra parte se a camminare senza mascherina e ad assembrarsi sono senza tetto nelle stazioni, dediti a spaccio e rapine. Al limite della omissione di atti di ufficio.

Ma noi, smessa l’uniforme, magari dopo un servizio notturno, con quale consapevolezza guardiamo negli occhi i nostri figli, i nostri genitori? Gli stessi occhi di chi troviamo per strada e non può giustificare un suo comportamento fino ad un anno fa assolutamente normale.

L’art. 575, co. 1, r.m., che riproduce l’art. 2, l. n. 382/1978 prescrive che i militari prestano giuramento con la seguente formula.
«Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni».

Ricordo il mio giuramento, è avvenuto pochi anni fa in forma solenne, alla presenza della Bandiera e del Comandante del corpo.
Il Comandante Generale dell’Arma era altresì presente. Spese parole significative nel richiamarci al nostro senso del dovere, della disciplina, del sacrificio. Nel solco di chi ci ha preceduto fino all’estremo sacrificio.

Mio padre, anch’egli Carabiniere, ha appuntato al mio bavero gli Alamari che significano appartenenza e servizio alla comunità.

Noi siamo punti di riferimento per i cittadini, li aiutiamo nei momenti più difficili, quando sono scossi, vittime di reati, dispersi, magari malati e soli.

E invece questo Natale noi dobbiamo ergerci a censori di innocenti che vogliono solo seguire le tradizioni ed i valori della nostra società, della nostra cultura.

Ieri in un servizio di pattuglia abbiamo dovuto redarguire e multare un gruppo di ragazzini che alle 21 si erano trovati insieme a ridere e a baciarsi.

Come tutti a quell’età.

Ed io, che sono un Carabiniere ed una madre, l’ho fatto, perché ho giurato di seguire le regole.
Ma mi sono vergognata, specchiandomi e riconoscendomi negli occhi di ragazzi poco più giovani di me, incoscienti ed inconsapevoli, forse, ma persone normali, senza vere colpe.
Ho elevato loro la sanzione, ergendomi a censore, consapevole che a quella età sono cifre inarrivabili, che peseranno sulle famiglie, che causeranno litigi e dissapori.
Il giorno di Natale. Un Natale rovinato.

Ho giurato di difendere le libere istituzioni; la libertà di esse, adesso, se mi è permesso, la vedo in pericolo.
I professori di diritto al corso della Scuola Marescialli mi hanno sempre ricordato come uguaglianza e libertà siano i principi cardine della Repubblica. In quei due anni me li hanno inculcati. Come hanno fatto con il senso del dovere di doverli difendere.

E che, essa Repubblica ci chiami adesso, donne e uomini con le stellette, a disattendere quei principi e seguire gli ordini che siano in contrasto con i principi democratici, ecco, questo, lo trovo in conflitto con la mia scelta.

Questo è il mio disagio: sono un Carabiniere e sono una donna.

Comandante di uomini e responsabile della loro incolumità.

Ma soprattutto sono una sentinella delle libere istituzioni, una di quelli che in ultima analisi scende nelle strade, che mette la faccia nella applicazione della norme emanate dai palazzi a Roma. Norme che magari non condivide, norme che non capisce.

Lo farò, con lo spirito di servizio che abbiamo sempre avuto, ma con una paura nel cuore.

Ho visto Colleghi tornare con ferite da taglio o la testa sanguinante, con la tuta rotta e mai un lamento si è alzato. É il nostro lavoro, veniamo insultati, irrisi e ci dicono di non reagire. Non lo facciamo, perché  la stragrande maggioranza degli Italiani é con noi, ci stima e rispetta.

Ma ora rischiamo di diventare o di essere visti come loro nemici. E questa sarebbe una ferita difficile da rimarginare.

Io sono troppo giovane, non lo ricordo, ma mio padre mi ha raccontato della caduta del muro di Berlino, che i VoPos, poliziotti della Repubblica democratica tedesca, difendevano ad ogni costo, sparando a chi tentava di scavalcarlo per raggiungere la libertà.
Ecco, io non voglio diventare una di loro, non mi sono arruolata per questo.

Non ci faccia diventare nemici del nostro popolo.

Con osservanza.

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4 commenti su “Lettera aperta di un carabiniere: “Costretti a perseguire i cittadini invece dei criminali””

  1. Bellissima lettera. Ricordo però alla Carabiniere che l’ha scritta che il suo giuramento le impone di rispettare le difendere la Costituzione, non chi, con la scusa del Covid, ne viola i principi. Lei e i suoi colleghi ci pensino perché anziché difensori della Costituzione, stanno facendosi trasformare in servitori dei tiranni

  2. forse sbaglio ma forse il sig. paolo e il sig. Giuseppe T: non hanno letto bene la lettera, o si sono soffermati a sottolineare con il loro intervento solo a quello che fa comodo per rilasciare qualche critica. Rileggetela di nuovo e usate un pò di riflessione sullo scritto, é molto significativo l’ultima frase, per il resto non comento perché non ce nulla da commentare farei io stesso critiche per quelli che non ammetterebbero il mio giudizio se cosi potrebbe essere detto.

  3. Ammesso che la lettera sia vera e non una manovra di qualcuno che ha interesse a screditare il governo, credo che il carabiniere dovrebbe intervenire e sanzionare secondo “scienza e coscienza, e riconoscere come nemico il virus che ha causato la pandemia e non gli organi pubblici o il governo che faticosamente cercano soluzioni per fronteggiarla. Qualora non fosse vera penso che solo la feccia propagandistica di qualche oscuro apparato possa esprimere simili concetti.

  4. …. Ho letto con attenzione quanto scritto dal Carabiniere donna che arguisco essere maresciallo. Le rispondo che esiste il libero arbitrio e a mio avviso non era necessario multare i ragazzini sarebbe bastato redarguirli ed allontanarlo. Bisogna guardare sempre in faccia a chi si fa le multe avrebbe fatto meglio il suo dovere se avesse multato lo spacciatore della Stazione. Non se la deve prendere con il governo se poi si fa venire i sensi di colpa per ciò che ha fatto. Il carabiniere é stato sempre apprezzato per la sua umanità… Buono con i buoni e cattivo con i cattivi nessuno le ha chiesto di essere robocop ma solo carabiniere l

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