Dino Valle

Via libera dal Vaticano: il giudice Livatino sarà Beato

La Santa Sede ha deciso:  il giudice Rosario Livatino, assassinato ad Agrigento il 21 settembre 1990, ad appena 37 anni, dai mafiosi della ‘Stidda’, sarà proclamato Beato.

Il martirio del giudice Livatino si aggiunge a quello del già Beato Giuseppe Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia nel 1993.

La decisione del Papa è arrivata lunedì 21 dicembre al termine dell’udienza con il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi.

Talvolta la storia della Chiesa e quella della Mafia si sono intrecciate nel modo sbagliato, ancora di recente si è dovuto intervenire contro gli “inchini” durante le processioni davanti alle case di alcuni boss locali. Tuttavia fin dalle parole nettissime di Giovanni Paolo II il 9 maggio del 1993 pose un taglio netto ad ogni ambiguità, una sfida, quella della Chiesa alla Mafia che si risolse – tra l’altro – proprio nella morte di don Pino Puglisi nel settembre di quello stesso anno.

Rosario Livatino nacque a Canicattì nel 1952, figlio di Vincenzo Livatino – impiegato dell’esattoria comunale – e di Rosalia Corbo. Conseguita la maturità presso il locale liceo classico Ugo Foscolo, dove si impegnò nell’Azione Cattolica, nel 1971 si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, presso la quale si laureò cum laude nel 1975.

Tra il 1977 e il 1978 prestò servizio come vicedirettore in prova presso l’Ufficio del Registro di Agrigento. Sempre nel 1978, dopo essersi classificato tra i primi in graduatoria nel concorso per entrare nella magistratura italiana, venne assegnato presso il tribunale ordinario di Caltanissetta. Nel 1979 diventò sostituto procuratore presso il tribunale di Agrigento e ricoprì la carica fino al 1989, quando assunse il ruolo di giudice a latere.

Venne ucciso il 21 settembre 1990 ad Agrigento sulla SS 640 mentre si recava, senza scorta, in tribunale, per mano di quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa nostra. Era a bordo della sua vettura, una vecchia Ford Fiesta color amaranto, quando fu speronato dall’auto dei killer. Tentò disperatamente una fuga a piedi attraverso i campi limitrofi ma, già ferito da un colpo ad una spalla, fu raggiunto dopo poche decine di metri e freddato a colpi di pistola.

Del delitto fu testimone oculare Pietro Nava, sulla base delle cui dichiarazioni furono individuati gli esecutori dell’omicidio.

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