Vaccini: Arcuri ne ha già combinata un’altra delle sue

Oramai è come sparare sulla Croce Rossa. Basta assegnare un incarico, qualsiasi, ad Arcuri per essere sicuri che finisca in m… Scusate, ma a chi bisognava affidare il compito di gestire la vaccinazione anti-Covid se non al Cimabue di Dom Bairo, quello che gli dai un compito e nel giro di un nulla ne sbaglia almeno due? Ovvio: ad Arcuri. E anche in questo caso la frittata è fatta. Stiamo parlando solo dell’ultimo flop di una lunga serie: proprio quello dei vaccini.

Da un parte la Merkel frega l’Europa: il governo tedesco acquista 30 milioni di dosi extra, con tanti saluti al piano comune, alle dosi simboliche da distribuire ai Paesi membri e al V-day, salutato come inizio tangibile della nuova Europa “federale”. Ricordate George Orwell e la sua fattoria dove tutti gli animali erano uguali, ad eccezione di quelli “più uguali degli altri”? Se non la ricordate, informatevi su quel che sta combinando la Germania di Frau Merkel con i vaccini anti-Covid e pensate alla Ue. Tanti sermoncini sulla solidarietà europea in favore di telecamera e poi, quando la lucina si spegne, il balzo felino per accaparrarseli da sola. Infatti ne ha acquistato 30 milioni di dosi in barba agli accordi stipulati tra la Commissione europea e le case farmaceutiche.

Dall’altra il portento de’ noantri ha deciso di puntare in gran parte sul vaccino di AstraZeneca, anche per la compartecipazione dell’azienda Irbm di Pomezia. E proprio ieri – c’entrerà probabilmente anche un pizzico di sfiga – ecco che dall’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali, è arrivato lo stop all’antidoto dell’azienda britannica: ha bisogno di nuovi test per mettere ordine fra i suoi dati e probabilmente arriverà più tardi del previsto e quasi certamente non nel mese di gennaio.

L’Italia ha una prelazione su 40,38 milioni di dosi (ben più di quelle prenotate per l’unico vaccino a oggi disponibile, quello di Pfizer, di cui arriveranno in tutto 26,92 milioni di dosi). Ma soprattutto, nel primo trimestre 2021 il vaccino AstraZeneca sarebbe dovuto essere il perno del piano di vaccinazione italiano, che conta sulla disponibilità di 16,1 milioni di dosi nei primi tre mesi, mentre il vaccino Pfizer dovrebbe essere distribuito in 8,7 milioni di dosi, quello Curevac (ancora in fase di studio) in 2 milioni di dosi e il siero di Moderna (non ancora approvato in Europa) in 1,3 milioni di dosi. Così al “nostro” non è rimasto che precipitarsi a bussare alla porta della Pfizer per un ordine supplementare di vaccini che, nonostante i ritardi iniziali, hanno iniziato oggi a confluire su nove scali i velivoli che portano in Italia la fornitura settimanale di 470mila dosi.

Tacconata una crepa, ecco che se ne apre subito un’altra, stavolta però ampiamente preventivabile. Non che abbiamo i frigoriferi pieni di dosi da iniettare, ma si potrebbe cominciare a vaccinare seriamente qualcuno. Solo che mancano i vaccinatori, perché ancora una volta Arcuri, che avrebbe dovuto occuparsene con largo anticipo, ha fatto tutto all’ultimo. Solo l’11 dicembre ha pubblicato il bando necessario a reclutare 3 mila medici e 12 mila infermieri che, secondo lui, sarebbero necessari per l’operazione vaccino. Contratti di nove mesi da 58.842 euro lordi per i medici e da 27.693 euro lordi per gli infermieri, comprensivi entrambi di tre quarti della tredicesima a cui si ha diritto. Non è però il ministero della Salute, né le Regioni, né la struttura commissariale di Arcuri a doverli assumere: si tratterà di lavoro in affitto. Il bando infatti cercava cinque agenzie di lavoro interinale che si offrissero di fornire a loro carico quel personale necessario all’operazione vaccini, perché in questo momento, nelle condizioni in cui versano le strutture sanitarie, non si può utilizzare la rete ospedaliera e il suo personale che ha già ben altri impegni.

Ma il pasticcio fatto dagli Arcuri boys ha complicato di molto il percorso. E la struttura commissariale è stata bombardata da richieste di chiarimento sull’aspetto più importante per le agenzie di lavoro: quanto possono ricavare loro dalla fornitura di quel personale? Nel bando c’era scritto che il margine di guadagno per le agenzie sarebbe stato del 5%. Ma tutte hanno scritto la stessa domanda alla struttura commissariale: “Lordo o netto? Perché se comprende pure l’Iva, allora si scende al 3,9% ed è difficile proporre ribassi…”. Risposta di Arcuri: “Si precisa che per mero errore materiale nell’avviso non è stato indicato correttamente il margine di agenzia al netto dell’Iva”. Quindi le agenzie avevano fiutato la trappola: il loro guadagno è del 5% ma poi sulla cifra bisogna detrarre l’Iva al 22%, quindi si riduce al 3,9%. Siamo in queste mani qui, bisogna rassegnarci.

I 15 mila vaccinatori, dunque, al momento non ci sono. Come li dovrebbero trovare? Nessuna paura: Arcuri non si scoraggia, anche perché se si scoraggiasse si sarebbe già fatto da parte da un pezzo. Un po’ ce li mette lui stesso, che dal 16 dicembre ha aperto on line un questionario dove potevano registrarsi inserendo il loro curriculum vitae eventuali aspiranti medici e infermieri. Ovviamente non c’è alcuna notizia sui numeri di questa operazione. Quali che siano, questo elenco verrà fornito alle agenzie che dovessero prima partecipare e poi aggiudicarsi la gara. Se non si rivelerà sufficiente, dovranno essere loro a reperire i medici e gli infermieri che mancano. A quel punto bisognerebbe stipulare i contratti a seconda delle richieste territoriali. Per averne però la certezza, bisognerebbe avere già pronti gli hub di vaccinazione con il famoso fiorellino di Stefano Boeri. Al momento gli assessori regionali a cui si chiede conto allargano le braccia e dicono che non sanno né dove né come né a spese di chi verranno realizzati. Quindi bisognerà aspettare un bel po’ di tempo. 

Una volta che tutto fosse a posto (e l’esperienza insegna che mai qualcosa è stato a posto quest’anno), bisognerà procedere alla formazione sia dei medici che degli infermieri. Perché nessuno nasce vaccinatore, e inoltre nessun vaccino sarà uguale all’altro. Quello da somministrare ora – il Pfizer – è contenuto in una minuscola fiala che racchiude però 5, forse 6 dosi. Ci vuole una supervista per dividere le parti giuste aspirandole con la siringa, tant’è che già ci sono stati i primi errori di somministrazione (in Germania, per errore, hanno somministrato con una sola iniezione tutte e 5 le dosi contenute nella mini-fiala). Il corso di formazione ai vaccinatori sarà tenuto dall’Istituto superiore di sanità, che non ha alle spalle alcun precedente in merito. Però lì avranno già letto il manuale delle istruzioni della Pfizer e qualcosa avranno da raccontare. Durata del corso? Non prevista. Ma è compresa nei nove mesi di contratto.

Ci sono i vaccini, ma prima di avere i vaccinatori necessari bisognerà che quei frigoriferi a -80 gradi li tengano a lungo in modo sicuro. Pregando che tutti insieme in funzione non provochino un blackout, perché allora la nottata di attesa sarà davvero mooolto lunga.

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