Dino Valle

Il MinCulPop del piccolo dittatore

Dopo aver sberleffato la Costituzione, con il tacito (effigurati) consenso di quel presidente della repubblica che dovrebbe esserne il garante, il governo si sta avvitando in una fase di non ritorno. Per ora, a suon di dpcm, Giuseppi e i suoi scagnozzi hanno calpestato, in nome della “salute pubblica”, buona parte dei diritti fondamentali dei cittadini: libertà personale (articoli 2, 13, 14, 15), libertà di riunione e di associazione (17, 18), libertà religiosa (19), diritto di voto (48), diritto di istruzione (34), diritto al lavoro (1, 35, 36 e 38), diritto alla giustizia (24). Ora tocca alla libertà di pensiero e di stampa (21).

Eggià perché, come in ogni regime totalitario che si rispetti, è buona norma mettere il bavaglio a chi la pensa diversamente. Così, prima il MinCulPop di Conte foraggia con 50 miliardi radio e tv disposte a diffondere le sue veline. Poi il piccolo dittatore avoca a sé  il controllo e la limitazione della comunicazione con la censura.

Puoi addurre a sostegno delle tue tesi tutti i ragionamenti e le prove che vuoi: se sono contrarie alla linea di regime, sei un negazionista, magari anche fascista, e le tue sono solo fake news. Bene che ti vada verranno oscurati i tuoi post sui social network (a chi scrive è già successo con YouTube) o il tuo sito oppure ritirato il tuo libro. Male che vada scatta la denuncia per diffamazione o procurato allarme,

Da parte di chi? Soprattutto da parte della polizia postale che, distolta dalla caccia a pedopornografia, truffe bancarie, hacking (a chi scrive è successo anche questo, e il poliziotto di turno si è limitato a ridergli in faccia), giochi e scommesse online, è stata dirottata a scandagliare il web alla ricerca di chi sbugiarda Speranza o sberleffa Boeri e i suoi gazebo di vaccinazione a forma di fiore.

E l’operazione censura è già scattata con un dispiegamento di forze degno di miglior obiettivo: provatevi un po’a cercare su qualsiasi motore di ricerca qualcosa che non sia meno che allineato.

A tale proposito, riporto l’articolo dal titolo “Duecento pagine dei social nel mirino della polizia postale: Diffondono teorie negazioniste e fake news sul virus” (a firma di Carlotta Rocci) pubblicato oggi su Repubblica Torino. Per la serie: voglio ma non posso!


Da Facebook a Instagram, da Twitter a TikTok, duecento pagine segnalate dalla polizia postale di Piemonte e Valle d’Aosta alla procura per i loro messaggi negazionisti e le teorie del complotto che quest’anno sono circolate sui social, o semplicemente per le fake news diffuse sulla pandemia.

“Su queste piattaforme – spiega una nota della polizia postale – si cercano strategie di contrasto e di protesta, anche violenta, alle disposizioni in materia di contenimento del contagio. E’ evidente come i problemi economici e sanitari causati dall’emergenza coronavirus siano stati strumentalizzati da numerosi esponenti di vari movimenti non precisamente collocabili politicamente, per alimentare la disinformazione e organizzare azioni di violenza eversiva”. Le segnalazioni di fake news arrivate alla polizia postale e delle comunicazioni a livello nazionale sono state 134, il 436 per cento in più dell’anno scorso quando erano state appena 21. “La crescente proliferazione delle fake news, sovente caratterizzata da un potenziale impatto negativo sulla salute pubblica e sulla corretta ed efficace comunicazione istituzionale, ha imposto di innalzare i livelli di attenzione per contenere il fenomeno – spiega la postale – L’azione di contrasto è stata realizzata non soltanto sotto il profilo  della repressione ma anche della prevenzione con interventi per veicolare le informazioni utili ai cittadini”.

Le pagine segnalate alla procura, se ritenute pericolose, possono essere oscurate. Gli amministratori delle pagine e gli autori dei video rischiano una denuncia per procurato allarme e per diffusione di notizie atte a turbare l’ordine pubblico. Tra i tanti post e video finiti nel mirino della postale piemontese anche quelli che lo scorso novembre, all’inizio della seconda ondata, inseguivano le ambulanze e filmavano gli ingressi del pronto soccorso sostenendo che i nosocomi fossero vuoti per negare l’emergenza.

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1 commento su “Il MinCulPop del piccolo dittatore”

  1. Avatar

    Trovo giusto che chi diffonde notizie false, se è dimostrato che sono false, sia denunciato e punito e anche che la notizia venga oscurata (però si devono avere le prove che è falsa). Le idee di ognuno, invece, non devono essere censurate mai, a meno che davvero qualcuno non proponga uno sterminio di massa o cose del genere. Sulla Polizia postale sono d’ accordo, ho subito una truffa e un tentativo di truffa via internet, ho denunciato entrambe le volte portando con me @mail che avrebbero potuto essere utili per un’ indagine e mi hanno tranquillamente detto che non si poteva fare niente perchè le mail erano partite dall’ estero e per indagare a fondo si sarebbe dovuto fare una richiesta di rogatoria internazionale. Senza commento!

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