Dino Valle

Il Covid ci sta facendo mangiare meglio: meno cibi pronti, più prodotti locali

Le misure di confinamento adottate per evitare la diffusione del virus possono aver causato un cambiamento duraturo nei comportamenti alimentari dei consumatori in tutta Europa. È quanto emerge dal rapporto “Impatto del COVID-19 sui comportamenti alimentari dei consumatori in Europa”, un’indagine da EIT Food realizzato su 5.000 consumatori in dieci paesi europei – tra cui l’Italia.

I cambiamenti più significativi si apprezzano nella preparazione dei pasti, nelle abitudini alimentari e nei modelli di acquisto. Con le persone che trascorrono più tempo a casa, assistiamo a un aumento significativo delle famiglie che si divertono e sperimentano la cucina casalinga regolarmente: più di un terzo (36%) ha segnalato un aumento del piacere di passare il tempo a cucinare. Anche la condivisione di questa esperienza con gli altri è diventata più importante, dal momento che tre consumatori su dieci (29%) si siedono sempre più spesso a mangiare insieme.

Rispetto alle scelte alimentari, i prodotti che hanno mostrato i maggiori aumenti di consumo sono stati la frutta (32% in più), la verdura, i legumi e la farina (27%). Al contrario, i cibi pronti hanno avuto un calo complessivo del consumo: il 26% ha segnalato un consumo inferiore rispetto al 22% che ne ha fatto più uso. Ma non tutti i paesi hanno seguito questa tendenza, nel Regno Unito, Finlandia, Germania e Romania il consumo degli alimenti confezionati è cresciuto.

Cambiamenti duraturi

Durante il lockdown ci sono stati cambiamenti diffusi nelle nostre abitudine alimentari, ma cosa accadrà dopo la pandemia? Le tendenze sulla sostenibilità e riguardo il benessere persisteranno? Secondo l’analisi, la salute e la nutrizione saranno una priorità per gli europei: in generale quasi la metà dei consumatori (49%) afferma che essere in buona salute sarà più importante contro il 2% che afferma il contrario. Inoltre, un terzo delle persone (34%) afferma che una dieta sana sarà più importante dopo la pandemia contro il 5% che pensa di no.

Ma i cambiamenti per cui noi facciamo il tifo sono quelli con un impatto positivo sulla sostenibilità. Del 35% che ha affermato che l’acquisto di cibo a km0 era diventato più importante dopo il COVID, l’87% afferma che molto probabilmente continuerà ad essere così in futuro; del 28% che ha affermato che l’acquisto di prodotti non confezionati o di quelli con imballaggi biodegradabili è diventato più importante, l’82% ha affermato che è molto probabile che questa tendenza persista. Inoltre del 44% che ha buttato via meno cibo, il 37% di queste persone molto probabile continuerà a farlo.

E gli italiani?

Anche in Italia ci sono stati grandi cambiamenti riguardo i comportamenti alimentari. L’Italia – in  cui l’80% degli intervistati afferma di dedicare più tempo del solito alla cucina – è tra i primi tre paesi dove si trascorre più tempo a cucinare e cenare insieme, e con oltre la metà che dichiara di provare nuove ricette. La difficoltà finanziaria causata dalla pandemia – dichiarata dal 63% dei consumatori – molto probabilmente ha contribuito il privilegiare il cibo fatto in casa e registrare il grande calo del “cibo confezionato”.

Il paese ha registrato uno dei maggiori aumenti negli acquisti online, nella pianificazione e negli acquisti all’ingrosso. I consumatori italiani – oltre a controllare i prezzi, le scadenze ed evitare l’uso di additivi – hanno aumentato il consumo di verdure e sono quelli che hanno aumentato maggiormente il consumo di farina (il 49% ne consuma di più). Alzi la mano chi non ha provato a fare il pane o la pizza in questo periodo!

Nuovi scenari e opportunità

Questa ricerca dimostra come l’emergenza sanitaria ha cambiato il modo in cui le persone pensano, comprano, pianificano e mangiano il cibo. Produttori, aziende agricole e tutti quelli che si occupano del settore alimentare hanno una reale opportunità di innovare e soddisfare le esigenze dei consumatori sviluppando servizi e prodotti che accolgano la tendenza verso la sostenibilità.

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