Dino Valle

Rosario Livatino, la giustizia come via per l’amore verso Dio

Rosario Livatino, “martire della giustizia”: lo dichiarava già così la stele in suo ricordo sulla statale 640 di Porto Empedocle-Caltanissetta, luogo in cui fu ucciso dalla stidda agrigentina, il 21 settembre 1990. A questo appellativo, se ne aggiunto un altro, più ufficiale: quello di “martire in odium fidei”. Papa Francesco lo scorso 21 dicembre lo ha dichiarato martire. La cerimonia di beatificazione si svolgerà quest’anno nell’arcidiocesi siciliana dove il giudice è nato e ha vissuto la sua breve vita. Aveva appena 38 anni quando fu ucciso. Livatino è il primo magistrato beato nella storia della Chiesa cattolica.

Il Centro Studi Livatino viene costituito nel 2015, a 25 anni dal sacrificio del giudice siciliano. E’ luogo di memoria e incontro – nato per volontà di un gruppo di giuristi, magistrati, avvocati, docenti universitari e notai – per tenere viva la testimonianza di Livatino. Da anni, si impegna a studiare temi riguardanti in prevalenza il diritto alla vita, la famiglia e la libertà religiosa. Così il presidente Mauro Ronco, professore emerito di Diritto penale all’Università di Padova, commenta questo nuovo e importante riconoscimento da parte delle istituzioni della Chiesa del sacrificio del “giudice ragazzino”.   

Presidente Ronco, qual è stato il suo primo personale sentimento di uomo, di docente e di avvocato alla notizia della beatificazione?

Il primo sentimento è stato di gioia. Gioia per il riconoscimento pubblico che Rosario Livatino è stato testimone della fede e della giustizia fino all’effusione del sangue. Insieme a questo sentimento è affiorata in me anche la gratitudine alla Santa Chiesa e al Santo Padre per avere in tempi molto rapidi portato a termine l’istruzione della causa e assunto una decisione di grande rilievo nella vita della Chiesa.

Il Centro Studi da tempo è impegnato a tener vivo il ricordo, la testimonianza del giudice Livatino. Quanto è stato importante il ruolo del Centro nel processo di beatificazione?

Il Centro Studi Rosario Livatino si è costituito nel 2015 richiamando espressamente l’esempio di coerenza tra fede, etica e diritto che il magistrato siciliano ha dato fino al sacrificio della vita. Scopo del Centro Studi è l’approfondimento, l’elaborazione e la promozione di studi scientifici e giuridici riguardanti il diritto alla vita dal concepimento alla morte e la famiglia naturale fondata tra un uomo e una donna nel quadro di riferimento costituito dal diritto naturale. Molto importanti sono stati due eventi nell’itinerario verso la promulgazione del Decreto sul martirio Livatino. Il primo è stato il convegno del 18 settembre 2015 nell’aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari. Al convegno furono presenti il Presidente del Senato Pietro Grasso, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, la Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul fenomeno delle mafie Rosy Bindi, il Vicepresidente del Consiglio della Magistratura Giovanni Legnini. Tennero le relazioni personalità della magistratura e dell’università.  Tra loro, mi piace ricordare Stefano Dambruoso, Franco Lo Voi, Mario Cicala, mons. Michele Pennisi, vescovo di Monreale, Alfredo Mantovano, Domenico Airoma, Filippo Vari. Anch’io tenni una relazione sul tema: Fede e giustizia in Rosario Livatino. Fu presente don Giuseppe Livatino, postulatore all’epoca della causa di beatificazione. Il secondo evento è costituito dall’udienza del 29 novembre 2019 concessa dal Santo Padre ai membri del Centro Studi Livatino. In quell’occasione Papa Francesco pronunciò un importante discorso illustrativo della figura del magistrato ucciso in cui lo additò come esempio di rettitudine e di fede per tutti i giuristi.

Come è stata accolta dal Centro la notizia?

Con grande gioia. Ed è per noi uno stimolo per la prosecuzione dell’impegno del Centro Studi in favore della vita e della famiglia nel quadro della riproposizione del diritto naturale come criterio di validità del diritto.

Quali saranno le prossime iniziative del Centro?

Nel mese di novembre 2020 era stato organizzato un convegno di rilievo scientifico sul tema della salute della persona umana nel quadro del suo destino eterno. Purtroppo, il Centro a causa della pandemia da Covid 19 è stato costretto a rinviare il convegno al prossimo giugno 2021.

La lotta contro la criminalità organizzata è ancora viva. Passano gli anni, passano i volti, ma il tema è sempre presente. Cosa direbbe oggi Rosario Livatino ai giovani magistrati?

Non riesco a immedesimarmi nella figura di una personalità così elevata moralmente come quella di Rosario Livatino. Io peraltro non sono stato magistrato, ma docente universitario e avvocato. Penso che la cosa migliore sia riportarsi alle parole che egli scolpì nella relazione intitolata Fede e Diritto tenuta a Canicattì il 30 aprile del 1986, secondo cui il fine del magistrato è praticare la giustizia non come obiettivo chiuso in se stesso, bensì come via per il fine più grande dell’amore verso Dio e verso tutta l’umanità, in specie quella che naviga nelle ombre del delitto, capace anch’essa di risollevarsi a una vita nuovamente piena e felice sol che si sottragga al veleno dell’egoismo.

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