Dino Valle

Un paese chiamato Furbistan

Chi vuol fare il lucertolone in un mondo di caimani generalmente finisce sbranato. E’ la fine già scritta per il signor Frattanto, azzimato avvocatuccio che dall’Urbe, passando per Sassari, era andato letteralmente a dettar legge in quel di Firenze. Proprio nel regno del livoroso Pinocchio, che ha avuto l’invidiabile costanza di sedere sulla sponda dell’Arno aspettando il momento opportuno per rientrare dalla finestra dopo che era stato sbattuto fuori a calci dalla porta. E quel momento tanto atteso sembra ormai arrivato. La scusa non importa, i giochetti politici non ci appartengono: lui è lì, pronto a riprendersi – a qualsiasi costo – quel giocattolo che quei cattivoni di italiani gli hanno strappato via col referendum costituzionale. La vendetta sui suoi connazionali? Non si farà attendere, ma prima tocca al Pd. E Conte? “Stai sereno”. La disamina filosofica la lascio all’esperto Marcello Veneziani che, come suo solito, sa fotografare questo momento storico-politico in maniera encomiabile.


Benvenuti nel Furbistan, il paese che in una precedente vita si chiamava Italia. È in corso la guerra dei furbi, tra la volpe Renzi e la faina Conte, per il dominio del Furbistan. ‪Riuscirà la volpe Renzi a far fuori la faina Conte? Nella guerra dei furbi non contano il Paese, gli altri, la propria dignità; è solo un fatto personale. Conte venderebbe sua “madre” pur di restare lì; vedremo se Renzi sarà disposto a comprarsela, e a che prezzo.

La furbizia è sempre stata diffusa tra gli italiani. Ne parlava già Prezzolini tanti anni fa, dividendo gli italiani in furbi e fessi. Ma negli ultimi tempi la furbizia è passata da espediente per tirare a campare e vizio antropologico soprattutto delle classi subalterne, a requisito chiave delle classi dirigenti. La furbizia è il vero metodo di selezione e di consenso, di comunicazione e di manipolazione dell’Italia odierna; è la “virtù” primaria per mantenersi a galla in ogni caso e cavalcare ogni evento, disgrazie incluse, volgendole a proprio favore personale.

Furbistan, riassunto cinico dell’Italia

La furbizia è il riassunto cinico dell’Italia di oggi e dell’anno appena trascorso e il viatico scoraggiante per il decennio che viene: il raggiro continuo dei media allineati, il teatrino dei politici con le loro recite false, la parata grottesca allestita sui primi vaccini, la finta gara di solidarietà dei politici a Natale (deplorata se la fa il furbo Salvini, elogiata se la fanno i furbi governativi o i non-governativi delle Ong). I casi sarebbero troppi per citarli.

La furbizia, un tempo tecnica di sopravvivenza nella vita, si è costituita in potere, ed è nato il Furbistan, il regno dei Furbi, dove i leader politici come gli opinion maker, mangiano pane e volpe. Se la furbizia come atteggiamento rispetto alla vita e agli altri ha una storia antica, la furbizia come categoria politica e post-ideologica è esplosa con l’avvento di Matteo Renzi.

È stato lui il prototipo del furbo per antonomasia, l’arrampicatore veloce sui gradini del potere, che fa le scarpe a tutti mentre li tranquillizza (staisereno), l’intortatore da video, colui che sostituisce ogni altra categoria politica con l’occupazione astuta dei posti chiave e usa la parola per nascondere il pensiero.

Ma oggi la furbizia è il tratto comune distintivo di chi ci governa. Sulla mozione di furbizia regge l’alleanza di governo: un patto furbo solo per durare al potere. La furbizia è la qualità principale di Giuseppe Conte, la faina di Palazzo Chigi: solo la furbizia può spiegare il suo sbucare dal nulla, il suo trasformismo senza scrupoli, la sua capacità di galleggiare in stagioni così diverse, il gioco di prestigio delle tante task force per disperdere, distrarre e mantenersi il potere, la faccia disinvolta con cui comunica di continuo agli italiani restrizioni presenti e benefici venturi. Il furbo premier succhia benefici di consenso dalla paura della gente per il virus.

Furbizia e leader

Ma la furbizia è il tratto distintivo di quasi tutti i leader odierni e il vero sistema di reclutamento e di scalata al potere. I furbetti del quartierino sono andati al potere, ma non solo politico. Virologi-star a gettone, direttori e presidenti furbastri, influencer volpini, persino papi e preti.

Tanti scherzano sull’ignoranza di Luigi Di Maio, la sua sintassi e i suoi errori, ma Di Maio è tutto meno che un tonto: è uno sveglio, anzi sveio, per dirla nel suo idioma. Ma l’intelligenza è un’altra cosa… Lui è un furbo, come il suo maestro Beppe Grillo e tanti grillini, scappati di casa che si sono furbamente accasati. Nei loro curriculum vacanti, solo la furbizia può spiegare il posto che occupano. Parafrasando Machiavelli, le loro carriere folgoranti si possono spiegare per metà con la fortuna e per metà con la furbizia. La furbizia e la fortuna sono i glutei su cui sono seduti…

La furbizia regna pure nella cultura, nel cinema, nel giornalismo: la furbizia di prostituirsi per far carriera, di adeguarsi ai pregiudizi, di allinearsi alle parole d’ordine, agli ingredienti giusti del politically correct, come i film che hanno dosi ormai obbligate di omosex, neri, migranti, disabili, femministe. Espedienti furbi.

O l’intellettuale in tv che non sa nulla dei temi che affronta ma sproloquia, ripetendo furbamente frasi appena carpite, spruzzando inchiostro nero come la seppia per non farsi stanare… Si premiano film, opere, libri col criterio della furbizia, non della qualità. Vanno avanti i furbi e coloro che possono ricambiare la gratificazione dando vantaggio a chi li promuove. La furbizia è un sistema a specchio, un furbo chiama l’altro, si riproduce di furbizia in furbizia, genera una rete di reciprocità, una gara di scambio…

Surrogato disonesto

La furbizia è il surrogato disonesto dell’intelligenza, che invece manca nel nostro Paese. O è sommersa, disconosciuta o disattivata, a tratti proibita. In ogni campo, in ogni potere, in ogni settore, la capacità e l’intelligenza, la competenza e l’affidabilità sono state sostituite da questo formidabile passe-partout, applicato a ogni settore.

L’intelligenza capisce, collega, ha visione, ha strategia, va in profondità, rapporta i mezzi ai fini, va oltre il puro espediente di superficie per ottenere un risultato personale o apparente; l’intelligente cerca la soluzione, il furbo invece la trovata. L’intelligenza mira a una meta, il furbo galleggia e sceneggia. Con la furbocrazia viene meno la competenza, che è esperienza più studio, l’affidabilità, che è capacità più lealtà, e la capacità, che è intelligenza applicata, in grado di affrontare le situazioni reali.

Il nemico insuperabile della furbizia è però la realtà. Quando poi vedi gli effetti scarsi o negativi, quando noti i mancati risultati rispetto agli annunci e alle promesse, quando vedi che all’apparenza non segue alcuna sostanza, e i leader e i testimonial sono solo palloni gonfiati e simulatori, allora la furbizia si sgonfia. A quel punto il problema è stare attenti a non passare dal predominio di una furbizia all’altra…

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