Dino Valle

Dall’Unione europea una pioggia di soldi a Wuhan per ottenere in cambio solo il Covid

Oltre a Stati Uniti e Francia, c’è anche l’Unione Europea tra i principali finanziatori del laboratorio cinese di Wuhan, in cui è stato creato e poi diffuso, volontariamente o meno, il coronavirus Sars-CoV-2.

La notizia è ormai di tre mesi fa, esattamente il 21 ottobre, giorno in cui gli europarlamentari della Lega avevano presentato un’interrogazione sull’impiego effettivo dei fondi Ue. Prevedeva una risposta scritta, che però da Bruxelles non è mai arrivata. E’ invece arrivata, e già il 1° aprile, il rapporto classificato della Cia, cui la Casa Bianca aveva commissionato di appurare l’origine esatta dell’epidemia.

La Lega incalza e denuncia l’immobilismo Ue

La Cina ha nascosto la verità sull’origine del Coronavirus, malattie simili erano in circolazione già durante l’autunno 2019 nell’istituto di virologia di Wuhan e il regime di Pechino continua a nascondere informazioni di estrema importanza per combattere la pandemia“, tuona Marco Campomenosi, capo delegazione della Lega al Parlamento Europeo.

Ad affermarlo non sarebbe soltanto la Lega, ma un documento ufficiale del Dipartimento di Stato americano: “evidenzia dettagli inquietanti sulla condotta tenuta dalla Cina e sul ruolo del laboratorio di Wuhan, lo stesso istituto che da anni riceve decine di migliaia di euro dei cittadini europei in finanziamenti da Bruxelles“.

Secondo il documento Usa, il laboratorio, che si presenta a scopi civili, avrebbe anche collaborato con ricerche e progetti segreti militari cinesi. “Perché questo istituto dovrebbe percepire fondi Ue? Pechino ha a lungo impedito di far luce sulla vicenda, boicottando indagini ufficiali e inchieste giornalistiche, mentre la missione Oms arriva con un anno di ritardo – aggiunge Campomenosi – Alla luce di questi elementi, stride l’atteggiamento Ue, che ha dato risposte vaghe e lacunose all’interrogazione della Lega sui fondi Ue per Wuhan. E’ inaccettabile e i cittadini devono sapere la verità. La pandemia ha provocato milioni di vittime e danni incalcolabili, serve la massima trasparenza a tutti i livelli: le istituzioni europee la smettano di far finta di nulla”.

Dall’Ue risposte elusive sui finanziamenti versati da Bruxelles al laboratorio di Wuhan. Con un’interrogazione alla Commissione Europea, la Lega aveva chiesto di fare chiarezza sulle decine di migliaia di euro dei cittadini europei versati dall’Ue al laboratorio cinese dal 2015 al 2019. La Commissione Ue si è limitata a comunicarci chein merito all’ultimo periodo di attività, i beneficiari non hanno ancora trasmesso le relazioni”, ma soprattutto che “il coordinatore del progetto ‘ha rilevato difficoltà di comunicazione con l’Istituto di virologia di Wuhan nel periodo compreso tra febbraio 2020 e fine ottobre 2020“. Così in una nota l’europarlamentare Elena Lizzi, firmataria dell’interrogazione alla Commissione Europea come tutti gli europarlamentari della Lega. “Un black out di otto mesi, nell’epicentro dell’epidemia Covid, inaccettabile. Fin dai primi giorni dall’apparizione del virus, dal regime cinese una lunga serie di omissioni e mezze verità: prendiamo atto con rammarico che anche l’Ue, dal canto suo, in un momento così delicato e su un tema così importante, si distingue per mancanza di trasparenza”.

L’unione europea non si sbottona e prende tempo

La Commissione Europea non ha “molto da dire” sui finanziamenti erogati dal programma Horizon 2020 all’Istituto di virologia di Wuhan, in Cina. “E’ circolata della disinformazione su questo”, ma “effettivamente l’Istituto ha partecipato, insieme a molti altri, ad un progetto, e ha ricevuto una piccola parte dei finanziamenti”. Lo dice il portavoce della Commissione Johannes Bahrke.

Secondo lui l’importo dei finanziamenti ricevuti dall’Istituto di Virologia di Wuhan “è molto inferiore a quanto riportato da diverse fonti“. Per il portavoce capo Eric Mamer, la Commissione “risponde alle interrogazioni degli eurodeputati nell’ambito di un processo ben regolamentato: non possiamo rispondere ora all’interrogazione, ma solo dare informazioni in generale“.

USA e Francia da sempre i principali finanziatori

Americani e francesi per anni hanno finanziato Pechino per condurre a Wuhan gli esperimenti sui virus più pericolosi e mortali per l’uomo, quello che a casa loro non potevano fare.

Tutto comincia quando i francesi nel 2004 avviano il progetto per costruire a Wuhan un laboratorio “P4” per la ricerca dei virus animali. Gli scienziati cinesi per anni vengono addestrati a Lione agli standard più elevati di sicurezza dato l’altro grado di pericolosità di questi laboratori.

Nel 2017 il “P4” di Wuhan viene inaugurato ma i cinesi tengono fuori i 50 ricercatori francesi che dovevano accedervi secondo gli accordi stipulati da Parigi: intese per altro sconsigliate dai rapporti del ministero degli Esteri perché, come racconta Le Monde, i francesi temevano che Pechino volesse dotarsi di armi batteriologiche, lo stesso che per altro dicono successivamente i rapporti della Cia.

I francesi subiscono uno scacco ma nella vicenda si inseriscono da protagonisti gli americani, anche loro interessati a collaborare sui virus con i cinesi: a guidare l’operazione con i laboratori di Wuhan è proprio Anthony Fauci, l’uomo voluto da Trump per la lotta anti-coronavirus e che nemmeno un mese fa lui voleva licenziare.

Ma Trump non poteva liberarsi di Fauci perché, oltre a essere molto competente, conosce i segreti di Wuhan. E se parla sono guai: questo signore è capo da quasi 40 anni della sanità americana ed stato consigliere di tutti i presidenti a partire da Ronald Reagan. E’ un esperto di virus ma anche di potere.

Nel 2019 Anthony Fauci, come capo del National Institutes of Allergy and Infectious Disease (Niaid), finanzia con 3,7 milioni di dollari un progetto sui virus proprio a Wuhan. E non erano certo i primi finanziamenti americani: negli anni precedenti erano già arrivati dagli Usa altri 7,4 milioni.

La ricerca è diretta in Cina dalla capa del laboratorio P4 Shi Zheng Li, che i francesi conoscono benissimo: la Signora dei Pipistrelli o Batwoman, è stata addestrata a Lione nel laboratorio ad alta sicurezza Jean-Merieux e per la sua tesi di dottorato è stata a Montpellier.

Nel 2016, prima che i ricercatori francesi fossero lasciati fuori dalla porta di Wuhan, la Signora dei Pipistrelli viene insignita della Legione d’Onore insieme al capo di tutti i laboratori cinesi, Yuan Zhiming.

A Shi Zheng Li, 55 anni, si devono le maggiori ricerche sui virus portati dai pipistrelli e che si trasmettono all’uomo. Scienziati stimati i cinesi, che gli americani corteggiano. Al punto che la collaborazione tra Usa e Cina sui virus doveva continuare quest’anno con una ricerca specifica su come i coronavirus possono mutare quando attaccano l’uomo.

Il progetto doveva essere condotto da un’organizzazione “no profit”, la EcoHetalth Alliance, ma è stato cancellato soltanto il 24 aprile scorso, ovvero quando ormai la pandemia si era diffusa e Trump, Macron e Merkel avevano cominciato ad accusare Pechino di scarsa trasparenza sui dati della pandemia.

Newsweek sottolinea che diversi scienziati americani avevano criticato la collaborazione con i cinesi a Wuhan perché implicava la manipolazione genetica dei virus per esplorare il loro potenziale infettivo sull’uomo: c’era il rischio di creare una pandemia nel caso di fuga accidentale dei virus.

Un’eventualità che l’epidemiologa americana Jonna Mazet esclude decisamente su “Business Insider”: “Non c’è stata nessuna falla nel laboratorio: io stessa ho collaborato con i cinesi sui protocolli di sicurezza”. E aggiunge un’informazione preziosa: “Ho parlato con Shi Zheng Li (la signora dei pipistrelli n.d.r.) e mi ha assicurato che nessuno aveva identificato il Covid-19 prima dell’esplosione dell’epidemia”.

Ma la stessa scienziata americana ammette che non ha mai visitato personalmente il laboratorio P4 di Wuhan e di non sapere quali ricerche vi vengono condotte.

Insomma, come i francesi anche gli americani che finanziavano i laboratori di Wuhan, pur conoscendo personalmente gli scienziati cinesi, non ci avevano messo piede direttamente.

Nel 2014 sotto pressione dell’amministrazione del presidente Barack Obama il NIH aveva sospeso alcuni tipi gli esperimenti in corso sui virus. La moratoria termina tre anni più tardi e nel dicembre del 2017 Fauci fa riprendere gli esperimenti di ingegneria genetica sui virus. Ma in segreto.

Viene infatti convocato un comitato per esaminare i rischi dell’operazione che incontra l’opposizione di diversi scienziati. Oggi alcuni giornali, come Washington Post e lo stesso Newsweek, riportano il parere di due scienziati, Tom Inglesby della John Hopkins University e Marc Lipsitch di Harvard: “Abbiamo molte riserve sul fatto che l’avvio di questi esperimenti sia stato deciso a porte chiuse: nessuno di noi è in grado di capire come come viene valutato il rischio e l’integrità dell’intero processo”.

Ecco perché Fauci decide di finanziare il laboratorio cinese di Wuhan. Per aggirare l’opposizione negli Usa a condurre esperimenti ritenuti ad alto rischio. Fa leva sul suo indubbio prestigio riscosso con gli studi sull’Aids ma anche perché Fauci è una sorta di guru: è capo dell’NHI dal 1984 e ha avuto il ruolo di consigliere di ogni presidente americano a partire da Reagan. Uno scienziato sicuramente, ma anche un signore che non è affatto digiuno di politica e che si sa muovere nei meandri dei dossier della Casa Bianca.

Nel frattempo la signora dei pipistrelli scompare nel nulla, senza lasciare traccia, come se non fosse mai esistita. Le è fatale un’intervista a Scientific American. Poi ricompare, per scomparire di nuovo.

L’Unione europea contribuisce con 700mila euro

Probabilmente i burocrati di Bruxelles hanno la memoria corta: l’Unione europea ha finanziato con oltre 700mila euro il famigerato Istituto di virologia cinese di Wuhan proprio per studiare e catalogare, in mega progetti Ue, virus come il Covid 19, la trasmissione dai pipistrelli agli esseri umani e possibili vaccini.

Il risultato non è stato dei migliori: una pandemia flagella il mondo partita proprio dalla città di Wuhan. La beffa è che continuiamo a pagare il laboratorio sospetto con 88.433,75 euro grazie al progetto Eva Global partito nel gennaio 2020, quando il virus cinese era già arrivato in Italia.

Gli europarlamentari della Lega hanno presentato un’interrogazione alla Commissione europea sull’utilizzo dei fondi dal 2015 e soprattutto sul controllo dei risultati. Il Giornale ha scoperto che si tratta della punta dell’iceberg: dal 2004 ad oggi Bruxelles ha finanziato il laboratorio di Wuhan con 701.196 euro. I fondi facevano parte di cinque progetti internazionali della Ue per un totale di oltre 28 milioni di euro. L’aspetto paradossale è che il primo (triennio 2004-2007) già sottolineava: “Gli studi sulla ricerca del serbatoio animale hanno identificato i pipistrelli come serbatoio di CoV simil-SARS“.

Il progetto Episars doveva proprio controllare “l’infezione animale e umana da coronavirus impedendo il riemergere della malattia nella popolazione umana“. A capo del progetto l’Istituto Pasteur di Parigi oltre all’Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma, oggi in prima linea nella lotta al Covid. Non è un caso che il premio Nobel per la medicina, Luc Montagnier, dell’Istituto Pasteur, sostenga che il Covid 19 sia stato manipolato in laboratorio. Nello stesso triennio Bruxelles aveva finanziato “una task force euro-cinese per lo sviluppo di strategie di intervento, tra cui vaccinazione, immunoterapia e antivirali per la protezione contro la Sars“.

Il progetto Dissect sosteneva, che i centri della Cina “hanno generato vaste raccolte di materiali biologici: virus, sieri, tessuti, dati clinici ed epidemiologici“. Fino al 2007 l’Istituto di virologia di Wuhan ha incassato dalla Ue 327.187 euro. Dal 2007 ne sono stati versati altri 155.000 per il progetto Rivers. I finanziamenti al laboratorio di Wuhan proseguono con 130.576 euro per il progetto Evag partito nel 2015. Questa volta si tratta di mettere in piedi “un archivio europeo globale per i virus“. Il piano prevede pure “l’accesso a strutture di biosicurezza ad alto contenimento per effettuare studi di malattie infettive utilizzando ospiti naturali o modelli“, come il laboratorio di Wuhan. Anche in questo progetto il partner italiano è l’Istituto Spallanzani.

I risultati del progetto vengono presentati come “la più grande raccolta di virus al mondo diventata la chiave per combattere la pandemia di Covid19“. Per il momento non ci ha ancora salvato, ma anche i nuovi fondi Horizon per il periodo 2020-2023 finanziano l’Istituto di Wuhan con 88.433,75 euro. Al progetto partecipa pure il Consiglio nazionale delle ricerche. L’obiettivo è creare “la rete più reattiva” al mondo “per migliorare il controllo delle epidemie di virus emergenti o riemergenti a livello globale“.

Dal 2004 la Commissione europea ha finanziato non solo il laboratorio di Wuhan, ma altri 10 centri specializzati cinesi per progetti che dovevano fermare il virus. “Il programma Horizon della Ue ha un bilancio 2020 di 77 miliardi di euro” rivela Sergio Bianchi, direttore della fondazione Agenfor international. “E’ sconfortante notare come a fronte di tale sforzo finanziario, il risultato reale sia molto modesto, come nel caso dei fondi all’Istituto di virologia di Wuhan – spiega l’esperto di progetti Ue – Non si è saputo affrontare per tempo le grandi criticità, come le epidemie, dimostrando una carenza seria nell’analisi dei bisogni“.

E l’OMS? Scienziati a indagare con un anno di ritardo

Con il tempismo che li contraddistingue, giovedì mattina un team di quindici scienziati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è arrivato a Wuhan, nella provincia dell’Hubei, in Cina, per avviare un’inchiesta sulle origini della pandemia di COVID-19. Ma due di loro sono già stati bloccati a Singapore dopo i test sierologici effettuati all’aeroporto. Con un anno di ritardo l’obiettivo degli scienziati è verificare se il primo focolaio di coronavirus si fosse effettivamente sviluppato nella città cinese dove erano stati osservati per la prima volta diversi casi sospetti di polmonite, nel dicembre del 2019, che erano poi risultati collegati al “nuovo coronavirus” (classificato come SARS-CoV-2). Le indagini, attese da tempo, saranno avviate dopo mesi di negoziati tra l’OMS e il governo cinese, che inizialmente aveva rifiutato la possibilità di un’inchiesta indipendente sul coronavirus.

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