L’ordine esecutivo LGBTQ più ad ampio raggio nella storia Usa

Joe Biden è presidente degli Stati Uniti da qualche giorno, ma ha già provveduto alla firma di una serie di provvedimenti a sostegno della lobby LGBTQ+. Non si tratta solamente della nomina a vicesegretario della Sanità di Rachel Levine, prima persona transgender a ricoprire un incarico federale.

L’ordine esecutivo firmato dal presidente Biden al primo giorno del suo mandato ha provveduto un’interpretazione più ampia della storica sentenza relativa alla causa Bostock.

La decisione della Corte Suprema dello scorso anno ha stabilito che i dipendenti gay e transgender sono coperti dal titolo VII del Civil Rights Act del 1964, che vieta la discriminazione “a causa del sesso”.

L’amministrazione Trump aveva interpretato in senso restrittivo la sentenza, relegandone l’applicazione al settore dell’occupazione.

L’ordine di Joe Biden chiede, invece, alle agenzie del governo federale di rivedere le normative e le politiche esistenti contro la discriminazione sessuale. Ove necessario, andranno inclusi i concetti di orientamento sessuale e identità di genere.

Joe Biden, un’agenda audace

È una agenda audace quella di Biden, come la comunità LGBTQ+ ha già sottolineato.

Alphonso David, presidente della Campagna per i diritti umani, ha già parlato dell’ordine esecutivo più “ampio” in materia di orientamento sessuale e identità di genere mai emesso da un presidente degli Stati Uniti.

“Abbiamo una nuova amministrazione che valorizza l’inclusione e abbiamo un governo che ha la responsabilità di rappresentare tutti noi”, ha detto David in un’intervista.

Transgender negli sport femminili

Inclusione, uguaglianza, tutela. Valori ai quali nessuno potrebbe senza dubbio opporsi e di cui ogni individuo dovrebbe godere. Ma siamo sicuri che le recenti mosse di Biden portino davvero al raggiungimento di tali traguardi?

Una delle polemiche, in realtà mai sedata negli Usa ma adesso riacutizzatasi, è ad esempio quella che vorrebbe gli atleti transgender nei campionati sportivi femminili.

Una diatriba che ha condotto a numerose battaglie legali, dal momento che diverse atlete donne si sentono discriminate dalla competizione accanto ad avversarie fisicamente più dotate, perché nate biologicamente maschio.

Così, il giorno successivo all’emissione dell’ordinamento, ecco che l’hashtag #BidenErasedWomen è schizzato in cima alle tendenze di Twitter. Inclusione, uguaglianza, tutela: non le meritano forse anche queste donne?

#BidenErasedWomen

“Il presidente Biden non ha certamente ‘cancellato le donne’, qualunque cosa significhi -, ha scritto Chase Strangio, vicedirettore per la giustizia transgender presso l’American Civil Liberties Union -. Affermando l’intenzione dell’amministrazione di seguire il precedente della Corte Suprema e la legge federale, in sostanza tutto ciò che il presidente neoeletto ha fatto è stato stabilire quale sia la legge e concordare, a differenza del suo predecessore, di seguirla”.

Ad oggi oltre 16 Stati Usa adottano politiche che facilitano la piena inclusione degli studenti transgender negli sport delle scuole superiori.

Francisco M. Negrón Jr., chief legal officer per la National School Boards Association, sottolinea inoltre che sotto Trump gli studenti transgender hanno continuato a vincere più cause giudiziarie, affermando il loro diritto di utilizzare strutture corrispondenti alla loro identità di genere.

Un maggior numero di sistemi scolastici ha adottato politiche inclusive. La sentenza di Bostock ha affermato che gli studenti transgender hanno il diritto di accedere ai bagni in linea con la loro identità di genere.

Al contempo si assiste ad un’ondata di progetti di legge che propongono il divieto di somministrare agli adolescenti ormoni per il cambio sesso e di sottoporli a interventi chirurgici finalizzati allo stesso scopo.

Joe Biden, cos’altro ci aspetta?

Insomma l’immagine è quella di un Paese spaccato, dove molti non si sentono certamente rappresentati dalle politiche del neo presidente. E se Biden manterrà le promesse della campagna elettorale, aspettiamoci allora nuove e discutibili mosse anche sul fronte pro life. D’altronde, già nella sua ascesa alla Casa Bianca le critiche dei vescovi Usa non erano mancate, insieme al sostegno del colosso abortista Planned Parenthood.

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