Dino Valle

Il ritardo di Pfizer capita a proposito per coprire un piano vaccini farlocco

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“Siamo davanti ad aziende che il venerdì ti dicono che il lunedì ti arriveranno i vaccini in misura minore. E non è come dire che un camion di merendine si è fermato perché ha bucato una gomma!”. Sa che tutti i riflettori sono puntati su di lui, e sa pure che ogni ostacolo che comparirà lungo la strada intrapresa dall’Italia verso l’immunità di gregge dal Sars-CoV-2 porterà diritto al suo nome. Alla notizia dei ritardi nelle consegne del vaccino anti coronavirus realizzato Pfizer, Domenico Arcuri è esploso di rabbia.

Alla radio, in tv, sui giornali: il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 – scelto da Giuseppe Conte in persona – ha puntato il dito urbi et orbi contro la nota casa farmaceutica americana, rea di aver danneggiato il piano italiano verso l’immunità di gregge. Nessuno si aspettava che così, di punto in bianco, Pfizer annunciasse, a metà gennaio, di dover congelare parte delle spedizioni destinate all’Unione europea – e quindi anche all’Italia – per motivazioni tecniche.

Il rallentamento della distribuzione delle dosi è ufficialmente dovuto ai lavori di potenziamento imbastiti in fretta e furia da Pfizer per migliorare la capacità di produzione dell’azienda americana. Data l’enorme richiesta di vaccini, la casa farmaceutica ha dovuto spegnere i motori delle proprie strutture così da prepararle a uno sforzo maggiore. Risultato: molti Paesi membri dell’Ue, trovatisi con meno vaccini del previsto, hanno dovuto modificare i rispettivi piani di vaccinazione, con tutte le conseguenze sanitarie del caso.

Aspettative troppo grandi

Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ha indirettamente sottolineato il mezzo fallimento del piano vaccinale dell’Italia. Nella prima fase di vaccinazioni anti Covid in Italia “sono 110mila gli anziani over 80 vaccinati: un numero che è una goccia nel mare, al momento”, considerando che la popolazione ultra 80enne è di “4 milioni e mezzo”. A detta di Sileri, la vaccinazione “di larga massa per gli anziani” rischia di slittare di 4 settimane”, a causa dei ritardi nella consegna di dosi Pfizer-BioNTech e dei problemi già preannunciati da AstraZeneca.

D’altronde basta fare un paio di conti: “Se guardiamo al numero di dosi somministrate – ha spiegato ancora Sileri – siamo a quasi 1 milione e 400mila. Dobbiamo ancora fare la seconda dose a tutto il personale sanitario, e per completare questo milione e 400mila ci troveremo a 21 giorni da oggi: siamo arrivati a fine febbraio. I soggetti anziani sopra gli 80 anni sono 4 milioni e mezzo, quindi anche proseguendo come abbiamo fatto finora e aggiungendo le dosi di Moderna, per vaccinare 4,5 milioni di anziani su larga scala arriveremo a marzo“.

Ricapitolando: quattro settimane di ritardo per la vaccinazione degli over 80 e dalle 6 alle 8 per il resto della popolazione. In un secondo momento, Sileri ha aggiornato la situazione. Il ritardo nella consegna dei vaccini di Pfizer “è francamente superato perché ci hanno detto che consegneranno già nella prossima settimana il numero di dosi atteso. E poi verrà fatto il recupero anche sulle dosi mancanti. Il problema si è risolto”. La diffidenza nei confronti dell’azienda rimane comunque a livelli di guardia.

Scarico di responsabilità

I ritardi di Pfizer ci sono, e sono alquanto preoccupanti. Ma se l’Italia si trova in una simile situazione, con meno vaccinati del previsto e scorte razionate rispetto ai piani, è davvero tutta colpa dell’azienda farmaceutica? O meglio: non è che il governo sta usando i rallentamenti di Pfizer come scusante per far fronte a un piano vaccini inefficiente e altamente migliorabile? Ancora una volta, basta fare un paio di calcoli.

Anche se non ci fosse stato alcun rallentamento da parte di Pfizer, e prendendo per buono il ritmo medio di vaccinazione delle ultime settimane, il governo giallorosso non sarebbe comunque riuscito a mantenere le promesse fatte. Ovvero: immunizzare 6,5milioni di cittadini entro i primi tre mesi del 2021. Anche senza ritardi e congelamenti vari delle big pharma, nel primo trimestre dell’anno l’Italia non si sarebbe mai avuto tra le mani 13 milioni di vaccini – doppia dose compresa – da destinare alle fasce più a rischio.

Senza ostacoli di sorta, infatti, Pfizer avrebbe dovuto spedire in direzione Roma la bellezza di 8.794 milioni di dosi, da aggiungere alle 1,3 milioni di Moderna. Totale: poco più di 10 milioni. Cioè 3 milioni in meno rispetto ai 6,5 milioni di soggetti annunciati da immunizzare nel primo trimestre, per i quali – considerando la doppia dose – sarebbero serviti 13 milioni di vaccini. Come se non bastasse, per arrivare alla fine di marzo rispettando gli obiettivi prefissati, sarebbero dovute andare in scena dalle 150 alle 155mila vaccinazioni quotidiane fin dal day one. Peccato che la media oscilli intorno alle 60mila somministrazioni, adesso – complici i ritardi Pfizer – scese a circa 55mila.

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