Dalle stalle alle stelle e ritorno

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Da “asfaltare” – prima Matteo Salvini e poi Matteo Renzi – a venire asfaltati, il passo può essere pericolosamente breve. Il Conte ter necessita di qualche “riaggiustamento” se non si vuole andare ad elezioni con il rischio assai concreto di consegnare l’Italia nelle mani del Centrodestra su un piatto d’argento. Nei giorni scorsi si vociferava sulla possibilità di sacrificare il grillino Alfonso Bonafede – attuale capo del dicastero della Giustizia – da sempre inviso ai renziani in quanto tacciato come un “giustizialista”. Basti pensare alla lunghissima battaglia sulla prescrizione che ha visto Cinque Stelle e Italia Viva sfidarsi per mesi. Ma – voci di Palazzo – sostengono che la testa che cadrà non sarà quella di un Ministro, bensì quella del portavoce di Giuseppe Conte: l’ex gieffino – nonché ingegnere – Rocco Casalino.

Casalino fino all’ultimo si è speso per salvare il Governo e trovare “costruttori” disposti a supportare Conte. Secondo il senatore forzista Andrea Cangini, addirittura, faceva nomi a caso di parlamentari dell’Opposizione pronti a cambiare casacca e ad arruolarsi nelle file di Conte. Ma la sua figura non è mai piaciuta a Matteo Renzi, che – nel comunicare le dimissioni dei suoi ministri e sottosegretari – non ha risparmiato frecciatine: “Capisco che nella cultura del Grande Fratello è difficile da accettare ma i testi di legge non sono post, i decreti non sono tweet, una riforma non è una storia su Instagram“. Dunque, più del Mes, Matteo Renzi per tornare nella Maggioranza potrebbe chiedere la “testa” di Casalino. E Giuseppe Conte, per tornare a sedere a Palazzo Chigi, potrebbe anche concedergliela e liberarsi del suo fido assistente. Infatti, dopo le sue dimissioni, Conte punta ad un reincarico per costituire il suo terzo Governo. Ma i numeri non ci sono e all’ex Primo Ministro restano solo poche ore per cercare di portare dalla sua parte almeno una decina di senatori. Infatti se dai colloqui con Italia Viva e Forza Italia dovesse saltare fuori un nome alternativo a Conte e ben gradito ai “costruttori”, allora per l’avvocato del popolo sarebbe davvero la fine.

E non piacque neppure ai Dem la trovata di pubblicare, qualche giorno fa, sulla pagina dell’ex Premier Conte, un meme in cui si invitavano gli utenti a premere per mandare a casa Renzi. L’espediente è stato attribuito a Rocco il quale, tuttavia, ha negato sostenendo che si fosse trattato di un hacker. Come non è piaciuta l’idea di Conte – anche questa attribuita a Casalino – di fare un video di addio da diffondere sui social prima di presentarsi al Quirinale per dimettersi. L’eliminazione del portavoce di Conte non sarebbe poi tanto sgradita – a quanto si vocifera – neppure al Movimento Cinque Stelle. Casalino, con le sue abilità comunicative, ha fatto sì che la figura dell’avvocato foggiano diventasse un po’ troppo centrale e ben voluta dal popolo. Al punto che se Conte si presentasse alle urne con un suo partito, sottrarrebbe voti – e non pochi – al PD e ai Cinque Stelle. Staccare la spina a Casalino, insomma, significherebbe anche spegnere un po’ i riflettori su Conte. Con Casalino fuori dai giochi la centralità di Palazzo Chigi – divenuto ormai troppo ingombrante a parer di molti passerebbe al Quirinale.

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