Elezioni: sì o no?

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Ormai da anni, direi quasi per tradizione, l’Italia si dimostra perfettamente rappresentata dallo stivale malmesso che l’ironia dei cambiamenti geologici le ha assegnato.

Questo paese che non fa più nemmeno ridere dispone di un parlamento seduto a dispetto della Costituzione (che roba è?), e questo parlamento, giustamente incurante delle fastidiose esigenze di una nave in corso di naufragio, passa le sue giornate a stringere accordi sotterranei disfacendoli poi a suon d’insulti per intrecciare trame segrete con i nemici di un quarto d’ora prima in un avanti e indietro da fare invidia a un vecchio tango. Insomma, una serie di stucchevoli pagliacciate che, non ho idea del perché, continuiamo a gabellare per politica (la conduzione virtuosa della cosa pubblica).

Ora, dopo aver devastato il paese di cui si sono malauguratamente occupati, i nostri “rappresentanti” hanno dichiarato fallimento lasciando, come è costume dei fallimenti, una scia di guai che, nella fattispecie, sono talmente gravi da rasentare l’irrecuperabilità.

Ieri il presidente eletto da quel consesso di autodichiarati falliti ha regalato all’Italia un discorso che non aggettivo per pura vigliaccheria. Lo facessi, potrei trovare un giudice che, alla De Andrè, mi condanna a cinquemila anni più le spese. Dunque, non rischio. Mi limito a dire che abbiamo riascoltato le solite enormità sulla pandemia, addirittura impedimento all’esercizio dell’atto democratico delle elezioni.

Eppure, da che la democrazia esiste, come da etimologia, la sua quintessenza è proprio l’obbedienza alla volontà popolare, e quella volontà si esprime attraverso le elezioni. Ma no – ci ammonisce “saggiamente” il nostro presidente – se si fanno le elezioni si diffonde il morbo. E anche qui mi fermo, chiedendomi solo se davvero meritiamo un trattamento simile.

Piaccia o non piaccia, se vogliamo ancora avere una parvenza di democrazia, le elezioni sono ineludibili. Però…

Ammettiamo che si vada alle urne. Chi si presenterebbe a candidarsi? La risposta è ovvia: magari vestendo casacche diverse, i personaggi che ci hanno portato alla rovina senza alcuna differenza tra maggioranza e opposizione al di là di concioni avvilenti che suonano a insulto per chi ancora conserva traccia di raziocinio. Sono loro ad avere accesso alla cosiddetta informazione. Sono loro ad avere accesso al denaro dei contribuenti, almeno fino a quando resterà un soldino in cassa. Sono loro a godere delle simpatie di chi dispone di quantità illimitate di denaro a dispetto degli sketch di Burioni, di Bassetti e di tutta la compagnia di giro che ci ammaestra (https://www.ilsole24ore.com/art/pfizer-dal-vaccino-covid-ricavi-15-miliardi-e-utile-netto-25-30percento-ADu7zGHB?refresh_ce=1). Insomma, le elezioni oggi sarebbero la copia conforme di quelle celebrate laddove le nostre fiere condanne ebbero a colpire: di fatto nessuna scelta. Di fatto, sarebbe come domandare a un condannato a morte se preferisce essere impiccato con una corda bianca o con una corda nera. Una cosa è certa: chiunque arriverà si prodigherà per sgomberare questo mondo dai vecchi bavosi che non rendono e che vivono alle spalle dei lavoratori percependo grasse pensioni. Insomma, risparmieremmo qualche soldo per pagare i miracolosi “vaccini” e troveremmo più parcheggi liberi. Naturalmente, ormai ultrasettantenne, io non ci sarò e, in fondo, non mi dispiace.

Per ora si tenterà ad oltranza di ritardare le elezioni in modo che nessuno rischi di perdere l’ancoraggio alla poltrona con tutto quanto ne conseguirebbe. Potremmo avere la fortuna di liberarci finalmente di Conte che, non essendo né deputato né senatore, dovrebbe lasciare, speriamo per sempre, il parlamento. Potremmo pure avere la fortuna di liberarci di Speranza e del suo vice, fortuna limitata dal fatto che la poltrona in parlamento la conserverebbero. Così per altri ministri e sottopancia. Se il Cielo ci assisterà, potremmo pure liberarci di tutta la folla di consulenti su cui taccio sapendo di essere letto da qualche signora. Ma chi arriverà a sostituire tutto questo presepio? E se arrivasse di peggio? Dopotutto a vegliare su di noi ci sono Big Pharma e il benefattore per antonomasia Guglielmino Cancelli, e saranno loro ad avere l’ultima parola.

L’articolo Elezioni: sì o no? proviene da Stefano Montanari.

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