Dino Valle

Gli acquisti finti della Juventus per gonfiare le plusvalenze

Il concetto di plusvalenza, nel linguaggio economico, è “un incremento di valore, differenza positiva fra due valori dello stesso bene riferiti a momenti diversi” (Treccani). Nel calcio la storia è praticamente la stessa. Se una società compra un calciatore, ad esempio, ad un milione di euro e lo vende un anno dopo a dieci, ha ottenuto ben nove milioni di guadagno, che prendono il nome di plusvalenza. Oggi se ne parla sempre di più, nuove sfumature si aggiungono a tale pratica, che ha una lunga storie di luci ed ombre: ecco cosa sono le plusvalenze nel calcio e perché alcune potrebbero essere fittizie. Come nel caso che denuncia, con precisa dovizia di particolari, Pippo Russo su Domani.


Un affare da potenziali 66,3 milioni di euro col Genoa per scambiare tre giovani calciatori. La società leader del calcio italiano si è chiusa dentro una bolla finanziaria che si gonfia a dismisura
  • Nei giorni conclusivi del calciomercato invernale la società bianconera ha avviato un rush degli scambi per valori finanziari incrociati che si è fatto abitudine. Altre due operazioni incrociate con Sassuolo e Atalanta sono sfumate in extremis.
  • Le stagioni più recenti hanno visto, per la Juventus, il gioco delle plusvalenze da players trading crescere a ritmi da progressione geometrica e coinvolgere in ampia misura la squadra Under 23, i cui calciatori vengono scambiati a cifre esorbitanti.
  • Mentre si rincorrono le voci su un rinnovo “a vita” per Cristiano Ronaldo, il club si avvia a oltrepassare il recente picco di plusvalenze da calciomercato: oltre 166 milioni di euro nell’esercizio al 30 giugno 2020, chiuso in rosso per quasi 90 milioni di euro. Un segnale inquietante.

Hanno aspettato l’ora della colazione al bar. Alle 8.25 di venerdì 29 gennaio Juventus Football Club SpA ha dato comunicazione ufficiale attraverso il sito web dell’ultimo, complesso intreccio di mercato realizzato col Genoa: l’acquisizione del giovane centrocampista Nicolò Rovella da parte dei bianconeri, coi calciatori dell’Under 23 juventina Manolo Portanova e Elia Petrelli che fanno la rotta inversa. Quanto alla formula, è un sudoku. Fresco di rinnovo col Genoa, Rovella è stato valutato 18 milioni di euro. Inoltre, in base a bonus noti soltanto alle due società, la Juventus potrebbe riconoscere altri 20 milioni di euro al club rossoblu.

Non abbiamo memoria di un accordo di trasferimento in cui la somma dei bonus è più elevata del prezzo-base. Quanto a Portanova e Petrelli, il loro valore di trasferimento è rispettivamente di 10 milioni e 8 milioni. Cioè 18 milioni, che quadrano coi 18 di Rovella. Per la cronaca, tutte le somme sono “pagabili” in tre esercizi. Ma nei fatti non si muoverà un euro lungo l’asse Torino-Genova. Anche per Portanova e Petrelli sono previsti dei bonus, rispettivamente di 5 milioni e 5,3 milioni di euro.

E poi c’è il capitolo plusvalenze. Il Genoa la realizza per intero: 18 milioni secchi. Ciò che probabilmente consentirà alla società di Enrico Preziosi di perpetuare un prodigio: il bilancio annuale di 13 mesi, aggiustato dalle plusvalenze del mercato di gennaio prima di portare in assemblea annuale (aprile-maggio) conti che non godono di ottima salute. Discorso quasi identico sul versante juventino: come informa la nota ufficiale della società bianconera, Portanova frutta 9,6 milioni di euro su 10 e Petrelli frutta 7,6 milioni di euro su 8. Totale: plusvalenza da 17,2 milioni di euro su 18 totali.

Ultima annotazione: dopo aver impegnato 18 milioni di euro in valore finanziario per assicurarsi Rovella e avergli fatto firmare un impegno quadriennale la Juventus lo lascia dov’è fino alla fine di questo campionato e per tutto il prossimo. Pagandogli anche lo stipendio, salvo accordi diversi. Un intreccio eccentrico, quanto basta per spingere il quotidiano sportivo spagnolo As a parlare di «malabrismo». Che in termini letterali va tradotto con «giocoleria». Parola usata in accezione non benevola. Le cifre dicono che per tre calciatori, due dei quali di Serie C, è stato movimentato un valore finanziario da 36 milioni di euro (e plusvalenze per 35,2 milioni di euro), che col maturare dei bonus potrebbe toccare quota 66,3 milioni di euro. Cifre lunari per quello che è l’attuale valore dei tre.

Scambi spagnoli

La verità è che per la società bianconera sono giorni frenetici sul fronte del calciomercato. Il giovedì pomeriggio all’ora dell’ammazzacaffè erano stati comunicati gli accordi con l’Olympique Marsiglia di Pablo Longoria, ex capo dello scouting bianconero diventato Chief football officer del club francese. Alle 13.45 il sito della società bianconera ha comunicato lo scambio incrociato che coinvolge la Juventus Under 23, ossia il “plusvalenzificio” bianconero.

Da Marsiglia arriva a Torino l’attaccante Marley Aké, classe 2000, impegnato fino alla fine della scorsa stagione col Marsiglia B in National 2, categoria dilettantistica che corrisponde alla Serie D italiana. Da Torino a Marsiglia va il trequartista Franco Tongya, calciatore che giusto di recente ha cambiato agente passando da Federico Pastorello a Mino Raiola. Classe 2002, riserva in Serie C, Tongya era in scadenza di contratto con la Juventus. Il Marsiglia avrebbe potuto prenderlo a 0 euro dopo il 30 giugno. Invece ha scelto di impegnare un valore finanziario da 8 milioni di euro, ma a patto di ricevere un valore equivalente per il trasferimento di Aké.

Il risultato è la replica dell’operazione realizzata nel mercato invernale del 2020 col Barcellona. In quella circostanza i calciatori scambiati furono Matheus Pereira, passato da Juventus 23 a Barcellona B per 8 milioni di euro, e Alejandro Marqués, passato da Barcellona B a Juventus Under 23 per 8,2 milioni di euro. Plusvalenze abbondanti. Due calciatori con quelle quotazioni dovrebbero fare i fenomeni, nei rispettivi campionati di terza serie. Così come dovrebbe farlo il portoghese Félix Correia, giunto nell’Under 23 juventina dal Manchester City nel quadro di uno scambio con Pablo Moreno Taboada (10,5 milioni di euro ciascuno). E invece fin qui hanno dimostrato di essere normali calciatori di terza serie. Valutati molto generosamente.

Il sentiero svizzero

La scorsa estate capitò con un giornalista francese che segue il Lille e cercava di capire quale senso avesse lo spostamento in Francia di quattro calciatori del Napoli, di cui tre Primavera, valutati complessivamente 20 milioni di euro nel quadro del trasferimento di Victor Osimhen in Italia.

Nei giorni scorsi analoga richiesta di chiarimento ci è giunta dalla Svizzera, a margine di un’altra manovra di mercato della Juventus cui si sta dando meno risalto: lo scambio effettuato col Lugano, relativo ai calciatori Christopher Lungoyi, approdato alla Juventus Under 23, e Kévin Monzialo, inviato in Ticino. In questo caso non esiste una comunicazione ufficiale da parte della società bianconera che dica quale sia il valore finanziario scambiato, dunque bisognerà attendere la pubblicazione della relazione semestrale per conoscere le cifre. Ma tanto le fonti di stampa quanto il sito specializzato Transfermarkt parlano di 2,5 milioni di euro ciascuno, che anche stavolta quadrano. Va aggiunto che, come nel caso di Rovella, Lungoyi è stato lasciato in prestito alla società ticinese.

Lo scambio Lungoyi-Monzialo permette di dare un’occhiata alla battutissima pista svizzera, una via che nelle stagioni più recenti ha visto transitare numerosi calciatori da e verso Torino. Fra inverno e estate del 2019 c’è stato l’incrocio fra Roman Macek (da Juventus a Lugano) e Nikita Vlasenko (da Lugano a Juventus) per 1,8 milioni di euro ciascuno. Quindi si sono registrati altri trasferimenti di tenore minore, fra i quali spicca la girandola affrontata dal terzino Edoardo Masciangelo: ceduto dal Lugano alla Juventus nell’estate 2019 per un milione di euro e subito prestato al Pescara che a gennaio 2020 l’ha riscattato per 2,34 milioni di euro generando una plusvalenza di oltre 1,5 milioni di euro per la società torinese. Il tutto nel quadro di un intreccio che ha coinvolto anche il Parma.

Ma la Juventus tiene altre e ottime relazioni in Svizzera. Per esempio col Sion, società che ha una modalità d’azione particolare sul calciomercato: compra dalle italiane a prezzi alti per standard del calcio svizzero, ma poi rivende a quegli stessi club a prezzi maggiorati.

Aveva già usato questo schema con l’Inter, mettendo in piedi un meccanismo di “compra e recompra” relativamente a Federico Dimarco, attualmente in forza all’Hellas Verona. Giunto in Svizzera nell’estate 2018 per 3,9 milioni di euro, Dimarco fu rivenduto nell’estate successiva alla società nerazzurra per 5 milioni. Come disse all’epoca una persona vicina all’Inter: «Praticamente ci hanno prestato quasi 4 milioni di euro e l’anno dopo gliene abbiamo restituiti 5». Che si tratti di prestito o no, il Sion ha intrecciato uno scambio di valori asimmetrici anche con la Juventus.

Nell’estate del 2019 la società del Canton Vallese ha speso 4 milioni di euro per acquisire dall’Under 23 juventina il difensore svedese Mattias Andersson, che in due stagioni ha giocato soltanto sei partite di cui tre con la squadra Under 21.

Ma già nell’inverno 2020 la società bianconera ha dovuto restituire e ricaricare acquisendo due giovani dalla società svizzera: Enzo Barrenechea e Yannick Cotter, spediti a giocare con la Primavera. Il loro costo storico è certificato dalla relazione finanziaria della Juventus al 30 giugno 2020: quasi 4,9 milioni di euro ciascuno. Da segnalare che durante la scorsa campagna trasferimenti estiva il Sion si è visto concedere in prestito Nikita Vlasenko, preso un anno prima dal Lugano.

Alla lista delle relazioni svizzere della Juventus si aggiunge il Basilea. A settembre 2020 le società hanno scambiato due calciatori delle giovanili: si tratta di Albian Hajdari, acquisito dalla Juventus, e di Kaly Sene, acquisito dal Basilea. Per quanto riguarda i valori impegnati, al momento e in attesa della semestrale bianconera dobbiamo fidarci di quanto riportato da Transfermarkt: 4,38 milioni di euro per Hajdari, 4 milioni di euro per Sane. Relativamente alla destinazione dei due, Hajdari è rimasto in prestito al club svizzero. Invece Sane è stato immediatamente prestato dal Basilea ai ciprioti dell’Omonia Nicosia, che però in questo mese di gennaio lo hanno restituito alla società svizzera.

Nuovi record

Altre due operazioni, probabilmente su valori gemelli e date come prossime alla conclusione, sono sfumate nelle ultime ore di calciomercato. Avrebbero dovuto coinvolgere società amiche: Sassuolo e Atalanta. Coi neroverdi si sarebbe dovuto azionare un giro che portasse l’attaccante Gianluca Scamacca (per il momento in prestito al solito Genoa) in bianconero e il centrocampista dell’Under 23 bianconera Nicolò Fagioli in neroverde. L’affare non è andato a conclusione perché il Sassuolo non ha accettato l’iniziale formula del prestito per Scamacca. Per quanto riguarda l’Atalanta, negli ultimi giorni della scorsa settimana si era ipotizzato uno scambio che portasse Cristian Capone (atalantino in prestito al Pescara) all’Under 23 bianconera mentre Pietro Beruatto e Alessandro Vogliacco (quest’ultimo in prestito al Pordenone) avrebbero dovuto ritrovarsi in nerazzurro. Manovra non conclusa, ma che potrebbe essere riproposta nei prossimi mesi.

Dunque per il momento la giostra si ferma qui. Potrebbe riprendere in prossimità del 30 giugno, quando ci sarà da chiudere l’esercizio annuale 2021.

Al 30 giugno 2020 è stata toccata la cifra monstre div oltre 166 milioni di euro in plusvalenze, ciò che non ha evitato di chiudere i conti con un rosso da quasi 90 milioni di euro. Dobbiamo aspettarci nuovi record?


Che cos’è la plusvalenza nel mondo del pallone ce lo spiega Edoardo Marcarini nel suo articolo sul sito gianlucadimarzio.com.


Che cos’è una plusvalenza?

Partiamo dalla base, la definizione standard, quella extra-calcistica. Per plusvalenza si intende, citando il Dizionario Economico: “Un aumento di valore registrato da un bene immobile o da un titolo”. In momenti diversi, quindi, si parla di plusvalenza quando il valore del bene individuato ha subito un incremento col passare del tempo. Come aggiunge la Treccani: “In ambito economico è relativa alla differenza tra prezzo di acquisto e quello di vendita di valori azionari lucrata da operatori di borsa e assoggettabile a imposta di ricchezza mobile. Per fare chiarezza, quindi, in caso di cessione ad un prezzo superiore del valore contabile, il venditore andrebbe a realizzare una plusvalenza ovvero un guadagno“.

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Che cos’è una plusvalenza nel calcio?

Ora che abbiamo la definizione “standard”, è il momento di applicarla al mondo del pallone. Un calciatore acquistato a 1 milione di euro, con un contratto di cinque anni, venduto dopo due anni a 5 milioni di euro, genera ovviamente un introito netto nelle casse del club (5 milioni di euro, appunto). Inoltre, si genera un guadagno netto di 4 milioni di euro (differenza tra prezzo di acquisto e vendita), ma soprattutto una plusvalenza di 4.4 milioni. Perché? Un calciatore è un costo per un club: cartellino e stipendio, banalmente. Non considerando gli stipendi (che concorrono invece ai costi a bilancio dei club), il prezzo del cartellino subisce comunque un ammortamento (Definizione: “La procedura contabile per estinguere in un dato numero di anni un investimento). Se il contratto del calciatore di cui sopra è di cinque anni, ogni anno il valore del calciatore stesso, a bilancio, subisce un ammortamento di 200 mila euro (1 milione/5 anni). Di conseguenza, dopo due anni, il valore effettivo a bilancio sarebbe inferiore al milione di euro di partenza, ossia 600 mila euro (1 milione-400 mila euro). Ecco spiegato quindi il perché la plusvalenza sarebbe di 4.4 milioni di euro e non di 4 milioni.

Plusvalenze e FFP

Perché si parla di plusvalenza? Specialmente in ottica Financial Fair Play, autentico spauracchio per numerosi club, anche italiani, nelle ultime stagioni. Le plusvalenze sono fondamentali in quanto concorrono al consolidamento della stabilità economica di una società di calcio: si tratta di ricavi che, insieme a sponsor, biglietteria, merchandising, partnership commerciali e diritti televisivi, permettono a un club non solo di sostenersi dal punto di vista finanziario, ma anche di investire denaro contante nei vari settori di business. Dai fornitori ai dipendenti, dal calciomercato all’innovazione tecnologica, passando per stadio e settore giovanile. Con il “difetto” che, nel caso delle plusvalenze, si venga a parlare di valore contabile e non di liquidità.

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Plusvalenze e liquidità

Non è detto, infatti, che a un valore registrato a bilancio come plusvalenza corrisponda un’effettiva liquidità in cassa che possa essere riutilizzata come denaro contante. In soldoni, non sempre una plusvalenza “sulla carta” ha con sé del cash, specialmente nel caso di scambi di calciatori. Questo tipo di manovre finanziarie esulano però dal contesto calcistico, in quanto si tratta di operazioni volte a sistemare i bilanci e non al mero player trading.

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