Dino Valle

Cesare Battisti annuncia lo sciopero della fame. Ma chi se ne frega?

Il pluriomicida non si vergogna di sottilizzare sulla qualità dell’”accoglienza”. Che non è esattamente simile alle spiagge del Brasile sulle quali ha scorrazzato per anni. Il pluriomicida Battisti, dopo trentasette anni di latitanza e sberleffi allo Stato italiano e alle famiglie delle vittime è stato coccolato  prima in Francia degli intellettuali di sinistra; poi sulle spiagge brasiliane, protetto  dalla sinistra di Lula da Silva e Dilma Rousseff. Ora le sue lamentele arrivano  a distanza di cinque mesi. Quando inviò un’altra  lettera al Garante nazionale dei detenuti. Diceva  di sentirsi in pericolo tra gli islamisti. Oggi, l’ex terrorista dei Pac si dice «allo stremo delle forze psichiche e fisiche, con patologie croniche», leggiamo nel testo strappalacrime rilanciato dalla Verità. E annunciando un nuovo sciopero della fame. «Non mi resta altro da fare che dichiarare lo sciopero della fame e della terapia”, frigna Battisti. Che non ha mai smesso di recitare la parte della vittima. Di seguito il commento del collega Niccolò Nesi sul quotidiano online AdHoc News.


Marco Pannella aveva fatto dello sciopero della fame una sorta di fiore all’occhiello. I suoi digiuni sono stati numerosi e anche interminabili. Molti per ragioni condivisibili, altri no. Ma comunque per degli ideali in cui credeva.

Pannella è stato un politico diverso, ma sicuramente una persona per bene. E ogni volta che faceva uno sciopero della fame, era bene ascoltarlo.

Ma se sciopera Cesare Battisti, terrorista, assassino, latitante per anni… beh chi se ne frega!

Rinchiuso nel carcere di Rossano in Calabria, è nel padiglione di massima sicurezza dedicato ai terroristi.

Ha dettato una lettera alla figlia per indirizzarla al Ministero della Giustizia: “Sono l’unico prigioniero estraneo al jihadismo che si ritrova in un padiglione di massima sicurezza riservato agli accusati di terrorismo islamico.”

E allora? Non sei lì per la tua religione. Sei lì perché sei un terrorista. Si chiama rischio imprenditoriale. Se facevi un altro mestiere, stai tranquillo che con i terroristi non ti ci mettevano. Sicuro.

Sono fisicamente e mentalmente provato, non mi resta che dichiarare lo sciopero della fame.”

Sono scelte private, magari ti fa pure bene. A noi onestamente ci lascia tiepidi il fatto che tu mangi o meno.

“Qui non c’è attività di riabilitazione o integrazione sociale; la struttura stessa è concepita al solo scopo di punizione, una vera e propria tomba dove nemmeno un prete osa entrare.”

Mi ripeto: nessuno ti ha obbligato a fare il terrorista. Nessuno ti ha pregato di assassinare le persone. Lo hai fatto? Male, sei un virus, ed giusto che tu sia trattato in questo modo.

Del resto, i virus vanno annientati.

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