Senza lavoro in tempo di Covid, Isabella aiuta le famiglie in difficoltà

Dopo aver dato alla luce sua figlia, Isabella Beddini non ha potuto riprendere a lavorare per il Covid. Ci ha raccontato: “Ma proprio diventando mamma non sono più riuscita a essere indifferente verso chi soffre”

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Non appena ho incrociato la notizia che la riguardava, mi sono precipitata a contattarla. Isabella Beddini mi ha risposto subito, dimostrando quello che avrei poi scoperto chiacchierando con lei. Non è da tutti essere pronti a rispondere. Ma c’è molto esige la nostra attenzione nel ritaglio di vita dove siamo.

Isabella vive a Foligno, grazie a lei possiamo immaginare l’Umbria come un piccolo cuore piantato al centro del nostro paese. Lei ce lo porge così. Il bene comincia sempre dal piccolo e dal personale; l’astratto è immobile. Non è un caso che questa storia cominci dalla nascita di una bambina di nome Aleida. Nel dicembre 2019 Isabella si era messa in pausa dal lavoro perché era a termine gravidanza e poi il lockdown l’ha bloccata quando avrebbe potuto riprendere. Ad oggi ancora non ha ripreso a lavorare. L’impronta della vita, però, è stata più forte delle grinfie del virus.

In pausa forzata dal lavoro, Isabella ha scelto di investire le sue energie in un progetto di solidarietà e ce lo racconterà. Non ci conosciamo di persona, ma ci siamo “incontrate” condividendo questa certezza: in tanti dicono che il guadagno è ciò che fa muovere il mondo, invece è nel dono che le persone sentono una misura di vera pienezza.

Da un piccolo innesco si è generato un incendio: basta una persona che vada contro la corrente cupa della disperazione e ad altri viene il desiderio di seguirla. La storia di Isabella ora non è più solo una faccenda di intraprendenza personale, c’è una compagnia di mamme e famiglie la cui creatività per aiutare chi è nel bisogno continua a crescere.

Cara Isabella, vorrei che tu raccontassi ai lettori di Aleteia For Her quel che è accaduto nel tuo ultimo anno. Possiamo dire che la tua avventura comincia perdendo il lavoro?

Sono lavorativamente ferma da un anno, perché mi occupo di servizi extrascolastici per bambini. Ho una ludoteca, faccio animazioni, feste a tema, baby sitter. Da marzo 2020 sono bloccata, anzi in realtà lo sono da dicembre 2019 perché a gennaio 2020 ho partorito. Mi ero presa qualche mese per dedicarmi alla bimba, solo che non sono ripartita perché è arrivato il lockdown.

Considerando solo la cornice familiare è stato un periodo meraviglioso perché mi sono potuta dedicare a mia figlia completamente e con l’aiuto di mio marito che era a casa. Sono stati tre mesi meravigliosi, pur nella consapevolezza della drammaticità di ciò che il nostro paese viveva. Però poi non ho più potuto riprendere il mio lavoro e tutta questa energia che mi contraddistingue – mi definiscono “un vulcano”! – non sapevo come canalizzarla.

Questo è un punto importante. C’è un terribile filone di cronaca che va in direzione opposta: tanta gente senza lavoro rischia di darla vinta alla disperazione. Raccontami come sei partita a giocare al rilancio nel bene, non mettendoti in pausa e non dandola vinta alla lamentela. 

In generale sono una persona positiva che non si butta giù facilmente. Inoltre, da sempre ho fatto volontariato. Faccio volontariato da quando avevo 14 anni. Mi dedicavo al mondo degli animali, ho gestito un gattile per molti anni e facevo campagne di sensibilizzazione pubblica. Questo mio entusiasmo si è un po’ assopito da quando famiglia e lavoro hanno richiesto la mia presenza e dedizione.

Durante il lockdown una famiglia, che conosco per motivi lavorativi, mi ha chiesto aiuto per trovare abiti usati, perché ho una grande rete di mamme che mi seguono, visto il mio lavoro. Mi sono messa all’opera e ho fatto avere loro degli abiti. Più tardi, durante il periodo natalizio, ho pensato che potevo fare un altro tipo di raccolta, non strettamente utile ma bella per i bambini. Su Whatsapp e dalla mia pagina Facebook ho chiesto  se qualcuno voleva regalarmi dei giocattoli in buono stato da donare alle famiglie in difficoltà.

ISABELLA BEDDINI

Da lì si è aperto un mondo, perché io ho girato il messaggio solo ai miei contatti e ma si è diffuso incredibilmente, fino al punto che mi sono arrivate “tonnellate” di giocattoli da tutta l’Umbria. Ho potuto raccoglierli grazie ai miei genitori che fanno i rappresentanti e loro sono arrivati a raccogliere le donazioni in posti dell’Umbria che io non avrei raggiunto. La nostra casa è stata sommersa di roba, mio marito mi ha aiutato tantissimo nella raccolta e nello stoccaggio. Io mi sono occupata di lavare, igienizzare e confezionare ogni giocattolo in tempo perché fossero tutti consegnati per Natale. È stato un mese veramente faticoso, non me lo aspettavo.

Ti sei immedesimata davvero in Babbo Natale, ecco perché lui ha i folletti come aiutanti …

Infatti c’è una bimba che ogni tanto mi manda dei messaggi dal cellulare della mamma e mi chiama “Isabella l’aiutante di Babbo Natale”. Mi sono immedesimata nel ruolo, diciamo. E tutti i giocattoli rimasti da questa distribuzione natalizia sono stati donati a un’associazione che sta creando un’oasi del giocattolo pensata per famiglie bisognose. Quindi proprio nulla di questa generosità andrà perduto.

Ecco, generosità. Tu hai incrociato tante mamme e famiglie che hanno donato. C’è questa voglia di dare un contributo? Che idea ti sei fatta?

Sì, questa generosità c’è al punto che devo aprire un’altra parentesi nel discorso. Mentre io raccoglievo i giocattoli, molte mamme hanno chiesto di poter donare anche dei vestiti. E quindi adesso sto facendo una raccolta di abiti e non solo. Nel gruppo Whatsapp creato per seguire queste donazioni è nata anche l’idea di fare la spesa per chi ha bisogno. Abbiamo comprato una lavatrice per una famiglia, per un’altra abbiamo comprato un computer affinché il figlio potesse seguire le lezioni a distanza. Tutto materiale usato, ma valido e funzionante. La gente ha piacere di condividere e di rendersi partecipe, ha voglia di fare qualcosa in un periodo così buio. Anche da questo punto di vista c’è il desiderio di rinascere.

Questo anelito di partecipazione buona convive con la parte più dolente della nostra situazione attuale. Le famiglie in difficoltà che hai incontrato chi sono? Cosa hai visto?

Mi hanno contattata persone che non mi sarei aspettata. Si tratta di famiglie che fino a un anno fa vivevano tranquillamente con due stipendi e adesso faticano ad arrivare a fine mese perché hanno perso il lavoro o sono in cassa integrazione. Sono situazioni difficili di famiglie italiane e straniere. Ma queste persone non si limitano a prendere ciò che doniamo loro, mi aiutano anche nella distribuzione. Si è creata una comunità, anche chi è dalla parte del bisogno mi aiuta nella raccolta, nella selezione degli abiti e del materiale. Se questo è positivo, la situazione generale non è affatto rosea.

Sono tante le famiglie con uno o più figli che non riescono a comprare un giocattolo per i loro bambini. Io ringrazio di non essere in un’emergenza così dura, ma la capisco. Anche noi abbiamo dovuto tirare la cinghia perché siamo rimasti con un solo stipendio.

Hai dovuto tirare la cinghia, ma di cuore non ti sei affatto risparmiata. È bello notare che dalla tua positività singolare è nata a cascata una partecipazione plurale. C’è bisogno che nel piccolo qualcuno inneschi un’azione buona e gli altri vedendolo dicono: “Lei lo ha fatto e ci credo anche io”. 

Adesso, infatti, non ce la faccio a gestire tutto da sola. E poi da cosa nasce cosa: alcune mamme mi hanno proposto di fare un calendario dove inserire le date di compleanno di tutti i bimbi che abbiamo aiutato. Quando la data del compleanno si avvicina chiediamo al bimbo se ha un desiderio e gli acquistiamo quello che chiede. Per ora abbiamo fatto 6 compleanni. Ed è tanto bello! Finché non potrò riprendere a lavorare continuerò a lasciarmi trasportare da questa corrente che si è generata. Quando riprenderò a lavorare, non riuscirò a essere attiva come ora e quindi è importante da dire che, oltre all’aiuto concreto, sto cercando di indirizzare queste famiglie in difficoltà ad associazioni della zona che potranno accompagnarle con continuità. Non devono restare sole.

Sei positiva di natura e il volontariato ha sempre fatto parte della tua vita. Cosa ti muove verso questa disponibilità al bene e all’aiuto?

Direi l’amore e il rispetto. Se uno ha il rispetto della vita, guarda ogni cosa accogliendola, dalla piccola formica fino all’umano attorno a noi. Nella mia vita cerco di puntare su questo, sull’amore e sul rispetto. Di conseguenza nasce il desiderio di aiutare gli altri, affinché la vita sia dignitosa per tutti.

ISABELLA BEDDINI

Diventare mamma ha rafforzato quest’ipotesi?

Diventare mamma è stato un turbinio di emozioni, perché adesso non riesco a essere più indifferente di fronte a nessun tipo di sofferenza. Alcuni film che prima adoravo, non riesco più a vederli. Sapere che alcuni bambini non potevano ricevere i regali a Natale, quando mia figlia ne è stata sommersa, mi ha fatto interrogare sulla cosa. Ero triste e anche questo mi ha fatto muovere.

Ci raccontano tanto che il guadagno è ciò che fa muovere gli uomini, ma poi è di fronte al dono che il cuore sente la misura più adeguata … 

Assolutamente sì. E da quest’avventura in cui mi sono tuffata ho portato a casa tanto affetto. Certo, c’è anche un po’ di stress perché gestire tutto non è facile. Ci sono stati dei momenti in cui mi sono sentita in colpa per aver trascurato un po’ mia figlia. Però ho guadagnato un amore scritto sulle facce delle persone. Conservo questi incontri, con chi dona e con chi riceve, come dei veri tesori.

Puoi seguire le iniziative di Isabella sulla sua pagina Facebook o su Instagram 

ISABELLA BEDDINI

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