Dino Valle

1943 – I membri della Rosa Bianca vengono “processati” e giustiziati dal Volksgerichtshof

La Rosa Bianca (in tedescoWeiße Rose) fu un gruppo di resistenza tedesco contro la dittatura del nazionalsocialismo formato da studenti e basato essenzialmente su valori cristiani. Fece ricorso ad azioni non violente nella Germania nazista dal giugno 1942 al febbraio 1943, quando i principali componenti del gruppo vennero arrestati, processati e condannati a morte mediante decapitazione.

Storia

Il gruppo fu operativo a Monaco di Baviera, città nella quale diffuse sei opuscoli che invitavano i tedeschi ad opporsi con la resistenza passiva al regime nazista. Un settimo opuscolo, che era stato solo progettato, non venne mai distribuito perché il gruppo cadde nelle mani della Gestapo. Il gruppo della Rosa Bianca era composto da cinque studenti: Hans e la sorella Sophie SchollChristoph ProbstAlexander Schmorell e Willi Graf, tutti poco più che ventenni. Ad essi si unì anche un professore, Kurt Huber, che stese gli ultimi due opuscoli.[1]Sophie e Hans Scholl in un francobollo commemorativo del 1961, emesso dalla DDR.

Erano tutti di religione cristiana, sia protestanti che cattolici, e un ortodosso (Schmorell). Sebbene i membri della Rosa Bianca fossero tutti studenti all’Università Ludwig Maximilian di Monaco, avevano anche partecipato alla guerra sul fronte francese e su quello russo, dove furono testimoni delle atrocità commesse contro gli ebrei e sentirono che il rovesciamento delle sorti che la Wehrmacht soffrì a Stalingrado avrebbe alla fine portato alla sconfitta della Germania. Sophie Scholl, che aveva studiato come infermiera, era stata anche disgustata dal programma di eutanasia forzata basato sull’eugenetica nazista (aktion T4) attuato contro i tedeschi affetti da disabilità intellettiva e fisica grave. Essi rigettavano la violenza della Germania nazista di Adolf Hitler e credevano in un’Europa federale che aderisse ai principi cristiani di tolleranza e giustizia. Citando estensivamente la BibbiaSant’AgostinoRilkeHeine, il fondatore del taoismo LaoziAristotele e Novalis, così come Goethe e Schiller, si appellarono all’intellighenzia tedesca, credendo che si sarebbe intrinsecamente opposta al nazismo. La loro ideologia si era formata seguendo le tesi del movimento giovanile cattolico Quickborn, guidato dal sacerdote d’origine italiana Romano Guardini ed era stata influenzata, oltre che dal parroco di Söflingen (un quartiere di Ulm in cui era presente una forte resistenza cattolica al nazismo) Franz Weiss, anche da Carl Muth e Theodor Haecker, due intellettuali cattolici anti-nazisti, il cui pensiero influenzerà molto le scelte di resistenza pacifica del gruppo. Questa, secondo i loro piani, doveva attuarsi attraverso la distribuzione di volantini in luoghi pubblici, il cui contenuto avrebbe dovuto risvegliare la coscienza del popolo tedesco.

«Fate resistenza passiva, resistenza ovunque vi troviate; impedite che questa atea macchina da guerra continui a funzionare, prima che le città diventino un cumulo di macerie…»
(dal primo volantino della “Rosa Bianca”.)

Atrio dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco, nella Geschwister-Scholl-Platz (piazza fratelli Scholl).L’aula dello Justizpalast (palazzo di giustizia) dove ebbe luogo il processo.

In un primo momento, gli opuscoli vennero spediti in massa verso differenti città della Baviera e dell’Austria, poiché i membri ritenevano che la Germania meridionale fosse più ricettiva nei confronti del loro messaggio antimilitarista. In seguito a un lungo periodo di inattività, dopo il luglio 1942, la Rosa Bianca prese una posizione più vigorosa contro Hitler nel febbraio 1943, distribuendo gli ultimi due opuscoli e dipingendo slogan anti-hitleriani sui muri di Monaco, e addirittura sui cancelli dell’università. Lo spostamento delle loro posizioni risulta ovvio dalla lettura dell’intestazione dei loro nuovi opuscoli, sui quali si leggeva “Il movimento di resistenza in Germania”.

Il sesto opuscolo venne lanciato dalle finestre dell’università il 18 febbraio 1943. Quasi tutti i volantini vennero distribuiti in luoghi frequentati, Sophie Scholl prese la coraggiosa decisione di salire in cima alle scale dell’atrio e lanciare da lì gli ultimi volantini sugli studenti sottostanti. Venne individuata da Jakob Schmid, un bidello nazista, che la bloccò assieme al fratello mentre stavano per lasciare l’edificio, consegnandoli entrambi al segretario della cancelleria, Albert Scheithammer. Poiché il rettore dell’università, Walther Wüst, era inizialmente assente, Schmid e Scheithammer portarono i fratelli dal consulente legale dell’università, Ernst Haeffner, che li consegnò alla polizia segreta di regime, la Gestapo, che nonostante i suoi migliori sforzi non era stata in grado di catturare gli autori. Gli altri membri attivi vennero subito fermati e il gruppo, assieme a tutti quelli a loro associati, venne sottoposto a interrogatorio da parte della Gestapo. Gli Scholl si assunsero immediatamente la piena responsabilità degli scritti sperando, invano, di proteggere i rimanenti membri del circolo. I funzionari della Gestapo che li interrogarono rimasero stupiti per il coraggio e la determinazione dei due giovani: Robert Mohr, il poliziotto della Gestapo, torturò Sophie Scholl per quattro giorni, dal 18 al 21 febbraio 1943.

I fratelli Scholl e Probst furono i primi ad affrontare il processo, che si rivelò una farsa. Vennero giudicati il 22 febbraio 1943 dal Tribunale del Popolo, presieduto dal giudice-boia di Hitler, Roland Freisler, che era volato appositamente da Berlino a Monaco con gli altri giudici, inviato dal gauleiter Joseph Goebbels. Nel corso di un breve dibattimento, durato cinque ore, furono privati di ogni difesa da Freisler, reputati colpevoli e il giorno stesso vennero ghigliottinati. Le guardie del carcere di Stadelheim e lo stesso boia Johann Reichhart dissero che non avevano mai visto giovani morire tanto coraggiosamente, riferendosi in particolare la ragazza. Qualche giornale di Monaco riportò brevemente la notizia. Le motivazioni della sentenza furono: Gli accusati hanno, in tempo di guerra e per mezzo di volantini, incitato al sabotaggio dello sforzo bellico e degli armamenti, e al rovesciamento dello stile di vita nazionalsocialista del nostro popolo, hanno propagandato idee disfattiste e hanno diffamato il Führer in modo assai volgare, prestando così aiuto al nemico del Reich e indebolendo la sicurezza armata della nazione. Per questi motivi essi devono essere puniti con la morte.

I secondini del carcere di Monaco testimoniarono: Si sono comportati con coraggio fantastico. Tutto il carcere ne fu impressionato. Perciò ci siamo accollati il rischio di riunire i tre condannati un momento prima dell’esecuzione capitale. Volevamo che potessero fumare ancora una sigaretta assieme. Non sapevo che potesse essere così facile morire, disse Christoph. E poi: fra pochi minuti ci rivedremo nell’eternità. Poi vennero condotti al supplizio. La prima fu la ragazza. Andò senza battere ciglio. Noi tutti non riuscivamo a credere che ciò fosse possibile. Il boia disse di non aver mai veduto nessuno morire così.

Gli altri membri chiave del gruppo, processati il 19 aprile 1943, furono anch’essi trovati colpevoli e decapitati nei mesi successivi. Furono complessivamente, tra Monaco e Amburgo, quindici i membri della Rosa Bianca condannati a morte, mentre altri trentotto vennero incarcerati. Amici e colleghi della Rosa Bianca, che aiutarono nella preparazione e distribuzione degli opuscoli e raccolsero fondi per la vedova e il giovane figlio di Probst (Probst aveva tre figli, di cui uno appena nato), vennero condannati al carcere con una pena oscillante tra i sei mesi e i dieci anni. Questi ultimi alla fine della guerra furono liberati dalle truppe statunitensi. Durante il nazismo il Volksgerichtshof da solo condannò a morte cinquemilatrecento persone.[5]

Secondo David Irving (La guerra di Hitler), Hitler così commentò la repressione della Rosa Bianca: Quando un manipolo di studenti diffuse alcuni volantini in cui si richiedeva il rovesciamento di Hitler, i leader furono immediatamente tratti in arresto e condannati a morte dal Tribunale del Popolo. “Forse, alcuni protesteranno che un Tribunale del Popolo possa comportarsi in modo così brutale” – affermò Hitler in un discorso segreto ai suoi generali – “un uomo che ha semplicemente distribuito volantini, un professore universitario e due studenti, accusati del medesimo misfatto, giustiziati! Ma in fondo, se essi fossero andati al fronte, sarebbero probabilmente già stati uccisi. È il rischio che quotidianamente corrono i nostri soldati! 

Ispirazione

Davanti alla Gestapo, Sophie sostenne che Hans si era ispirato al simbolo dei nobili perseguitati dalla rivoluzione francese. Diversi riconoscono influenze anche di Léon Bloy, scrittore reazionario cattolico francese, sul pensiero di Hans Scholl, ideologo principale, in particolare i testi La cavaliera della morte, incentrato sulla regina Maria AntoniettaIl sangue del povero e Il miracolo di La Salette. Nel quarto volantino, con uno stile che ricorda quello di Bloy, Hans attacca Hitler con toni mistici:

«Ogni parola che esce dalla bocca di Hitler è una menzogna. Quando egli parla di pace pensa alla guerra, quando egli in modo blasfemo pronuncia il nome dell’Onnipotente, si riferisce invece alla potenza del Male, agli angeli caduti, a Satana. La sua bocca è come l’ingresso fetido dell’inferno ed il suo potere è corrotto nel più profondo. È ben vero che si deve portare avanti con metodi razionali la lotta contro lo stato terroristico; ma chi oggi dubita ancora sulla reale esistenza di forze demoniache, non ha assolutamente capito lo sfondo metafisico di questa guerra. Dietro al concreto, che è afferrabile con i sensi, dietro ogni riflessione obbiettiva e logica, sta l’irrazionale, è cioè la lotta contro il demonio, contro il messaggero dell’Anticristo. Ovunque ed in ogni tempo, i demoni sono stati in agguato nelle tenebre in attesa dell’ora in cui l’uomo diviene debole, in cui esso abbandona volontariamente la sua posizione fondata sulla libertà donatagli da Dio e cede alle pressioni del Male, si distacca dall’ordine divino: Così, dopo aver fatto liberamente il primo passo, viene spinto al secondo, al terzo, ed ancora innanzi con sempre più turbinosa velocità. Allora, dovunque e nell’ora estrema del bisogno, sono sorti uomini, profeti, santi, che avevano conservato la loro libertà, che hanno richiamato il popolo al Dio unico, e con il suo aiuto lo hanno incitato a tornare indietro. L’uomo è bensì libero, ma senza il vero Dio è indifeso contro il male, come un neonato senza madre, come una nube che si dissolve.»
(Il contenuto del quarto volantino.)

Questo fa supporre un pensiero non democratico, ma aristocratico e antipopolare, nei primi quattro volantini, mentre negli ultimi due, con una intestazione diversa dalla Rosa Bianca, diventa evidente una visione democratica e federalista. Schmorell puntualizzò, nell’interrogatorio con la Gestapo, di essere acerrimo nemico del bolscevismo, responsabile di aver corrotto la sana e religiosa Russia, e di conseguenza convinto sostenitore dello zarismo, unico governo autoritario adatto a quel popolo. Nei verbali confermò la sua scelta esistenziale, morale e politica per la sua madre patria, professandosi nostalgico di uno Stato patriarcale, non tirannico come il Terzo Reich ma neppure democratico: Abbiamo visto dove ci hanno portato le democrazie…, sostenne. Hitler si era imposto con la crisi della Repubblica di Weimar, la cui debolezza aveva aperto proprio tramite elezioni democratiche la strada al nazismo.

Il quinto volantino riportò la frase Volantino del movimento di resistenza e questo fece supporre che il gruppo si sentisse sostenuto da un movimento di dimensioni maggiori.

La parola democrazia ricorre solo una volta nei volantini. Nel primo, con una prudentissima astensione: Non vogliamo qui formulare giudizi sulle possibili, diverse forme di Stato, la democrazia, la monarchia costituzionale, la monarchia assoluta e così via. Resta implicito l’obiettivo democratico in tutti gli altri testi, che condannano lo Stato autoritario e totalitario e auspicano il ritorno della Germania a uno Stato di diritto.

Influenza culturale e politica

«Nella grande notte del nazismo, la storia della Rosa Bianca è solo una piccola stella, ma è per ciò più preziosa e appartiene a tutta l’umanità.»
(La voce narrante in La Croce, la Rosa e la Svastica, di Paolo Borella, edizione Sergio Fratini su Raiuno, da Pagine della Resistenza Europea, di Emanuele Milano e Gianni Salmi del 25 aprile 1962.)

Con la caduta del regime nazista, la Rosa Bianca divenne una rappresentazione della forma più pura di opposizione alla tirannia, senza interesse per il potere personale o l’autocelebrazione. La loro vicenda divenne così popolare che il compositore Carl Orff (che era rimasto in Germania durante la guerra) sostenne, per fugare da sé i sospetti di collusione con il regime nazista di fronte agli alleati che lo interrogavano, di essere stato uno dei fondatori della Rosa Bianca e venne rilasciato. Benché fosse personalmente in contatto con Huber, non ci sono prove che Orff fosse stato in alcun modo coinvolto nel movimento e probabilmente fece quella dichiarazione per sfuggire alla carcerazione.

La piazza dove è ubicato l’atrio principale dell’Università Ludwig-Maximilian di Monaco è stata battezzata Geschwister-Scholl-Platz (piazza fratelli Scholl) in onore di Hans e Sophie Scholl. Traudl Junge, una delle ultime segretarie di Hitler, portò fino alla morte il peso del rimorso per non essersi mai resa conto del genocidio messo in atto dalla Germania nazista. Si autodefinì sprovveduta e infantile, soprattutto dopo aver scoperto da questa targa commemorativa che Sophie Scholl era stata una sua coetanea, uccisa proprio quando lei aveva iniziato a lavorare per il dittatore.

La fondazione Weiße Rose è stata costituita nel 1986 a Monaco di Baviera da componenti e superstiti del gruppo e da parenti e amici dei membri giustiziati, in particolare Franz Josef Müller e Traute Lafrenz, con lo scopo di promuovere la conoscenza storica e culturale del movimento di resistenza antinazista.

Albo illustrato

La Rosa Bianca oltre a rappresentare un gruppo di resistenza composto da giovani tedeschi che si opponevano alla dittatura imposta dal regime nazista, è anche il titolo di uno dei più importanti albi illustrati scritto, ideato ed illustrato da Roberto Innocenti. Questa storia è ambientata nel periodo del nazismo quando l’autore stesso era per lo più un bambino, e infatti decide di raccontare la storia adottando il punto di vista di una bambina rendendo la stessa molto interessante e diversa perché guardata da una prospettiva non convenzionale. Rosa Bianca, la protagonista, è una bambina molto curiosa, coraggiosa e a volte anche un po’ ribelle. Il suo nome, che da il titolo all’albo stesso, richiama alla memoria un gruppo di studenti appartenenti alla resistenza tedesca che aveva deciso di opporsi al regime nazista con azioni non violente ma che portarono inevitabilmente alla morte di tutti questi ragazzi, inoltre questo titolo è stato scelto anche perché la Rosa bianca rappresenta per eccellenza il simbolo della purezza e dell’innocenza, qualità incarnate a pieno dalla protagonista del racconto.

Il racconto come citato già in precedenza, è ambientato in una piccola città della Germania negli anni 44-45, momento in cui i giovani sono in procinto di lasciare le famiglie per andare a combattere al fronte. Con il passare dei giorni, la presenza dei militari si fa sempre più costante tanto che anche dalle finestre della scuola di Rosa Bianca è possibile vederli. Un giorno mentre era in classe, Rosa Bianca si accorge che un bambino stava cercando si scappare da una camionetta, ma che sfortunatamente venne subito fermato e riposizionato sulla stessa dal borgomastro. La protagonista, incuriosita da quel gesto, decise allora di seguire la camionetta. Dopo aver attraversato il bosco, si giunse ad un grande campo di concentramento, Rosa Bianca inizialmente non capì cosa succedeva lì dentro, ma siccome era una bambina molto curiosa decise di tornare tutti i giorni in quel posto per vedere i bambini che si trovavano al di là del filo spinato e portar loro anche solo un po’ di pane. Ma purtroppo la storia fece poi il suo corso e come ben si sa la Germania iniziò a trovare degli ostacoli nella sua furiosa avanzata e quando le truppe sovietiche fecero il loro ingresso in città e indussero i tedeschi alla resa.

Il libro, sebbene non abbia un finale esattamente positivo, lascia comunque nei lettori un messaggio di speranza. Infatti nella tavola finale si vede una natura verde, rigogliosa e nuova, realizzata con colori molto chiari, in netto contrasto con le altre illustrazioni dell’albo , tutte scure e tristi che rispecchiano la drammaticità del momento e della situazione che si stava vivendo. Pertanto nell’ultima tavola l’autore ci fa capire come nonostante tutti gli orrori vissuti in passato, tutto si possa comunque rigenerare.

Questo libro è adatto a varie fasce d’età, sicuramente non può essere letto a bambini della scuola dell’infanzia ma sarebbe molto stimolante ed educativo per bambini della scuola primaria soprattutto per iniziare a far capire loro con quali realtà ci si doveva confrontare in passato.

Nella cultura di massa

Nel 2005 è stato prodotto in Germania da Marc Rothemund un film che narra gli accadimenti finali della vicenda dei partecipanti all’organizzazione clandestina, intitolato La Rosa Bianca – Sophie Scholl. Sophie Scholl viene inoltre menzionata nel finale di La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler in un’intervista di repertorio da Traudl Junge.

Alla Rosa Bianca è anche intitolato l’istituto di istruzione superiore di Cavalese e Predazzo in Trentino-Alto Adige e la scuola media statale di Saluzzo, in provincia di Cuneo. Il nome è stato inoltre utilizzato da alcuni movimenti culturali e politici.

Dall’unione delle sezioni linguistiche pubbliche della città di Trento è nato il liceo linguistico intitolato a Sophie Magdalena Scholl.

I fatti della Rosa Bianca sono soggetto dell’opera cameristica Die Weiße Rose di Udo Zimmermann, che racconta gli ultimi istanti di vita di Hans e Sophie Scholl prima di essere decapitati.

La vicenda ha ispirato inoltre:

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