Dino Valle

Con Draghi la musica non cambia. Prorogati i divieti di Conte

Il prolungamento di 30 giorni del divieto di circolazione tra Regioni, anche gialle, in scadenza giovedì prossimo 25 febbraio. Sarebbe questa, secondo quanto anticipato a Regioni, Province e Comuni dalla ministra per gli Affari regionali e le Autonomie, Mariastella Gelmini, l’intenzione del governo in vista del Consiglio dei ministri in programma questa mattina, alle 9.30, a palazzo Chigi. All’ordine del giorno c’è, infatti, il decreto legge con le «ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19».

Il primo, vero banco di prova per il premier, Mario Draghi, che considera la tutela della salute – lo ha affermato anche nelle sue comunicazioni programmatiche alle Camere in occasione della fiducia – come un obiettivo fondamentale, senza per questo dover penalizzare il mondo produttivo. Nessuna istituzione, quindi, di un’unica zona arancione valida per tutta l’Italia. Esecutivo che ha incontrato appunto ieri in videoconferenza con il ministro della Salute, Roberto Speranza, e Gelmini, i rappresentanti delle autonomie territoriali.

In particolare, le Regioni hanno messo bene in chiaro in un documento le loro proposte. Tra i punti salienti, l’invocazione di un cambio di passo sulla campagna vaccinale, che deve essere ritenuta «una priorità», l’apertura per un coinvolgimento diretto «nella produzione del vaccino anti-Covid» e la richiesta che gli interventi di classificazione delle zone, con annesse ordinanze, siano conosciuti «con congruo anticipo dai cittadini e dalle imprese dei diversi territori regionali». Un avvertimento, dunque, concernente la tempistica dei provvedimenti: evidentemente, gli Enti locali sono stati «scottati» dalla confusione, dalle lentezze, dalle decisioni prese all’ultimo minuto dal Conte bis su chiusure e riaperture.

E pare proprio che la strategia di Draghi vada nella direzione auspicata, quella di misure assunte per tempo, con ponderazione, e di un maggior coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, come ribadito durante la riunione dalla stessa Gelmini.

Ad avviso dei presidenti delle Regioni, poi, deve essere ripensato il sistema dei colori e delle zone. La parola d’ordine è «semplificazione», con l’adozione di «misure nazionali di base omogenee, che superino l’attuale zonizzazione».

Quanto al capitolo ristori, altra grana su cui si è incagliata l’azione del precedente governo, bisogna ampliare la cabina di regia ai titolari dello Sviluppo economico e dell’Economia e delle Finanze, «al fine – è scritto sempre nel testo – di dosare gli impatti delle decisioni sui cittadini e le imprese».

A chiedere, intanto, una voce unica sulla gestione della pandemia è il presidente della regione Veneto. «Sull’Rt io e altri colleghi riteniamo che ci siano valori più interessanti come il tasso di ospedalizzazione», ha affermato ospite di «Mezz’ora in più» Luca Zaia che ha aggiunto: «Io non sono contro il lockdown, sono contro misure che non hanno supporto scientifico. Assistiamo al dibattito tra scienziati che ti dicono una roba e altri che ti dicono un’altra. Il senso di responsabilità è fondamentale. I governatori, così come gli scienziati, devono averlo. Nessun bavaglio agli scienziati. Dichiarare in continuazione il lockdown nazionale è dannoso. Se c’è una soluzione scientifica – ha concluso Zaia – deve essere documentata».

Per l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), i ristoranti devono riaprire, anche di sera, «a condizione del rispetto di protocolli rigidi sulle distanze».

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