Governo, non si scioglie il rebus sottosegretari: partiti ‘incartati’ su deleghe

“Siamo incartati”. Non basta il primo Consiglio dei ministri dell’era Draghi per sciogliere il rebus sui sottosegretari. La riunione del Governo si occupa principalmente delle misure anti Covid e i distinguo non mancano. I partiti, poi, hanno ‘in tasca’ le liste dei nomi che servono per completare la squadra, ma l’incastro non si trova. Pesa la riduzione del numero di esponenti pentastellati che dovrebbero comporre il sottogoverno. Tredici le ‘caselle’ in quota M5S prima del voto di fiducia, “massimo” 11 adesso, dati i 50 voti mancanti tra Camera e Senato, e i ministri pentastellati chiedono altro tempo. A completare il quadro ci sarebbero otto incarichi destinati a Pd e Lega (in trincea per strappare qualcosa in più), sette a FI, due a Italia Viva e uno a testa per Leu, Maie, +Europa-Azione e centristi e Autonomie.

Il nuovo traguardo è fissato per mercoledì, anche se i più pessimisti non escludono che si possa arrivare anche alla fine della settimana. “Entro venerdì dobbiamo chiudere, questo è certo”, ammettono gli sherpa che hanno in mano le trattative. il problema è rappresentato soprattutto dalle deleghe. Draghi avrebbe chiesto ai partiti i nomi, ma le preferenze si sarebbero concentrate tutte sui ministeri di peso: dal Mef, al Mise, passando per il Lavoro, il Mit e il superministero Green. Il M5S punta a riconfermare Laura Castelli a via XX settembre, Angelo Tofalo alla Difesa, Pierpaolo Sileri alla Salute e, comunque in squadra, Stefano Buffagni e Giancarlo Cancelleri. I nomi dati in ingresso sono quelli di Francesca Businarolo, Agostino Santillo, Luigi Gallo, Gilda Sportiello e Luca Carabetta.

Per il Pd la partita resta sempre legata alla rappresentanza di genere. Giovedì è convocata la direzione nazionale del partito, alla quale le Democratiche hanno chiesto di fare chiarezza riguardo ai criteri di assegnazione degli incarichi. Difficile, però, far quadrare i conti con 8 posti a disposizione. Dovrebbero essere riconfermati, infatti, Andrea Martella all’Editoria, Antonio Misiani al Mef e Matteo Mauri al Viminale, mentre Enzo Amendola dovrebbe avere la delega agli Affari europei. Le altre quattro caselle, anche se Draghi avrebbe chiesto un 60% rosa, vedrebbero in lizza le viceministre e sottosegretarie uscenti Marina Sereni (Esteri), Lorenza Bonaccorsi (Cultura), Anna Ascani (Istruzione), Simona Malpezzi (Rapporti con il Parlamento) e le possibili new entry Susanna Cenni (Agricoltura), Marianna Madia (Innovazione) e Valeria Valente (Pari opportunità).

In pressing per ottenere nove ‘poltrone’ (una in più del Pd) il Carroccio, che punta a presidiare il Viminale con Stefano Candiani e il ministero del Lavoro con Claudio Durigon. Alla Cultura dovrebbe andare Lucia Borgonzoni e Raffaele Volpi alla Difesa, mentre gli altri nomi ‘quotati’ restano quelli di Massimo Bitonci, Massimiliano Romeo, Edoardo Rixi, Vania Gava e Giuseppina Castiello. In quota FI tra i senatori potrebbero esserci Pichetto Fratin all’Economia, Stefania Craxi o Valentino Valentini agli Esteri, Francesco Paolo Sisto alla Giustizia, Francesco Battistoni all’Agricoltura, Maria Rizzotti alla Salute, Alessandra Gallone alla Transizione ecologica e Paolo Barelli allo Sport. In lizza anche Giorgio Mulè e Adriano Paroli, mentre per l’Udc sarebbe in pole Antonio Saccone. Punta a un viceministro e un sottosegretario, “nel rispetto sia del genere che della provenienza geografica che del bicameralismo Camera Senato”, Matteo Renzi. Tra i nomi possibili ci sono quelli di Daniela Sbrollini per lo Sport, Davide Faraone al Mit o Francesco Scoma all’Agricoltura in rappresentanza del Sud, Lucia Annibali alla Giustizia. Cecilia Guerra è il nome di Leu per il Mef.

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