Dino Valle

Le nuove nomine del governo Draghi scontentano tutti

La partita era fondamentale per determinare gli equilibri di peso politico tra i numerosi partiti che compongono il nuovo governo, nonché tra le correnti interne degli stessi partiti. Nominati con decreto del presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio, i 39 nuovi sottosegretari, insieme ai viceministri, avranno il compito di coadiuvare i rispettivi ministri. Solo i secondi – cioè i viceministri – potranno partecipare alle riunioni del Consiglio, ma senza diritto di voto. Agli altri sono in genere conferite deleghe in materie specifiche.

Chi sono i nuovi sottosegretari

Dei 39 nuovi nominati, undici sono in quota M5s e altri nove sono nelle fila della Lega, mentre Forza Italia e Partito democratico ne hanno espressi sei ciascuno. Altri sette provengono da Italia viva (due), Centro democratico+EuropaLeu e Noi con l’Italia (uno per gruppo). L’ultimo è Franco Gabrielli, capo della Polizia dal 2016, a cui Mario Draghi ha direttamente chiesto di accettare la guida dell’autorità delegata ai Servizi segreti.

Diciannove dei 39 nuovi sottosegretari sono donne, nonostante alcuni partiti avessero disatteso le indicazioni di Draghi e avessero presentato liste quasi esclusivamente al maschile.

Gioie e malumori per le nomine

I due sottosegretari in quota Forza Italia lavoreranno all’editoria (Giuseppe Moles) e alla Giustizia (Francesco Paolo Sisto), prendendo il posto di Andrea Martella (Pd) e Vittorio Ferraresi (M5s). La nomina di Moles e Sisto ha creato malumori tra chi sottolineava che editoria e giustizia fossero non solo due settori molto importanti affidati entrambi a Forza Italia, ma anche due di quelli in cui il berlusconismo ha dato i risultati più contestati. Al posto di Moles stava per essere nominato Giorgio Mulé, ex direttore di Studio Aperto e Panorama e per questo considerato eccessivamente vicino a Silvio Berlusconi.

Mentre Forza Italia ha acquisito un notevole peso – se confrontato con quello parlamentare – al termine della partita sui sottosegretari, il M5s è stato fortemente ridimensionato e ha visto confermati cinque sottosegretari, oltre a sei nuovi ingressi. La scelta dei nomi e la perdita di poltrone hanno causato mal di pancia nel Movimento e rischiano ora di provocare una nuova emorragia tra i parlamentari pentastellati.

Matteo Salvini si è invece detto molto soddisfatto dei nuovi sottosegretari leghisti considerati vicini a lui, come Nicola Molteni (Interno) e Gian Marco Centinaio (Politiche agricole), dopo aver incassato la delusione per la nomina di ministri considerati suoi competitor interni, come il “moderato” Giancarlo Giorgetti allo Sviluppo economico.

Polemiche anche tra i dem

Una partita combattuta si è giocata in casa Pd, dove i nomi finali sono stati il risultato di una forte crisi interna ancora in corso tra il fronte del segretario Nicola Zingaretti e quello del ministro del Lavoro Andrea Orlando. Un “incastro di correnti e bilancini”, come l’ha definito il Corriere della Sera, al termine del quale i democratici hanno nominato sei persone tra cui Alessandra Sartore (Economia), Marina Sereni (Esteri) e Assuntella Messina (Transizione ecologica). Dopo aver fatto cadere il Conte-bis, Teresa Bellanova e Ivan Scalfarotto di Italia Viva hanno ottenuto il posto di sottosegretari rispettivamente a Trasporti e Interni.

Su Twitter il sindacalista Marco Bentivogli ha sottolineato l’assenza del già viceministro e senatore Pd Antonio Misiani nella lista dei sottosegretari, apprezzato da Bentivogli per il suo operato al ministero dell’Economia e Finanze. Il tweet ha aperto una lunga discussione in cui molti utenti hanno fortemente criticato le forze di sinistra per aver lasciato alla Lega temi come sostenibilità e giustizia. Un segno – secondo gli utenti – della crisi ormai irreversibile del centrosinistra, che rispetto al Conte-bis ha perso terreno politico.

Le scelte più contestate sul web

Tra i nomi imposti dai partiti alcuni sono stati particolarmente discussi. Tra questi quello di Francesco Paolo Sisto, legale di Berlusconi nel processo escort. “L’avvocato di Berlusconi sottosegretario al Ministero di grazia e giustizia. Non c’è altro da dire. Anzi una cosa c’è: Il governo dei migliori”, ha scritto l’ex M5s Alessandro Di Battista su Facebook.

Tra i Cinque stelle, a loro volta, le polemiche hanno investito soprattutto il pentastellato Manlio Di Stefano, attaccato per aver accettato la conferma nel ruolo di sottosegretario agli Esteri nonostante inizialmente si fosse opposto alla fiducia al governo Draghi.

Le critiche più dure hanno colpito soprattutto i leghisti. Il primo a finire nel mirino è stato Nicola Molteni, uno dei co-firmatari dei decreti Sicurezza voluti da Matteo Salvini e ora sottosegretario agli Interni. Proprio per questo sia Pd che Leu avevano espresso dubbi sul suo nome già nei giorni scorsi. Presi di mira anche i leghisti Rossano Sasso (Istruzione, NELLA FOTO), Lucia Borgonzoni (Beni e attività culturali) e Stefania Pucciarelli (Difesa).

La pagina politica “Abolizione del suffragio universale” ha sottolineato su Facebook come Sasso, prima di diventare sottosegretario all’Istruzione, avesse chiamato “bastardo irregolare sul nostro territorio” un cittadino marocchino accusato di stupro poi risultato innocente e avesse promesso di “cacciare i migranti irregolari a calci in culo”. Sasso aveva anche confuso un passaggio di un fumetto di Topolino con una citazione di Dante.

Pucciarelli invece – riporta la pagina politica – mise like ad un commento in cui ci si auspicava l’uccisione dei migranti nei forni crematori, mentre Lucia Borgonzoni fece scalpore quando, intervistata a Un giorno da pecora su Radio Uno, ammise di non aver letto un libro negli ultimi tre anni.

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