Come sono fatti gli Angeli?

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Botta e risposta con Don Marcello Stanzione, il maggior “angelologo” italiano (europeo? mondiale?)

Don Marcello, gli Angeli hanno un corpo?

La definizione classica dell’Angelo dovrebbe risolvere la questione del corpo angelico, nella misura in cui il corpo è la parte tangibile dell’incarnazione, della materia, alla quale gli Angeli sono estranei. Ciò detto, i Padri e i Dottori della Chiesa si sono chiesti se al di là di un corpo come lo conosciamo noi, gli Angeli non abbiano “un corpo sottile, fatto di fuoco o di luce”. Ma il Concilio di Nicea nel 325 prima e quello Laterano IV nel 1215, poi, negano decisamente questa possibilità.

Ma a volte assumono forma umana…

Gli Angeli si manifestano sotto diverse forme, fra cui quella umana avvisando però che si tratta di apparenze. L’Arcangelo Raffaele a Tobi appare sotto le sembianze di un giovane che lo accompagna nel suo viaggio e ne condivide tutte le circostanze, lo aiuta a trovare moglie, guarisce suo padre prima di rivelarsi, scompare come era apparso, e gli dice: “A voi sembrava di vedermi mangiare, ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era solo apparenza”. Interessanti comunque alcune tesi dei Padri della Chiesa fra cui Crisostomo che dice che gli Angeli sono in un certo senso “invisibili in quanto sono inaccessibili ai nostri sensi”, in un altro senso “visibili in quanto ci appaiono in metamorfosi”, o Teodoreto che afferma: “Gli Angeli hanno dei corpi che paragonati ai corpi terrestri non lo sono” per arrivare a Giovanni Damasceno: “Li chiamiamo incorporei rispetto a noi ma in confronto a Dio tutto è materiale”.

Quindi prendono le forme umane per rendersi accessibili a noi…

Certo, quei corpi non sono che apparenze, quando anche siano solidi. L’unione dello spirito e della materia rimane accidentale, essi restano estranei l’uno all’altro. Essi non parlano con una voce umana, producono suoni umani. Non mangiano ma sembra che lo facciano.

Quanti sono gli Angeli?

Il numero degli Angeli è certamente limitato perché ognuno è creato da Dio; ma il loro numero è immenso, come si legge nella Sacra Scrittura: “Nella mia visione sentii ancora il clamore di una moltitudine di Angeli che circondavano il trono, gli esseri viventi che gli anziani. Il loro numero era di milioni di milioni e migliaia di migliaia”. I Padri della Chiesa hanno comunque cercato di rispondere a questa domanda affermando che per interpretazione di alcuni testi biblici il numero degli Angeli sarebbe 99 volte maggiore del numero degli uomini), secondo altre interpretazioni una terza parte degli Angeli sarebbero caduti e gli uomini occuperebbero il loro posto nel cielo, secondo altri ancoraci sarebbero tanti Angeli quanti sono gli uomini, o tanti Angeli quanti uomini ci sono nel cielo.

Una domanda inevitabile: è davvero così sciocco parlare del sesso degli Angeli?

Sì, lo è, ma per capirlo bene dobbiamo fare un passo indietro. Ci tre specie di spiriti: lo spirito umano, lo spirito angelico e lo Spirito Divino Creatore di tutte le cose. Questi spiriti si muovono in tre sfere concentriche: la prima sfera, il cui raggio è più corto, è la sfera dell’intelligenza umana, la seconda, che circonda la prima ed è più alta e più ampia, è quella che riguarda la natura angelica. Infine, la terza contiene le altre due ed è di dimensioni infinite, è la sfera d’inaccessibile Luce che è il luogo proprio di Dio. La nostra conoscenza, dunque, fa i conti con quella piccola sfera che è il nostro mondo spirituale: per conoscere Dio perfettamente, bisognerebbe essere Dio stesso, per conoscere perfettamente gli Angeli, bisognerebbe essere un Angelo. Quindi possiamo solo sapere che l’Angelo è un puro spirito, ecco la sua definizione, non è una miscela inesplicabile di spirito e di fango e se non ha corpo è sostanza spirituale pura, che non ammette alcun miscuglio dell’elemento corporale, anche il più impalpabile. La questione del sesso degli Angeli è quindi oziosa per eccellenza. Il semplice buonsenso porta l’evidente risposta: se la natura angelica è puramente spirituale, va da sé che gli Angeli sono asessuati e che non si riproducono. Sono per conseguenza liberati dalla schiavitù dei sensi e, se conoscono l’amore, essi ignorano tutto del desiderio umano.

Gli Angeli hanno davvero le ali?

Non avendo corpi, essendo puri Spiriti, non c’è ragione che gli Angeli abbiano delle ali: i loro spostamenti si effettuano alla velocità del pensiero poiché essi non sono sottomessi alle leggi della materia.  Dotarli di ali è un modo simbolico di esprimere la loro velocità e la loro residenza celeste: l’Antico Testamento li descrive spesso come esseri alati, forse un retaggio della mitologia babilonese, un recupero dei geni alati che custodiscono i luoghi sacri.

Ma sono sempre raffigurati in questo modo…

È solo nel IV secolo, che l’iconografia paleo-cristiana dona ali ai suoi Angeli, non a caso il Basso Impero, recuperando l’immagine tradizionale del dio Ermete fornisce ai beati Spiriti le piccole ali ai talloni di Mercurio Ermete, messaggero dell’Olimpo. I Serafini, al vertice della Gerarchia angelica, sono dipinti nell’immaginario medievale con sei ali con cui si coprono il volto testimoniando la maestà insostenibile di Dio di cui anche i primi tra gli Angeli non possono sopportare lo splendore.

I pittori medievali si sono sbizzarriti nelle raffigurazioni angeliche…

A Firenze, nel medioevo, lavora un pittore che è anche frate domenicano, Fra Giovanni da Fiesole. Dipinge così bene il Paradiso e gli spiriti celesti che viene soprannominato “l’Angelico”, ed è così pio che il papa Giovanni Paolo II lo proclama Beato. Egli ama rappresentare l’Annunciazione di Gabriele alla Madonna e l’Incoronazione della Vergine a Regina degli Angeli e del Paradiso: nelle sue hanno tuniche rosa o blu giacinto, disseminate da stelle d’argento e d’oro, essi giocano con diversi strumenti musicali, tamburini, violini, arpe, o trombe. Altri Angeli hanno ceste di rose, rami di giglio e talvolta danzano per celebrare la gioia dei beati, un girotondo celeste, ripreso poi da altri pittori come Botticelli o il Perugino.

Ma quando gli Angeli diventano dei putti?

Nel XVI secolo compare l’uso di rappresentare gli Angeli come piccolissimi bambini, cioè i puttini, e talvolta anche di non dare loro che una testa e due piccole ali.

Quando assumono forme umane, gli Angeli sono belli?

Santa Geltrude descrive il suo Angelo custode sotto “forma di un nobile principe, così fastosamente abbigliato che non si poteva paragonarlo a nessuna bellezza terrena”. San Giovanni della Croce chiama Lauriel il suo Angelo custode e dice di lui che è alato, divinamente bello, più brillante del sole, vestito di bianco, con una corona sulla testa ed una croce sulla fronte. Alla fine del secolo scorso la piccola Santa Gemma Galgani non perde mai la visione del suo Angelo, sospira: “Quanto è bello!”.

Gli Angeli hanno un’età?

Creature spirituali, gli Angeli non sono sottomessi alla morte alla quale sono asservite tutte le creature materiali. Abitanti dell’eternità, esistono fuori del tempo e ignorano le piegature dell’età. Gli Angeli hanno dunque il privilegio dell’immortalità e dell’eternità, ma anche quello di una perpetua gioventù: “I Giovani” è uno dei titoli che la Scrittura dà loro.

Come si vestono gli Angeli?

Il vestito degli Angeli non è che un accessorio che viene a rivestire l’apparenza corporale di cui essi si servono, ma come ogni altro dettaglio nelle apparizioni angeliche è retto da un forte simbolismo: San Gregorio di Nazianzio, appoggiandosi sulla lettura della Bibbia, afferma che gli Angeli sono normalmente vestiti di bianco, in onore, egli dice, della loro perfetta purezza e l’Angelo del mattino di Pasqua che annuncia la Resurrezione di Gesù alle Pie Donne, porta “una veste bianca come la neve” (Mt.28,3 e Lc.16,5). Altrove si parla di abiti “di fuoco e di luce”. San Gregorio di Nazianzio aggiunge una cintura dorata all’abito, precisando che essa è simbolo di zelo e di castità. San Basilio mette le gemme sugli abiti angelici, accostando ad ogni pietra una virtù: lo zaffiro onora la purezza, il cristallo la trasparenza dell’essere, il giacinto l’unione a Dio, lo smeraldo l’eterna giovinezza della Grazia.

Ma forse ognuno vede gli Angeli con occhi diversi…

Certo: l’Angelo custode di Santa Francesca Romana porta una tunica bianca con righe blu e rosse. L’abate Lamy vede Gabriele e altri Angeli coperti “di placche d’oro di forme irregolari poste in mosaico con cui tutto l’alto del corpo è rivestito. Una di queste placche scintilla di qua, poi l’altra di là. E’ un andirivieni costante e successivo di placche. Esse ricevono la luce di Dio”. Per non parlare della mistica tedesca Mechtilde Taller, che all’inizio di questo secolo riconosce gli Angeli grazie alla diversità dei colori del loro abbigliamento: gli Angeli custodi dei peccatori portano dei blu o dei verdi scuri in segno della loro tristezza nell’essere così poco ascoltati dai loro protetti.

Ma dove vivono gli Angeli?

Naturalmente in cielo, a parte gli Angeli ribelli. Ma i teologi affermano anche che tantissimi di loro sono continuamente “in trasferta”: sono gli Angeli custodi delle creature viventi. Ma è anche vero che l’Angelo non è mai assente dal cielo poiché non perde mai, ovunque egli sia, la contemplazione di Dio. La presenza degli Angeli nel mondo risponde a una necessità: contrastare l’azione degli Angeli decaduti cacciati dal cielo e che non sono obbligati a restare nell’Inferno.

L’uomo comunica solo con mezzi materiali: la parola, la scrittura, i gesti e i segni. L’Angelo, non avendo corpo, non ha voce, può in più né scrivere né comunicare con una qualsiasi gestualità, almeno secondo la sua natura angelica. Ma potrebbe esistere

un linguaggio proprio degli Angeli che non può, di conseguenza, che essere superiore al nostro: San Tommaso ritiene che si tratta di un procedimento paragonabile alla trasmissione del pensiero, il pensiero dell’uno diventa leggibile e limpido per l’altro e resta nascosto a tutti gli altri.

E con noi, come comunicano?

La voce degli Angeli, che è quella di Dio, arriva a noi senza che noi siamo in grado di capirlo: “Più spesso che non lo pensiamo, questa subitanea ispirazione ci è soffiata all’orecchio dal nostro Angelo custode”, scrive a questo proposito il cardinale Journet. Si tratterebbe di un modo di comunicazione “ordinario” che opera con una suggestione discreta a livello della nostra coscienza. Poi ne esiste uno che possiamo definire “illuminativo”: è quando ci sentiamo ispirati, illuminati.

Quando si mostrano agli uomini, parlano qualsiasi lingua?

Ovvio: il famoso saluto dell’Arcangelo Gabriele a Maria tramandatoci dal Vangelo secondo Luca è sicuramente pronunciato in aramaico, il linguaggio di Nazareth. Nelle apparizioni di Fatima, l’angelo del Portogallo insegna ai tre pastorelli speciali preghiere in lingua portoghese e in questa stessa lingua l’Angelo dalla spada di fuoco pronuncia il triplice invito alla penitenza contenuto nella terza parte del segreto.

Come sono le apparizioni angeliche?

Agli Angeli è consentito agire sui nostri sensi e la nostra immaginazione per mezzo di apparizioni sensibili. San Giovanni della Croce le descrive così: “Accade spesso alle persone avanzate nella spiritualità di vedere dei personaggi e delle figure dell’Altra Vita, quali i Santi e gli Angeli, buoni o cattivi; di essere illuminati da qualche luce straordinaria. Talvolta, esse sentono delle parole insolite pronunciate dalle persone che appaiono loro, o da altri che esse non vedono. Altre volte, il loro odorato è colpito da odori piacevolissimi, senza che esse sappiano da dove provengono questi odori. Lo stesso accade per i sapori”. Questo tipo di azione è detto more humano, al modo dell’uomo, l’altro modo è chiamato more angelico, al modo degli Angeli: così si spiega il vento misterioso che, l’11 febbraio 1858, agita i bordi del Gave di Lourdes senza, comunque, fare muovere gli alberi. Così si spiega anche il celebre miracolo del sole volteggiante di Fatima, il 13 ottobre 1917.

Perché gli Angeli sono spesso raffigurati come musicisti?

Fin dal primo istante della Creazione, Giobbe mostra gli Angeli assistenti, meravigliati, alla nascita dell’universo che fanno riecheggiare i loro canti di allegrezza: “Chi posò la pietra angolare, in mezzo al concerto gioioso degli astri del mattino e le acclamazioni unanimi dei Figli di Dio?” (Giobbe 38,6 e 7). Questi canti non hanno nulla a che vedere, evidentemente, con le armonie terrestri, anche le più sublimi, perché essi sono puramente spirituali e non ricorrono né agli strumenti di musica, né alla voce. Immaginarli è impossibile alla comprensione umana. Ma tra le delizie della vita ultraterrena, riservate agli eletti, la fantasia e il sogno dei credenti hanno inserito la musica: le corti celesti, insieme con i nunzi e i guerrieri, hanno i cori angelici in cui le voci tenui degli angeli diffondono nei cieli onde di poesia e misticismo, suonando l’armonia del cosmo. Suonano arpe, liuti, flauti dolcissimi, le cui melodie accompagnano le lodi celesti, creando fantastici intrecci musicali. Pare che gli angeli, in Cielo, ben prima di suonare strumenti di musica, passino il loro tempo a cantare.

La musica, del resto, compare in tutte le religioni…

In tutte le culture, sin dai tempi più antichi, il suono e la musica cerimoniale collegano i nostri sensi alla dimensione mistica, e ci fanno percepire una presenza celestiale. In Oriente i Veda dell’Induismo, lo yoga tantrico e il Taoismo includono i canti e la musica fra gli elementi chiave. In Occidente la tradizione ermetica di Pitagora codifica tutte le scienze e le arti sotto il principio della legge di armonia cosmica: i pitagorici ritengono che il cosmo sia ordinato secondo i rapporti numerici del mondo acustico, sicché le sfere planetarie nelle loro distanze reciproche corrispondono agli intervalli musicali. La raffigurazione dell’angelo come artista musicista è comunque molto comune nell’iconografia sia in Oriente, sia in Occidente. L’angelo viene dipinto come cantante, come nell’iconografia liturgica bizantina, mentre in genere gli angeli “latini” sono raffigurati come strumentisti.

Gli Angeli esisteranno sempre?

Alla fine del suo grande discorso sulla realtà della resurrezione della carne, San Paolo conclude: “Poi sarà la fine, quando Egli (Il Cristo) ridarà il regno a Dio Padre dopo aver distrutto ogni Principato, Potenza e Dominazione”. Questi titoli di Principato, Potenza, Dominazione, designano degli Angeli del secondo Ordine. Ma possono anche applicarsi agli Angeli ribelli. In realtà, in seguito, i teologi hanno a lungo ragionato su una possibile “scomparsa” degli Angeli il cui compito cesserebbe il Giorno del Giudizio. Se la missione degli Angeli si limita quindi ad assicurare la salvezza a tutti gli umani, è evidente che l’istante in cui Dio creerà ogni cosa nuova per loro non ci sarà più nulla da fare. Ma la natura degli Angeli è prima di tutto di adorazione e di contemplazione e questa adorazione, questa contemplazione sono destinate a non avere fine.

Noi possiamo diventare Angeli?

In effetti a un certo punto Cristo dice: “Nella Resurrezione, in effetti, non si prende né marito né moglie, ma si è come degli Angeli in cielo” (Mt.22,30). In realtà Egli non dice che i resuscitati diverranno “degli” Angeli ma che saranno “simili” agli Angeli. Ciononostante, i teologi ritengono che i grandi Santi dell’umanità possano in qualche modo entrare a far parte delle schiere angeliche: gli apostoli della carità, i mistici che ardono di amore per Dio raggiungerebbero così, in tutta giustizia, i Serafini, i grandi dottori che mettono la loro intelligenza al solo servizio della scienza di Dio sarebbero associati all’infinita conoscenza divina che irradia nei Cherubini, gli asceti che sopportano tutte le privazioni in vista del cielo non sopporterebbero più, allo stesso modo dei Troni, che Dio. E ancora: gli umili, i dolci, i poveri di cuore regnerebbero in mezzo alle Dominazioni, i grandi penitenti che trionfano delle tentazioni e delle ribellioni della carne sarebbero elevati al rango delle Virtù, i saggi ed i giusti sederebbero in mezzo alle Potenze.

Che succede ai nostri Angeli al momento della nostra morte?

Gli Angeli, che hanno assistito gli uomini durante la loro vita sulla terra, hanno ancora un compito importante da svolgere al momento della loro morte. La Tradizione biblica e la quella filosofica greca si armonizzano sulla funzione degli Spiriti `psicagoghi”, cioè degli Angeli che hanno il compito di accompagnare l’anima all’ultimo destino. I rabbini ebrei insegnano che possono essere introdotti in cielo soltanto quelli la cui anima è portata dagli Angeli. Nella Parabola famosa del povero Lazzaro e del ricco Epulone, è lo stesso Gesù che attribuisce agli Angeli questa fun­zione. “Il mendicante morì e fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo” (Lc. 16,22), Nella lettura apocalittica giudaico-cristiana dei primi secoli si parla di tre angeli “psycopompes”;che coprono il corpo di Adamo (cioè dell’uomo) “con lini preziosi e lo ungono con olio fragrante; poi lo mettano in una grotta rocciosa, dentro una fossa scavata e costruita per lui. Ivi resterà fino alla resurrezione finale”. Allora comparirà Abbatan, l’Angelo della morte, per avviare gli uomini in questo viaggio verso il giudizio; in gruppi diversi secondo le loro virtù, sempre guidati dagli Angeli.

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